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Claudio Conte. 1
Salvatore Smedile
Il tempo è galantuomo e prima o poi mette ordine tra gli affetti e le nostalgie di ciò che continua a esistere sotto altre forme. Non saprei come definire le tracce di quello che rimane della vita di Claudio Conte. È comunque qualcosa di tangibile a cui attingere per comprendere quanto siano state vere.
Le “pulizie di primavera” le ho fatte anch’io e mi sono ritrovato con un continua
La lotta alla casta: tra antipolitica e astensionismo
Alessandro Barella
Le elezioni amministrative sono vicinissime e molti hanno già pensato: “No, io a votare stavolta non ci vado”. I motivi possono essere i più diversi, ma tra i principali c’è lo schifo nei confronti della classe politica attuale: “Io non mi sento rappresentato da questa manica di ladri, il mio voto non lo avranno mai”. Quante volte abbiamo sentito frasi del genere?
Chi pensa così, lo fa solo per sentirsi a posto con la coscienza (“Ah, quello manda tutto a rotoli? Mica l’ho votato”) o sperando di portare un cambiamento con questo suo non-gesto (“Non andiamoci più a votare, così prima o poi lo capiranno!”). Purtroppo sono solo cavolate, sogni di una persona che non guarda come funzionano le cose. Continua
Il mucchio selvaggio
Questo articolo è dedicato a Diana e Roberto.
Robert LeRoy Parker nacque nel 1866 nello Utah, Stati Uniti, da genitori immigrati dall’Inghilterra per via delle persecuzioni anti-mormoniche. Abbandonò la famiglia e i dodici fratelli che era un ragazzo. Lavorò in diversi ranch, quindi conobbe Mike Cassidy, un ladro di cavalli e bestiame, e fu macellaio. Da qui il soprannome che lo accompagnò nella leggenda, Butch, e il cognome che prese in onore dell’amico, Cassidy.
A quattordici anni entrò ufficialmente e suo malgrado nel mondo del crimine: rubò un paio di jeans e una torta in un negozio chiuso, lasciando in cambio un pagherò. Fu comunque denunciato. A 18 anni consegnava cavalli rubati e faceva il cowboy fra Colorado, Wyoming e Montana. A 21 anni continua
La mia vita in bicicletta
Salvatore Smedile
Per Ediciclo Editore è uscito questo racconto di vita dell’astrofisica Margherita Hack. Un’autobiografia che fa coincidere storia personale e collettiva con grande grazia. Dalla copertina si evince che non si parlerà esclusivamente di questioni astronomiche e che si pedalerà per le strade di un’esistenza poco incline all’agio borghese. Con il suo sorriso, i capelli bianchi, la pelle e le mani di una novantenne che ha usato tanto la testa ma anche tanto il corpo, appoggiata alla sua bicicletta la Hack sembra guardare il mondo con la disinvoltura di chi continua



