La Guinness sembra un oggetto solido, un blocco di basalto sormontato da un disco di calcare, il tutto servito in una pinta vera, quella imperiale inglese, da 0,56826125 litri, e non in una farlocca tipica dei pub italiani, la media da 0,4.
Quando te la passano da sopra al banco sembra che debba pesare una dozzina di chili. L’afferri, avvolgi con la mano il vetro freddo, lo fai tintinnare contro quello dei tuoi compagni di viaggio, dici sláinte (salute), porti il bicchiere continua
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Cappadocia
Davide Picatto
In qualche momento della mia vita liceale ricordo di aver tradotto una versione dal latino su qualche legione romana in quel di Cappadocia. Ricordo anche di aver pensato: “e dove sta?”. Grosso modo in centro all´Anatolia, ma a distanza siderale da Urfa. Il primo impatto con Göreme é viziato dalla bellezza dei camini delle fate e da un mondo geologico mai visto prima. Il secondo impatto é un frontale con un gioiellino turistico a misura di occidentale: illuminazione notturna che esalta gli scherzi erosivi-vulcanici, continua
Antakya, non Svizzera
Davide Picatto
Antakya mi ha sorpreso, positivamente. Dal finestrino del dolmuş non sembrava granché stamattina. Piuttosto caotica e lurida, cosa che in parte rimane. Ma oggi pomeriggio mi sono dovuto ricredere. Oltrepassato il fiume Oronte, reso famoso dalla battaglia di Kadesh (XIII sec. a.C., egizi Vs ittiti), oggi un semplice rivo inquinato, limaccioso e maelodorante costretto in un canale cementificato, mi sono accorto che buona metà delle donne non solo non indossa il velo, ma se ne va pure in giro con canottiere attillate e gonna alle ginocchia. Con pochi turisti attorno mi infilo nel Museo Archeologico, ottima collezione di mosaici delle ville romane dei dintorni, e vengo addirittura avvicinato da una custode desiderosa di chiacchierare in inglese, di farmi continua
Şanlıurfa
Davide Picatto
Ovvero Urfa: fino al 1984. Poi, dopo che nel 1973 Antep, a poco più di cento chilometri di distanza e sull’altra sponda dell’Eufrate, ricevette il titolo di Gazi (eroica), i locali invidiosi cominciarono a mormorare fino a ottenere dieci anni più tardi il nuovo nome: Şanlıurfa, “Gloriosa Urfa”.
Ci entriamo con le nostre super macchine e subito cominciamo a lottare con traffico, navigatore satellitare che non distingue una scalinata da continua
Gran Bazar Turchia
Laura Frassetto
Risiediamo in un hotel carino, uno di quei minuscoli alberghi da cinque o sei stanze nel cuore di Sultanahmet. Il fratello del proprietario ci ha aspettati quasi due ore mentre cercavamo di entrare in Turchia: i doganieri ci hanno chiesto un supplemento per far entrare mio marito, un messicano dall’aspetto decisamente curdo. Entrambi parlano bene inglese e sono piccoli e biondi. Si fa colazione sul tetto anche se è freddo, siamo riparati da un gazebo con vista sul Bosforo. Questa mattina i turchi ci piacciono molto, molto di più rispetto a stanotte.
Aia Sofia è chiusa, per qualche strana ragione. La notizia non mi turba perché c’è già la Moschea Blu in programma, e due cose architettoniche famose in un giorno sono decisamente troppo per il mio poverissimo spirito. Voglio dire, siamo continua




