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	<title>Commenti per Nulla Dies Sine Linea</title>
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		<title>Commenti su Dimmi di ??????</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/05/13/dimmi/#comment-134</link>
		<dc:creator>??????</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 12:36:13 +0000</pubDate>
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		<description>.....mmm.....direi che sei proprio tu....
che sei scivolata e via....
le farfalle non volano più....
il filo blu della notte si è spezzato?
solo un passo? o qualcosa di più?
ancora un orma nel deserto dell&#039;anima....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;..mmm&#8230;..direi che sei proprio tu&#8230;.<br />
che sei scivolata e via&#8230;.<br />
le farfalle non volano più&#8230;.<br />
il filo blu della notte si è spezzato?<br />
solo un passo? o qualcosa di più?<br />
ancora un orma nel deserto dell&#8217;anima&#8230;.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Cavaliere delle tue brame di Sandro B.</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/10/cavaliere-delle-tue-brame/#comment-132</link>
		<dc:creator>Sandro B.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 10:10:43 +0000</pubDate>
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		<description>A Silvio

    Vita assaporata
    Vita preceduta
    Vita inseguita
    Vita amata
    Vita vitale
    Vita ritrovata
    Vita splendente
    Vita disvelata
    Vita nova</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A Silvio</p>
<p>    Vita assaporata<br />
    Vita preceduta<br />
    Vita inseguita<br />
    Vita amata<br />
    Vita vitale<br />
    Vita ritrovata<br />
    Vita splendente<br />
    Vita disvelata<br />
    Vita nova</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Supereoi di Davide Picatto</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/04/supereoi/#comment-131</link>
		<dc:creator>Davide Picatto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 15:28:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=852#comment-131</guid>
		<description>Diciamo che questa è una delle missioni di Linea.

Sì: Alberto è fondamentale, è una fortuna avere la collaborazione di un disegnatore come lui. Ed i complimenti devono andare anche a Chiara Costardi che lavora di grafica colorandoli. Linea senz&#039;altro non sarebbe quello che è senza il loro contributo.

Ringrazio per conto mio, di Smedi e di tutti quelli che ci aiutano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamo che questa è una delle missioni di Linea.</p>
<p>Sì: Alberto è fondamentale, è una fortuna avere la collaborazione di un disegnatore come lui. Ed i complimenti devono andare anche a Chiara Costardi che lavora di grafica colorandoli. Linea senz&#8217;altro non sarebbe quello che è senza il loro contributo.</p>
<p>Ringrazio per conto mio, di Smedi e di tutti quelli che ci aiutano.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;entropia: elogio dell&#8217;imbecille di L&#8217;entropia: ne resterà uno solo &#171; Nulla Dies Sine Linea</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/08/27/lentropia-elogio-dellimbecille/#comment-130</link>
		<dc:creator>L&#8217;entropia: ne resterà uno solo &#171; Nulla Dies Sine Linea</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 09:28:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=758#comment-130</guid>
		<description>[...] NdR: prosegue nel prossimo numero di Linea con La globalizzazione omologante. La prima parte invece la trovate qui: L’entropia: premessa. Questa invece è la seconda parte: L&#8217;entropia: elogio dell&#8217;imbecille. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] NdR: prosegue nel prossimo numero di Linea con La globalizzazione omologante. La prima parte invece la trovate qui: L’entropia: premessa. Questa invece è la seconda parte: L&#8217;entropia: elogio dell&#8217;imbecille. [...]</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Supereoi di Dario Tozzoli</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/04/supereoi/#comment-129</link>
		<dc:creator>Dario Tozzoli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 15:15:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=852#comment-129</guid>
		<description>Difendiamoci, amici, da chi vuole annegare lo spirito critico, che anima e crea cultura, nello squallido brodo in cui vagano i cervelli bolliti dei servi, adulatori del sovrano, messi televisivamente a bagno nel berlusconismo quotidiano.

I disegni di Alberto li trovo sempre più belli e affascinanti...  sospesi in un&#039;atmosfera surreale ma assolutamente aderenti al qui ed ora...  il suo stile sempre più inconfondibile.

Complimenti a Smedi e a tutta la redazione di Linea.

Dario</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Difendiamoci, amici, da chi vuole annegare lo spirito critico, che anima e crea cultura, nello squallido brodo in cui vagano i cervelli bolliti dei servi, adulatori del sovrano, messi televisivamente a bagno nel berlusconismo quotidiano.</p>
<p>I disegni di Alberto li trovo sempre più belli e affascinanti&#8230;  sospesi in un&#8217;atmosfera surreale ma assolutamente aderenti al qui ed ora&#8230;  il suo stile sempre più inconfondibile.</p>
<p>Complimenti a Smedi e a tutta la redazione di Linea.</p>
<p>Dario</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Sulla sineddoche: manifestazione a Torino di Sulla sineddoche: manifestazione a Torino &#171; Storie, narrazioni, sguardi obliqui</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/05/20/sulla-sineddoche-manifestazione-a-torino/#comment-128</link>
		<dc:creator>Sulla sineddoche: manifestazione a Torino &#171; Storie, narrazioni, sguardi obliqui</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 22:36:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=686#comment-128</guid>
		<description>[...] Articolo pubblicato su Nulla dies sine linea. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Articolo pubblicato su Nulla dies sine linea. [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Italiani brava gente di Italiani brava gente &#171; Storie, narrazioni, sguardi obliqui</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/06/22/italiani-brava-gente/#comment-127</link>
		<dc:creator>Italiani brava gente &#171; Storie, narrazioni, sguardi obliqui</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 22:34:20 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Articolo pubblicato su Nulla dies sine linea. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Articolo pubblicato su Nulla dies sine linea. [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il Grande Gioco di Il Grande Gioco &#171; Storie, narrazioni, sguardi obliqui</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/09/24/il-grande-gioco/#comment-126</link>
		<dc:creator>Il Grande Gioco &#171; Storie, narrazioni, sguardi obliqui</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 22:33:02 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Articolo pubblicato su Nulla dies sine linea. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Articolo pubblicato su Nulla dies sine linea. [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Non l&#8217;ho fatto apposta di Dario Tozzoli</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/07/13/non-lho-fatto-apposta/#comment-124</link>
		<dc:creator>Dario Tozzoli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 13:33:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=750#comment-124</guid>
		<description>Sono d&#039;accordo con te.  
Oggi l&#039;azione collettiva orientata verso la liberazione degli esseri umani dalle condizioni di dominio e sfruttamento (spesso brutale) è stata in gran parte neutralizzata dai poteri di turno nel modo stesso in cui hanno se non determinato almeno pesantemente condizionato le nostre società cosiddette civili (vedi  Jean Baudrillard  &quot;La società dei consumi&quot;).  
Credo che tu abbia centrato uno dei punti fondamentali della questione: &quot;Proponiamoci e facciamolo con serietà... Non è uno sforzo, è un piacere&quot;. 
In pieno accordo con le tesi di Michel Onfray (almeno per ciò che riguarda il &quot;versante politico&quot;, vedi &quot;La politica del ribelle&quot; - Fazi ed.2008)  si tratta del recupero di una dimensione edonistico-rivoluzionaria (che non ha, naturalmente, nulla a che fare con il consumistico e superficiale edonismo-reganiano di qualche anno fa) in chiave eminentemente anarchica e individuale ma costitutivamente aperta alla comunicazione e allo scambio.  Una dimensione, oggi sovversiva, che tiene saldamente unite la libertà individuale (non il mero &quot;libero arbitrio&quot; del poter fare egoisticamente ciò che ci pare) con l&#039;etica della responsabilità.  
Questa mi sembra l&#039;unica forma di lotta politica autentica oggi praticabile (almeno per chi si trova nella nostra condizione di cittadini in moderni stati &quot;democratici&quot;).
Opponiamo dunque il nostro libero, responsabile e adulto &quot;metterci in gioco&quot; al solito &quot;giochetto&quot; che vorrebbe impedirci di crescere: è in gioco la nostra stessa libertà.
Riprendiamo in mano &quot;L&#039;unico e le sue proprietà&quot; di Max Stirner; i libri di Nietzsche; &quot;Il trattato del ribelle&quot; di E.Junger; le analisi del potere e dei metodi di assogettamento di Michel Foucault (per comprendere quali potrebbero essere le vie di fuga attraverso le quali ognuno di noi, in quanto individuo unico e irripetibile, può cominciare a disassoggettivarsi, affrancandosi da un condizionamento
che ormai è biopolitico, vale a dire inconsciamente incorporato); &quot;Eros e civiltà&quot; di Marcuse; &quot;Contro il metodo&quot; di P.Feyerabend; &quot;Asfissiante cultura&quot; di Jean Dubuffet; &quot;L&#039;opera d&#039;arte nell&#039;epoca della sua riproducibilità tecnica&quot; di W.Benjamin; &quot;Quaderni dal carcere&quot; di Gramsci... ecc...
Sembra impossibile che il &quot;giochetto&quot; del potere capitalistico possa continuare indisturbato nonostante sia stato smascherato tantissime volte e da così tanti punti di vista.  Non parliamo poi di quanto questa &quot;crisi&quot; avrebbe dovuto aprire gli occhi ai più... 
Ma quando saremo la maggior parte, su questo pianeta, ad averlo compreso non ci sarà più spazio per i furbetti di turno.   
Per ora &quot;divertiamoci&quot; a diventare noi stessi comunicando agli altri il nostro piacere di farlo e aiutando il nostro prossimo, per quanto ci è possibile, a fare altrettanto.
Un saluto.  Dario</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con te.<br />
Oggi l&#8217;azione collettiva orientata verso la liberazione degli esseri umani dalle condizioni di dominio e sfruttamento (spesso brutale) è stata in gran parte neutralizzata dai poteri di turno nel modo stesso in cui hanno se non determinato almeno pesantemente condizionato le nostre società cosiddette civili (vedi  Jean Baudrillard  &#8220;La società dei consumi&#8221;).<br />
Credo che tu abbia centrato uno dei punti fondamentali della questione: &#8220;Proponiamoci e facciamolo con serietà&#8230; Non è uno sforzo, è un piacere&#8221;.<br />
In pieno accordo con le tesi di Michel Onfray (almeno per ciò che riguarda il &#8220;versante politico&#8221;, vedi &#8220;La politica del ribelle&#8221; &#8211; Fazi ed.2008)  si tratta del recupero di una dimensione edonistico-rivoluzionaria (che non ha, naturalmente, nulla a che fare con il consumistico e superficiale edonismo-reganiano di qualche anno fa) in chiave eminentemente anarchica e individuale ma costitutivamente aperta alla comunicazione e allo scambio.  Una dimensione, oggi sovversiva, che tiene saldamente unite la libertà individuale (non il mero &#8220;libero arbitrio&#8221; del poter fare egoisticamente ciò che ci pare) con l&#8217;etica della responsabilità.<br />
Questa mi sembra l&#8217;unica forma di lotta politica autentica oggi praticabile (almeno per chi si trova nella nostra condizione di cittadini in moderni stati &#8220;democratici&#8221;).<br />
Opponiamo dunque il nostro libero, responsabile e adulto &#8220;metterci in gioco&#8221; al solito &#8220;giochetto&#8221; che vorrebbe impedirci di crescere: è in gioco la nostra stessa libertà.<br />
Riprendiamo in mano &#8220;L&#8217;unico e le sue proprietà&#8221; di Max Stirner; i libri di Nietzsche; &#8220;Il trattato del ribelle&#8221; di E.Junger; le analisi del potere e dei metodi di assogettamento di Michel Foucault (per comprendere quali potrebbero essere le vie di fuga attraverso le quali ognuno di noi, in quanto individuo unico e irripetibile, può cominciare a disassoggettivarsi, affrancandosi da un condizionamento<br />
che ormai è biopolitico, vale a dire inconsciamente incorporato); &#8220;Eros e civiltà&#8221; di Marcuse; &#8220;Contro il metodo&#8221; di P.Feyerabend; &#8220;Asfissiante cultura&#8221; di Jean Dubuffet; &#8220;L&#8217;opera d&#8217;arte nell&#8217;epoca della sua riproducibilità tecnica&#8221; di W.Benjamin; &#8220;Quaderni dal carcere&#8221; di Gramsci&#8230; ecc&#8230;<br />
Sembra impossibile che il &#8220;giochetto&#8221; del potere capitalistico possa continuare indisturbato nonostante sia stato smascherato tantissime volte e da così tanti punti di vista.  Non parliamo poi di quanto questa &#8220;crisi&#8221; avrebbe dovuto aprire gli occhi ai più&#8230;<br />
Ma quando saremo la maggior parte, su questo pianeta, ad averlo compreso non ci sarà più spazio per i furbetti di turno.<br />
Per ora &#8220;divertiamoci&#8221; a diventare noi stessi comunicando agli altri il nostro piacere di farlo e aiutando il nostro prossimo, per quanto ci è possibile, a fare altrettanto.<br />
Un saluto.  Dario</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La sfida afghana di fulvio ferrario</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/02/16/la-sfida-afghana/#comment-122</link>
		<dc:creator>fulvio ferrario</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 22:00:04 +0000</pubDate>
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		<description>Le considerazioni di Gallarate, sicuramente interessanti dal punto di vista storico, mi sembrano distorcersi in una sorta di strabismo per quanto riguarda le conclusioni ultime e le prospettive in Afghanistan.
Vi propongo una riflessione che ho scritto a caldo subito dopo l&#039;attentato ai nostri militari.

Dopo il tragico attentato in Afghanistan, che ha visto, per ora, la morte di sei soldati italiani e di dieci civili afgani (notizia che bisogna recuperare allungando le orecchie durante i vari notiziari, un po’ come i codicilli scritti in caratteri minuscoli ed illeggibili  a piè pagina delle polizze assicurative), vorrei proporre (per la verità non so bene a chi) alcune riflessioni sulla situazione afgana.

Per prima cosa, la missione che vede impegnati i nostri soldati, insieme con il resto del contingente multinazionale a guida NATO ed USA, non deve più essere chiamata “missione militare di pace” ma, esplicitamente e con un passaggio parlamentare che lo sancisca, “missione militare di combattimento”. Il fatto che l’Italia partecipi, con le sue forze armate, ad una guerra e che sia coinvolta, quotidianamente, in confronti armati con gli insorti, non è più nascosto da nessuno: peccato che manchi un atto formale che lo certifichi.
Dirò in altra occasione cosa penso di quali sono i problemi che questa realtà crea con i dettami della nostra Costituzione.

In secondo luogo, il fatto che la Missione multinazionale in Afghanistan sia stata in qualche modo autorizzata dall’ONU non esime ogni singolo paese partecipante dal riflettere su quanto sta succedendo, sulle strategie che è più opportuno usare sul terreno, sulla conoscenza della realtà nella quale si opera, sulla crescita, testimoniata da tutti gli osservatori presenti sul campo, dell’odio che la popolazione afgana rivolge contro le truppe straniere in misura almeno uguale, e, probabilmente, superiore a quella riservata alle varie formazioni armate degli “insorgenti”. 

In terzo luogo, deve finire, se si vuole capire cosa sta succedendo, la stucchevole ed insipiente interpretazione secondo la quale i Talebani sono il nemico invisibile e sfuggente che impone alla società afgana i livelli attuali di arretratezza, corruzione e violenza tribale, religiosa, politica ed ideologica.
Semplicemente non è vero.
Non che gli studenti islamici ed i loro capi (tra cui il Mullah Omar) non siano parte del problema ma sono, giustappunto, solo una parte, probabilmente assai più piccola di quanto non si voglia far credere. Purtroppo, il problema è molto più complicato ed è sfuggito, quando è stata decisa l’invasione, ai saccenti esperti di problemi orientali che albergano alla Casa Bianca, al Pentagono e dintorni. In Afghanistan esiste, da tempi immemorabili, una miriade di gruppi organizzati, potentemente armati, signori assoluti delle zone di loro pertinenza che sono universalmente conosciuti come “signori della guerra”. Controllano le coltivazioni di oppio, il traffico d’armi e chissà quante altre attività di cui sappiamo poco o nulla. Con questi gruppi, che costituiscono un’ossatura potentissima in grado di controllare la maggior parte del territorio, gli strateghi d’accatto della NATO (in prevalenza di provenienza USA), fin dall’inizio delle operazioni militari, hanno pensato di sviluppare accordi, patti, alleanze più o meno segreti ma, di fatto, conosciuti da tutti, in funzione antitalebana. Deve trattarsi della parte civile della missione finalizzata alla sicurezza, alla ricostruzione, all’esportazione della democrazia. Sta di fatto che questi patti durano dalla sera alla mattina ed un gruppo armato, il giorno prima “alleato” delle truppe ISAF, il giorno dopo, per ragioni di convenienza contingente, può aiutare i talebani a compiere un attentato o, addirittura, organizzarlo in proprio.
Per convincere i signori della guerra a non ostacolare il contingente internazionale nell’opera di contrasto ai talebani, gli USA ed i loro alleati hanno messo in sella, come Presidente, un delinquente internazionale di nome Karzai, amico di tutti i più feroci signori della guerra, complice del narcotraffico, capo di un’organizzazione capillare dedita alla corruzione pubblica e privata in grado di controllare ed usare a suo piacimento tutti i fondi internazionali destinati alla ricostruzione.
Non dice proprio nulla a nessuno il fatto, testimoniato da numerosissimi osservatori internazionali, che, quando si fa un pattugliamento in zone di campagna coltivate ad oppio, i mezzi militari evitino accuratamente di passare dove crescono le piantagioni per non rovinarle?
Adesso il delinquente Karzai ha superato ogni limite con elezioni burla che farebbero invidia persino a Ceaucescu e che hanno messo in imbarazzo persino i più generosi alleati dei paesi ISAF ed, in particolare, la Comunità Europea e gli USA, che ora non hanno nessuna idea seria di come uscire da una situazione francamente grottesca.
Strano, un attentato devastante alle nostre truppe un’ora dopo che Karzai si è autoproclamato Presidente eletto sulla base di risultati elettorali contestati da tutti i principali paesi dell’ISAF: siamo sicuri che siano coinvolti solo i Talebani???

In quarto luogo, in una guerra che si sta perdendo militarmente prima di tutto per la crassa ignoranza di chi ha deciso di scatenarla, che si è già persa civilmente perché i cuori ed i cervelli degli afgani non sono stati certo conquistati dai bombardamenti alla popolazione civile o dall’appoggio incondizionato al delinquente Karzai, credo siano necessarie alcune riflessioni. Se si decide, legittimamente, che trattasi di “guerra giusta” (forse bisognerebbe, su questo, far decidere i popoli dei paesi partecipanti), è del tutto evidente che, per non esporre i soldati al massacro inevitabile, non serve, come si sta facendo, massacrare scientificamente i civili afgani, ma è più utile fare scelte precise sul terreno militare che aumentino le capacità di “intelligence” sul terreno (esisteranno anche bombe “intelligenti” ma servono a poco se sono usate da stupidi), che rafforzino significativamente (se esistono) le truppe specializzate nella guerriglia su terreni misti e con grande esperienza degli scenari urbani, che migliorino le dotazioni di armamenti individuali, che lavorino significativamente sul rafforzamento dei mezzi blindati, che aumentino la capacità di risposta mirata agli attacchi, che mi sembra, francamente, “suggestiva” (se non si parlasse di vite umane). 
Si può vincere una guerra come questa? Dipende molto dal significato che si da alla parola “vincere”: se si intende, con questo, “stabilizzare” Kabul, forse un paio di altre città ed un pezzettino di territorio circostante, può darsi che, con uno sforzo militare, umano, finanziario e tecnologico immenso, ci si riesca per un certo periodo (con le truppe presenti sul territorio costantemente), se si pensa, invece, alla “liberazione” dell’Afghanistan, ad una sorta di “nuovo inizio” con condizioni di sicurezza, libertà e ripresa economica in tutto il paese, credo che siamo giunti ad un punto in cui l’unica soluzione sarebbe quella di “liberare l’Afganistan dagli afgani” (forse lo pensava Bush, non credo Obama).

In quinto luogo, se queste sono le condizioni, bisogna chiarire che le sdegnate reazioni del nostro mondo politico (in particolare del Ministro della Difesa La Russa) contro “l’attacco vigliacco e proditorio” alle nostre truppe risultano francamente “pelose”; altro non è che un atto di guerra, rivolto, da questo punto di vista legittimamente (entrando nella logica folle della guerra), contro truppe combattenti ( e, prossimamente, come dice il Ministro, bombardanti): ciò che è accaduto in Afghanistan, dal punto di vista della strategia militare, è una sconfitta sul terreno.
Sarà sgradevole affermare queste cose ma, purtroppo, è la pura e semplice verità che tutti sanno (La Russa meglio degli altri).
Per cercare di rendere un po’ meno probabile il ripetersi di fatti come questi che, in una guerra, stanno, comunque, nel conto e sono ineliminabili, si deve intervenire subito sulle dotazioni dei nostri soldati.
L’unico modo per evitarli è quello di andarcene subito, cosa fattibile non come risposta vigliacca e pavida di un paesucolo di quaqquraqquà, ma come soluzione basata sulla convinzione che in Afghanistan si è sbagliato assolutamente tutto e che quella guerra porterà dalla parte opposta rispetto agli intenti di chi l’ha cominciata. (Ci piacerebbe che si riunisse una sezione plenaria dell’ONU per fare un bilancio).
A proposito, che fine ha fatto Al Qaeda, il babau che ha dato il via a tutta la serie di bestialità compiute dall’Occidente in quella parte del mondo?
C’è qualcuno che ha in mano uno straccio di documento, non, ovviamente, taroccato da questo o quel servizio, che dimostri inoppugnabilmente il legame tra lo sceicco amico di Bush ed i Talebani?? Non credo o, quantomeno, nessuno l’ha visto…………

Infine, si dice che la guerra in Afghanistan è essenziale per impedire il diffondersi del terrorismo islamico nel mondo, ergo è una guerra per difendere la nostra sicurezza.
E’, di nuovo, un’affermazione francamente suggestiva. Vorrei che qualcuno, che si occupa seriamente di oriente, islam e scenari internazionali, onestamente dica quanti attentati in Occidente hanno compiuto i barbuti “studenti” islamici, quante strutture di reclutamento o campi di addestramento legati ai talebani sono stati scoperti fuori dall’area Iran, Afghanistan, Pakistan (che non stia lì il problema? Peccato, sono alleati degli Americani: che sfiga, è come l’Ararbia Saudita!!!!!).
Si dice che un Afghanistan in mano ai talebani diventerebbe un’enclave terroristica di pericolosità inimmaginabile: può darsi ma, essendo che lo hanno già “governato” per molti anni imponendo ai loro sfortunati sudditi la “sharia” e lasciando ai “signori della guerra” campo libero (ovviamente con equa divisione dei proventi) per i loro lucrosissimi traffici senza che il resto del mondo neppure se ne accorgesse, anzi, con una certa dose di entusiasmo per la sconfitta militare subita dalla gloriosa “Armata Rossa”, credo che sia una di quelle affermazioni ad uso e consumo dell’opinione pubblica ben lungi dall’essere dimostrata.
Mi risulta che i Talebani abbiano parecchi AK 47, un po’ di missili scassati, mitragliatrici vecchiotte, bombe rudimentali autocostruite ma che l’atomica ce l’abbia qualcun altro nelle vicinanze.

La cosa che più mi colpisce è che queste banalità non vengano discusse da nessuno in questo bel paese. Che non lo faccia il Governo mi pare normale: potrebbe risultare autolesionistico. Mi stupisce che non lo faccia nemmeno l’“opposizione” nei sui vari colori, dal bianco più bianco fino al rosso incendiario.
E’ strano.
Cordialmente
Fulvio Ferrario 
di SUR (Società Umane Resistenti) – Associazione ARCI - Torino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le considerazioni di Gallarate, sicuramente interessanti dal punto di vista storico, mi sembrano distorcersi in una sorta di strabismo per quanto riguarda le conclusioni ultime e le prospettive in Afghanistan.<br />
Vi propongo una riflessione che ho scritto a caldo subito dopo l&#8217;attentato ai nostri militari.</p>
<p>Dopo il tragico attentato in Afghanistan, che ha visto, per ora, la morte di sei soldati italiani e di dieci civili afgani (notizia che bisogna recuperare allungando le orecchie durante i vari notiziari, un po’ come i codicilli scritti in caratteri minuscoli ed illeggibili  a piè pagina delle polizze assicurative), vorrei proporre (per la verità non so bene a chi) alcune riflessioni sulla situazione afgana.</p>
<p>Per prima cosa, la missione che vede impegnati i nostri soldati, insieme con il resto del contingente multinazionale a guida NATO ed USA, non deve più essere chiamata “missione militare di pace” ma, esplicitamente e con un passaggio parlamentare che lo sancisca, “missione militare di combattimento”. Il fatto che l’Italia partecipi, con le sue forze armate, ad una guerra e che sia coinvolta, quotidianamente, in confronti armati con gli insorti, non è più nascosto da nessuno: peccato che manchi un atto formale che lo certifichi.<br />
Dirò in altra occasione cosa penso di quali sono i problemi che questa realtà crea con i dettami della nostra Costituzione.</p>
<p>In secondo luogo, il fatto che la Missione multinazionale in Afghanistan sia stata in qualche modo autorizzata dall’ONU non esime ogni singolo paese partecipante dal riflettere su quanto sta succedendo, sulle strategie che è più opportuno usare sul terreno, sulla conoscenza della realtà nella quale si opera, sulla crescita, testimoniata da tutti gli osservatori presenti sul campo, dell’odio che la popolazione afgana rivolge contro le truppe straniere in misura almeno uguale, e, probabilmente, superiore a quella riservata alle varie formazioni armate degli “insorgenti”. </p>
<p>In terzo luogo, deve finire, se si vuole capire cosa sta succedendo, la stucchevole ed insipiente interpretazione secondo la quale i Talebani sono il nemico invisibile e sfuggente che impone alla società afgana i livelli attuali di arretratezza, corruzione e violenza tribale, religiosa, politica ed ideologica.<br />
Semplicemente non è vero.<br />
Non che gli studenti islamici ed i loro capi (tra cui il Mullah Omar) non siano parte del problema ma sono, giustappunto, solo una parte, probabilmente assai più piccola di quanto non si voglia far credere. Purtroppo, il problema è molto più complicato ed è sfuggito, quando è stata decisa l’invasione, ai saccenti esperti di problemi orientali che albergano alla Casa Bianca, al Pentagono e dintorni. In Afghanistan esiste, da tempi immemorabili, una miriade di gruppi organizzati, potentemente armati, signori assoluti delle zone di loro pertinenza che sono universalmente conosciuti come “signori della guerra”. Controllano le coltivazioni di oppio, il traffico d’armi e chissà quante altre attività di cui sappiamo poco o nulla. Con questi gruppi, che costituiscono un’ossatura potentissima in grado di controllare la maggior parte del territorio, gli strateghi d’accatto della NATO (in prevalenza di provenienza USA), fin dall’inizio delle operazioni militari, hanno pensato di sviluppare accordi, patti, alleanze più o meno segreti ma, di fatto, conosciuti da tutti, in funzione antitalebana. Deve trattarsi della parte civile della missione finalizzata alla sicurezza, alla ricostruzione, all’esportazione della democrazia. Sta di fatto che questi patti durano dalla sera alla mattina ed un gruppo armato, il giorno prima “alleato” delle truppe ISAF, il giorno dopo, per ragioni di convenienza contingente, può aiutare i talebani a compiere un attentato o, addirittura, organizzarlo in proprio.<br />
Per convincere i signori della guerra a non ostacolare il contingente internazionale nell’opera di contrasto ai talebani, gli USA ed i loro alleati hanno messo in sella, come Presidente, un delinquente internazionale di nome Karzai, amico di tutti i più feroci signori della guerra, complice del narcotraffico, capo di un’organizzazione capillare dedita alla corruzione pubblica e privata in grado di controllare ed usare a suo piacimento tutti i fondi internazionali destinati alla ricostruzione.<br />
Non dice proprio nulla a nessuno il fatto, testimoniato da numerosissimi osservatori internazionali, che, quando si fa un pattugliamento in zone di campagna coltivate ad oppio, i mezzi militari evitino accuratamente di passare dove crescono le piantagioni per non rovinarle?<br />
Adesso il delinquente Karzai ha superato ogni limite con elezioni burla che farebbero invidia persino a Ceaucescu e che hanno messo in imbarazzo persino i più generosi alleati dei paesi ISAF ed, in particolare, la Comunità Europea e gli USA, che ora non hanno nessuna idea seria di come uscire da una situazione francamente grottesca.<br />
Strano, un attentato devastante alle nostre truppe un’ora dopo che Karzai si è autoproclamato Presidente eletto sulla base di risultati elettorali contestati da tutti i principali paesi dell’ISAF: siamo sicuri che siano coinvolti solo i Talebani???</p>
<p>In quarto luogo, in una guerra che si sta perdendo militarmente prima di tutto per la crassa ignoranza di chi ha deciso di scatenarla, che si è già persa civilmente perché i cuori ed i cervelli degli afgani non sono stati certo conquistati dai bombardamenti alla popolazione civile o dall’appoggio incondizionato al delinquente Karzai, credo siano necessarie alcune riflessioni. Se si decide, legittimamente, che trattasi di “guerra giusta” (forse bisognerebbe, su questo, far decidere i popoli dei paesi partecipanti), è del tutto evidente che, per non esporre i soldati al massacro inevitabile, non serve, come si sta facendo, massacrare scientificamente i civili afgani, ma è più utile fare scelte precise sul terreno militare che aumentino le capacità di “intelligence” sul terreno (esisteranno anche bombe “intelligenti” ma servono a poco se sono usate da stupidi), che rafforzino significativamente (se esistono) le truppe specializzate nella guerriglia su terreni misti e con grande esperienza degli scenari urbani, che migliorino le dotazioni di armamenti individuali, che lavorino significativamente sul rafforzamento dei mezzi blindati, che aumentino la capacità di risposta mirata agli attacchi, che mi sembra, francamente, “suggestiva” (se non si parlasse di vite umane).<br />
Si può vincere una guerra come questa? Dipende molto dal significato che si da alla parola “vincere”: se si intende, con questo, “stabilizzare” Kabul, forse un paio di altre città ed un pezzettino di territorio circostante, può darsi che, con uno sforzo militare, umano, finanziario e tecnologico immenso, ci si riesca per un certo periodo (con le truppe presenti sul territorio costantemente), se si pensa, invece, alla “liberazione” dell’Afghanistan, ad una sorta di “nuovo inizio” con condizioni di sicurezza, libertà e ripresa economica in tutto il paese, credo che siamo giunti ad un punto in cui l’unica soluzione sarebbe quella di “liberare l’Afganistan dagli afgani” (forse lo pensava Bush, non credo Obama).</p>
<p>In quinto luogo, se queste sono le condizioni, bisogna chiarire che le sdegnate reazioni del nostro mondo politico (in particolare del Ministro della Difesa La Russa) contro “l’attacco vigliacco e proditorio” alle nostre truppe risultano francamente “pelose”; altro non è che un atto di guerra, rivolto, da questo punto di vista legittimamente (entrando nella logica folle della guerra), contro truppe combattenti ( e, prossimamente, come dice il Ministro, bombardanti): ciò che è accaduto in Afghanistan, dal punto di vista della strategia militare, è una sconfitta sul terreno.<br />
Sarà sgradevole affermare queste cose ma, purtroppo, è la pura e semplice verità che tutti sanno (La Russa meglio degli altri).<br />
Per cercare di rendere un po’ meno probabile il ripetersi di fatti come questi che, in una guerra, stanno, comunque, nel conto e sono ineliminabili, si deve intervenire subito sulle dotazioni dei nostri soldati.<br />
L’unico modo per evitarli è quello di andarcene subito, cosa fattibile non come risposta vigliacca e pavida di un paesucolo di quaqquraqquà, ma come soluzione basata sulla convinzione che in Afghanistan si è sbagliato assolutamente tutto e che quella guerra porterà dalla parte opposta rispetto agli intenti di chi l’ha cominciata. (Ci piacerebbe che si riunisse una sezione plenaria dell’ONU per fare un bilancio).<br />
A proposito, che fine ha fatto Al Qaeda, il babau che ha dato il via a tutta la serie di bestialità compiute dall’Occidente in quella parte del mondo?<br />
C’è qualcuno che ha in mano uno straccio di documento, non, ovviamente, taroccato da questo o quel servizio, che dimostri inoppugnabilmente il legame tra lo sceicco amico di Bush ed i Talebani?? Non credo o, quantomeno, nessuno l’ha visto…………</p>
<p>Infine, si dice che la guerra in Afghanistan è essenziale per impedire il diffondersi del terrorismo islamico nel mondo, ergo è una guerra per difendere la nostra sicurezza.<br />
E’, di nuovo, un’affermazione francamente suggestiva. Vorrei che qualcuno, che si occupa seriamente di oriente, islam e scenari internazionali, onestamente dica quanti attentati in Occidente hanno compiuto i barbuti “studenti” islamici, quante strutture di reclutamento o campi di addestramento legati ai talebani sono stati scoperti fuori dall’area Iran, Afghanistan, Pakistan (che non stia lì il problema? Peccato, sono alleati degli Americani: che sfiga, è come l’Ararbia Saudita!!!!!).<br />
Si dice che un Afghanistan in mano ai talebani diventerebbe un’enclave terroristica di pericolosità inimmaginabile: può darsi ma, essendo che lo hanno già “governato” per molti anni imponendo ai loro sfortunati sudditi la “sharia” e lasciando ai “signori della guerra” campo libero (ovviamente con equa divisione dei proventi) per i loro lucrosissimi traffici senza che il resto del mondo neppure se ne accorgesse, anzi, con una certa dose di entusiasmo per la sconfitta militare subita dalla gloriosa “Armata Rossa”, credo che sia una di quelle affermazioni ad uso e consumo dell’opinione pubblica ben lungi dall’essere dimostrata.<br />
Mi risulta che i Talebani abbiano parecchi AK 47, un po’ di missili scassati, mitragliatrici vecchiotte, bombe rudimentali autocostruite ma che l’atomica ce l’abbia qualcun altro nelle vicinanze.</p>
<p>La cosa che più mi colpisce è che queste banalità non vengano discusse da nessuno in questo bel paese. Che non lo faccia il Governo mi pare normale: potrebbe risultare autolesionistico. Mi stupisce che non lo faccia nemmeno l’“opposizione” nei sui vari colori, dal bianco più bianco fino al rosso incendiario.<br />
E’ strano.<br />
Cordialmente<br />
Fulvio Ferrario<br />
di SUR (Società Umane Resistenti) – Associazione ARCI &#8211; Torino</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Non l&#8217;ho fatto apposta di anna maria occasione</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/07/13/non-lho-fatto-apposta/#comment-121</link>
		<dc:creator>anna maria occasione</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2009 14:05:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=750#comment-121</guid>
		<description>Perfetta l&#039;analisi,  mostra consapevolezza.. Ma il  contesto   per quanto degradato,  inconsistente e malato non può costituire valida scusa nel perseverare nell&#039;indifferenza e nell&#039;insensibilità. Occorre agire. Cominciamo a parlare di libri, di Kafka o di Granier a chi ci racconta del Grande Fratello, con lo stesso entusiasmo, gesticolando e spalancando gli occhi. Daremo entusiasmo.Contageremo. Parliamo di Gregor Samsa, come se fosse il nostro più caro amico, che cavolo, si è svegliato insetto e come diavolo farà ad andare a lavorare. Parliamo di economia, di storia, di filosofia. Siamo cortesi e corretti. Si stupiranno, capiranno. Facciamo domande. Che cosa pensi, perchè, spiegati.Le domande sono più importanti delle risposte. Smascherano. Ti pongono davanti al problema. Non ci sono scuse di alcun tipo. Se le cose stanno oggi come stanno dipende anche dall&#039;inerzia di chi invece pensa, scruta, comprende.  Proponiamoci e facciamolo con serietà.. Non è uno sforzo, è un piacere:)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Perfetta l&#8217;analisi,  mostra consapevolezza.. Ma il  contesto   per quanto degradato,  inconsistente e malato non può costituire valida scusa nel perseverare nell&#8217;indifferenza e nell&#8217;insensibilità. Occorre agire. Cominciamo a parlare di libri, di Kafka o di Granier a chi ci racconta del Grande Fratello, con lo stesso entusiasmo, gesticolando e spalancando gli occhi. Daremo entusiasmo.Contageremo. Parliamo di Gregor Samsa, come se fosse il nostro più caro amico, che cavolo, si è svegliato insetto e come diavolo farà ad andare a lavorare. Parliamo di economia, di storia, di filosofia. Siamo cortesi e corretti. Si stupiranno, capiranno. Facciamo domande. Che cosa pensi, perchè, spiegati.Le domande sono più importanti delle risposte. Smascherano. Ti pongono davanti al problema. Non ci sono scuse di alcun tipo. Se le cose stanno oggi come stanno dipende anche dall&#8217;inerzia di chi invece pensa, scruta, comprende.  Proponiamoci e facciamolo con serietà.. Non è uno sforzo, è un piacere:)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Non l&#8217;ho fatto apposta di Dario Tozzoli</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/07/13/non-lho-fatto-apposta/#comment-120</link>
		<dc:creator>Dario Tozzoli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 13:33:46 +0000</pubDate>
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		<description>Il quadro desolante che quotidianamente ci offre il mondo del lavoro, con le sue morti il più delle volte non riconosciute, si inserisce perfettamente in quell&#039;atmosfera di indifferenza e insensibilità che l&#039;implacabile lobotomizzazione mediatica ha prodotto e continua a produrre per l&#039;interesse dei furbastri di turno ( che si credono più furbi degli altri solo perchè hanno più degli altri ).   Il sistema capitalistico e consumistico, disastroso non solo per gli esseri umani ma per l&#039;intero pianeta, si regge infatti sulla manipolazione mediatica delle masse.  E perchè il &quot;giochetto&quot; continui occorre mantenere le masse in perenne stato di infantilità ( che, nell&#039;età adulta, è sinonimo di imbecillità e non di innocenza ).
Kant non era certo un rivoluzionario, eppure basta leggere la sua breve risposta a &quot;Cos&#039;è l&#039;Illuminismo&quot; (5 dicembre 1783) per rendersi conto di quanto, oggi, un&#039;idea semplice e ragionevole come quella di pensare ognuno con la propria testa per emanciparsi dallo stato di minorità, possa risultare sovversiva e rivoluzionaria.
Minorati, dunque irresponsabili, sono tutti coloro che, per una manciata di falsa sicurezza sono disposti a sacrificare la loro libertà individuale rinunciando al diritto di essere se stessi.  Coloro che sono costretti a rinunciare alla propria libertà, invece, sono semplicemente degli schiavi.    Ciao, Dario</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il quadro desolante che quotidianamente ci offre il mondo del lavoro, con le sue morti il più delle volte non riconosciute, si inserisce perfettamente in quell&#8217;atmosfera di indifferenza e insensibilità che l&#8217;implacabile lobotomizzazione mediatica ha prodotto e continua a produrre per l&#8217;interesse dei furbastri di turno ( che si credono più furbi degli altri solo perchè hanno più degli altri ).   Il sistema capitalistico e consumistico, disastroso non solo per gli esseri umani ma per l&#8217;intero pianeta, si regge infatti sulla manipolazione mediatica delle masse.  E perchè il &#8220;giochetto&#8221; continui occorre mantenere le masse in perenne stato di infantilità ( che, nell&#8217;età adulta, è sinonimo di imbecillità e non di innocenza ).<br />
Kant non era certo un rivoluzionario, eppure basta leggere la sua breve risposta a &#8220;Cos&#8217;è l&#8217;Illuminismo&#8221; (5 dicembre 1783) per rendersi conto di quanto, oggi, un&#8217;idea semplice e ragionevole come quella di pensare ognuno con la propria testa per emanciparsi dallo stato di minorità, possa risultare sovversiva e rivoluzionaria.<br />
Minorati, dunque irresponsabili, sono tutti coloro che, per una manciata di falsa sicurezza sono disposti a sacrificare la loro libertà individuale rinunciando al diritto di essere se stessi.  Coloro che sono costretti a rinunciare alla propria libertà, invece, sono semplicemente degli schiavi.    Ciao, Dario</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;entropia: elogio dell&#8217;imbecille di Dario Tozzoli</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/08/27/lentropia-elogio-dellimbecille/#comment-119</link>
		<dc:creator>Dario Tozzoli</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 12:33:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=758#comment-119</guid>
		<description>Molto interessante questo punto di vista entropico, ma l&#039;omologazione nell&#039;imbecillità è solo il primo livello in cui si esprime la necrofilia del sistema capitalistico-consumistico in cui sopravviviamo.  Sistema che è interessato ad annullare l&#039;intelligenza individuale e singolare che non si pone al suo servizio.  Dietro questa cortina fumogena dell&#039;imbecillità di massa si nasconde un&#039;imbecillità ben più pericolosa, in quanto molto potente: sono gli imbecilli che si credono furbi e che, con il loro egoismo smisurato e in perenne delirio di onnipotenza, riescono a farlo credere alla maggior parte degli altri.  Sono questi che, alla fine, muovono la massa di imbecilli come il pifferaio magico muove i topi verso l&#039;abisso.    Ciao, Dario.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante questo punto di vista entropico, ma l&#8217;omologazione nell&#8217;imbecillità è solo il primo livello in cui si esprime la necrofilia del sistema capitalistico-consumistico in cui sopravviviamo.  Sistema che è interessato ad annullare l&#8217;intelligenza individuale e singolare che non si pone al suo servizio.  Dietro questa cortina fumogena dell&#8217;imbecillità di massa si nasconde un&#8217;imbecillità ben più pericolosa, in quanto molto potente: sono gli imbecilli che si credono furbi e che, con il loro egoismo smisurato e in perenne delirio di onnipotenza, riescono a farlo credere alla maggior parte degli altri.  Sono questi che, alla fine, muovono la massa di imbecilli come il pifferaio magico muove i topi verso l&#8217;abisso.    Ciao, Dario.</p>
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