Chiara Ceolin

Taverna di Brest, scattata al Caffè Basaglia, il 31/3/09. In scena Alberto Valente e Giulia Gallo. Fotografia di Chiara Ceolin, tutti i diritti riservati.
Phos (genit. photos) dal greco luce e grapho, rappresento, disegno, scrivo, quindi scrivo, disegno con la luce o la luce.
È quanto mi sembra di fare: scrivere racconti con la luce. Scrivere la luce, darle una forma che evochi qualcosa di nuovo. Trasformare la luce, da luce a racconto, a parola, a memoria, a sorpresa. Darle una forma nuova, plasmarla e renderla pulsante. Come il primo battito del cuore, uno sfarfallio. Una metafora.
Le foto che considero riuscite sono racconti aperti, sono l’incipit di un racconto che ciascuno completerà a suo piacimento. Se fanno parlare e se portano altrove, al di là della scena rappresentata e visibile allora sono foto “riuscite”. Talvolta è sufficiente un dettaglio, una piega del vestito o una fibbia della scarpa per portare altrove la memoria. Come fa un odore particolare. Una foto può diventare un continua