Il mistero delle barricate

Giovanni Guizzardi

François Couperin, c. 1638. Immagine di dominio pubblico.

Qualche mese fa mia figlia ha cominciato a prendere lezioni di pianoforte. È stata per me un’occasione ghiotta e scriteriata per rimettere le mani su una tastiera dopo più di quarant’anni. Malgrado la ruggine qualcosa ancora mi ricordavo, per cui mi sono scatenato alla ricerca su Internet degli spartiti di quei brani musicali che hanno costituito la colonna sonora della mia vita, da Imagine a Moon river, dal Canone di Pachelbel al primo movimento della Sonata al Chiaro di luna di Beethoven.
Tra gli altri, uno dei brani a me più cari è Les barricades mistérieuses di François Couperin. Solo ora però, dopo che da alcuni mesi mi affanno per domare le difficoltà esecutive delle sue tre variazioni, mi è sorta la voglia di scoprire perché mai il titolo sia questo. Perché le barricate? E perché poi sono misteriose?
François Couperin era nato a Parigi nel 1668. Nel 1693 fu assunto come continua

Un uomo sfortunato, ovvero la battaglia che rovinò l’Occidente

Giovanni Guizzardi

Solido di Eraclio, Classical Numismatic Group, Inc. http://www.cngcoins.com, licenza CC 2.5

Ci sono nella Storia alcuni grandi personaggi che perfino le pietre conoscono: Alessandro, Annibale, Cesare, Carlo Magno, Napoleone, Garibaldi, Hitler… Al di là del giudizio che ciascuno può dare su di loro, resta il fatto che questi nomi giganteggiano nell’immaginario collettivo. Ce ne sono però tanti altri che, sebbene dotati di non minore talento, nessuno più ricorda. Per esempio, alzi la mano chi non ha bisogno di fare una ricerca su Google per sapere chi fosse Eraclio II.
Bene, i più colti avranno immaginato dal nome che continua

Un’inutile curiosità sulla morte di Mussolini

Giovanni Guizzardi

Piazzale Loreto, i corpi esposti di Mussolini (secondo da sinistra) e di Petacci (il terzo). Immagine di dominio pubblico.

Negli ultimi anni mi sono appassionato ad una vicenda che in teoria non dovrebbe avere che scarsissima importanza storica. Tutto cominciò circa quindici anni fa, quando terminai la lettura della monumentale biografia di Benito Mussolini scritta da Renzo De Felice. Fu un’impresa paragonabile solo alla lettura della Recherche proustiana e dell’Ulisse di Joyce, ma assai più interessante, secondo me. Non ho mai condiviso le critiche di coloro che rimproverano a De Felice di non aver espresso quei severi giudizi che tanto spesso vengono riservati alla memoria dei tiranni. A me, e non me ne vergogno, la ricchezza della documentazione e la lucidità delle analisi di De Felice hanno dato un grande sollievo. Grazie a lui mi illudo di aver capito qualcosa di quello che fu realmente il fascismo, senza le lenti deformanti dell’ideologia. Quando però arrivai alla fine dell’ultimo volume restai amareggiato, perché purtroppo l’autore era morto prima di terminare il suo lavoro. Mi è sempre rimasta quindi la curiosità di conoscere la storia degli ultimi giorni della vita di Mussolini e le circostanze della sua morte, ed è ancor oggi così. Già, quindici anni dopo mi sono messo a cercare in giro e ho scoperto che su quegli ultimi giorni, soprattutto su quelle ultime ore, c’era e c’è un evidente mistero. È sempre così, quando non continua

Levi, Dante e Pasolini nel giorno della memoria

Aloisius

Primo Levi, immagine di dominio pubblico.

Scrivere nel giorno della memoria non è facile.
Si rischia di essere fraintesi o non essere intesi affatto.
Si rischia di dire cose già dette e dimenticare ciò che era essenziale.
Scrivo ugualmente, nella consapevolezza della difficoltà e nella pochezza del mio sapere, percependolo come compito morale da assolvere, come in una staffetta, dove il testimone rappresenta milioni di uomini uccisi soffrendo, eppur terribilmente tuttora vivi, che lo si voglia o no.
“La morte – diceva Pasolini – non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi.
Ecco l’impossibilità di comprendere già mi turba.
Io ed insieme voi che mi leggete, voi che trovate tornando a sera/il cibo caldo e visi amici (Levi, Se questo è un uomo), io ed insieme voi, mai potremo capire cosa significhi sentire nella notte lo sbattere le mascelle sognando di mangiare, sapere di fango, di vesciche aperte e di sangue, camminare nudi nel continua

Dragut

Davide Picatto

Per anni, a mia insaputa, sono stato inseguito da un’ombra che mi ha accompagnato per tutto il Mediterraneo. Sempre presente, non si è mai mostrata. Invisibile, si accontentava della mia semplice permanenza su qualche isola, su lembi di costa, mentre in altre occasioni mi ha costretto ad alzare la testa a guardare ruderi di torri arroccate su promontori o allargare lo sguardo ad abbracciare poderose fortificazioni, ma sempre impalpabile, defilata. Mi ha seguito di isola in isola e da costa a costa finché, lontano dai suoi domini, non l’ho scoperta a Torino, in un libro.
Nata nel 1485 presso Bodrum, sulla costa egea della Turchia, la mia ombra ha ovviamente un nome. Anzi, ne ha diversi: noto in patria come Turgut Reis, in occidente è più famoso come continua