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	<title>Nulla Dies Sine Linea</title>
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		<title>Nulla Dies Sine Linea</title>
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		<title>Ritorno a Sarajevo – parte seconda</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 17:58:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dario Tozzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dario Tozzoli
N.d.R: clicca qui per la prima parte.

Si vedeva che era ubriaco. Gli occhi di tutti i soldati furono puntati su di me. Difficile non immaginare i fucili di un plotone d’esecuzione.
«Adesso ci farai un bello spettacolino&#8230;» disse qualcuno che poi scoppiò a ridere sguaiatamente. Qualcun altro afferrò una sedia e la spostò nel centro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=986&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">Dario Tozzoli</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">N.d.R: clicca <a href="http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/11/09/ritorno-a-sarajevo-parte-prima/" target="_blank">qui</a> per la prima parte.</span><span style="text-decoration:underline;"><br />
</span></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 254px"><em><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Siege_of_Sarajevo_by_Latuff2.jpg" target="_blank"><img title="The Siege of Sarajevo" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4e/The_Siege_of_Sarajevo_by_Latuff2.jpg" alt="" width="244" height="135" /></a></em><p class="wp-caption-text">The Siege of Sarajevo. Illustrazione di Carlos Latuff. Immagine di dominio pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Si vedeva che era ubriaco. Gli occhi di tutti i soldati furono puntati su di me. Difficile non immaginare i fucili di un plotone d’esecuzione.<br />
«Adesso ci farai un bello spettacolino&#8230;» disse qualcuno che poi scoppiò a ridere sguaiatamente. Qualcun altro afferrò una sedia e la spostò nel centro della stanza.<br />
L’idea di poter dare spettacolo, nonostante le condizioni in cui ero, l’idea di essere costretta a denudarmi di fronte a loro, e non solo dei vestiti, quest’idea &#8211; è molto strano &#8211; ebbe l’effetto di tranquillizzarmi. Ero di nuovo padrona di me. Io stessa ero stupita di questa mia reazione.<br />
Tutti cessarono di schiamazzare. Sentivo l’attenzione dei soldati concentrarsi e appiccicarsi sulla mia pelle. Sapevo che specie di spettacolo volessero. Avvertivo i loro sguardi cercarmi e frugarmi dappertutto ma, come ho detto, una strana calma fece cessare il tremito delle mie gambe. Grazie a Dio non mi ero orinata addosso. Erano asciutte.<br />
«I ragazzi hanno voglia di divertirsi» disse lui: quello che fino all’altro ieri <span id="more-986"></span>avevo considerato un volto amico. «Spogliati» proseguì, «siediti su quella sedia e facci vedere bene come sei fatta. Davanti e di dietro. Dicono che le musulmane, al contrario di quanto sembra, siano molto brave nell’arte dello spogliarello».<br />
Sapevo ciò che mi aspettava ma sorrisi con tranquillità facendomi scivolare via il vestito. Mi sedetti sulla sedia e, dopo essermi tolta il resto, mi prestai a far vedere loro tutto ciò che volevano vedere. Sapevo che la vera oscenità non è quella di un corpo messo a nudo. La vera oscenità non è mai nel corpo ma sempre nello sguardo di chi guarda. Era il loro sguardo ad essere osceno &#8211; lo sguardo del tiranno &#8211; non le pieghe intime della mia pelle.<br />
Continuavo a sorridere.<br />
«Queste musulmane sono proprio delle troie» disse qualcuno, mentre altri scoppiavano a ridere.<br />
Un soldato mi costrinse a bere vodka tenendomi la testa dietro, come se non fossi stata in grado di reggerla da me. Poi versò il resto del bicchiere sul mio ombelico, non so perché. Sentii il freddo liquido che mi colava tra le gambe. Era lo stesso liquido che mi bruciava in gola. Mi asciugai i bordi della bocca con il dorso della mano e dissi, con mia stessa sorpresa : «Vorrei che mi applaudiste per lo spettacolo che vi ho fatto».<br />
Molti applaudirono davvero, forse solo per scherno. Sentivo, comunque, di aver ammansito un pochino quell’animale collettivo, eccitato, terribilmente multiplo, che si trovava con me in quella stanza. Poi un soldato mi si avvicinò con un crocifisso intimandomi di baciarlo.<br />
Sul legno della croce il Cristo, in gesso, aveva le gambe e le braccia spezzate. Lo baciai senza smettere di sorridere. Il soldato mi diede uno schiaffo che mi fece voltare la faccia.<br />
«Piantala di ridere puttana» disse, «rispetta questa croce».<br />
«Io sono su questa croce» gli risposi guardandolo senza ombra di sfida «come potrei non rispettarla?».<br />
Calò un silenzio imbarazzato, quantomeno confuso.<br />
L’ufficiale mi si avvicinò. Ora mi sembrava di non averlo mai visto prima. I suoi lineamenti mi erano del tutto sconosciuti. Solo la sua voce restava la stessa. Mi ordinò di stendermi a terra dove qualcuno aveva gettato una coperta.<br />
«I ragazzi vogliono continuare a divertirsi» disse, «ti sbatteremo tutti, a turno, ed io sarò il primo».<br />
«Ma voi non mi violenterete» risposi, continuando a sorridere docilmente, mentre mi distendevo sulla coperta «non mi violenterete perché io farò l’amore con voi, con tutti voi e» aggiunsi, «farò in modo che, nonostante tutto, piaccia anche a me. Voglio godere. L’amore è più forte di qualsiasi violenza».<br />
Se esisteva una sfida tra me e loro non era sul piano della situazione che stavamo vivendo: questa non era che il precipitato, il risultato di un gioco giocato altrove. La vera sfida che avevo loro lanciato stava ad un altro livello per raggiungere il quale avrebbero dovuto trascendere se stessi e la situazione contingente, come avevo fatto io, e arrivare alla consapevolezza dell’assoluta nullità della condizione umana. E, da ciò, a un assoluto abbandono che avrebbe vanificato la sfida stessa.<br />
Alcune mani mi afferrarono e qualcuno mi fece divaricare le gambe. Dalla prospettiva interiore che avevo raggiunto, per colpirmi, avrebbero dovuto dapprima attraversare se stessi, colpire a morte se stessi, e questo mi metteva al riparo da loro: al riparo da tutto. A volte, per il santo volere di Dio, il male si rivolge contro se stesso, si autoannulla, lascia di nuovo spazio alla vita che ricomincia a fluire e il cuore ritorna a battere.<br />
Credo che mi abbiano presa per matta, o qualcosa del genere, ma non riuscirono a violentarmi: li avevo spiazzati.<br />
Offrii loro, senza fare resistenza, tutto ciò che credevano di dovermi strappare con violenza. Avevo vinto. L’amore, malgrado tutto, aveva vinto.<br />
Qualche giorno dopo un soldato venne nel sotterraneo dove ero ancora rinchiusa con le altre e mi fece uscire. Pensai che volessero ancora divertirsi con me invece mi accompagnò all’uscita laterale del campo.<br />
«Vai» mi disse soltanto, dopo aver aperto i cancelli «vai e non ti voltare. Sei fortunata».<br />
Mi misi a correre con le gambe che mi tremavano. Non ero  ancora del tutto sicura che qualche cecchino ben appostato non mi buttasse giù con un colpo.<br />
Soltanto lontano dal campo compresi che ce l’avevo fatta.<br />
In seguito seppi che il terreno che avevo attraversato nella fuga era minato e avevo rischiato di saltare in aria. Per fortuna non fu così e qualche tempo dopo ci ritrovammo tutti a Sarajevo, sani e salvi.<br />
Ripenso alle parole di mio padre. L’amore aveva vinto.</p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>Bianco</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 17:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elena Capriolo]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Elena Capriolo
Ti aspetto tra i rumori che disturbano il sonno delle immagini.
Mangiami.
Parla di quando non puoi sentire, delle tue gambe dentro il lago,
dei tuoi piedi nel fango.
Urla delle corse da perdere il fiato.
Gira intorno alla donna e sali in questo silenzio di favola.
Buttati giù dalle scale.. solo per il gusto di tornare su. Racconta di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=982&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-decoration:underline;">Elena Capriolo</span></p>
<p>Ti aspetto tra i rumori che disturbano il sonno delle immagini.<br />
Mangiami.<br />
Parla di quando non puoi sentire, delle tue gambe dentro il lago,<br />
dei tuoi piedi nel fango.<br />
Urla delle corse da perdere il fiato.<br />
Gira intorno alla donna e sali in questo silenzio di favola.<br />
Buttati giù dalle scale.. solo per il gusto di tornare su. Racconta di quando inventi<br />
nuove<br />
braccia e un solo viso di gesso.<br />
Ridi di me.<br />
Di questa giornata.<br />
Scendi sotto il solco della notte.. tra questa luna e il desiderio.<br />
Ti aspetto all’angolo dove<br />
la rabbia incontra il bianco.<br />
Fai presto.</p>
<p style="text-align:justify;">
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	</item>
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		<title>L’entropia: la globalizzazione omologante</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/11/24/l%e2%80%99entropia-la-globalizzazione-omologante/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 17:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Guizzardi]]></category>
		<category><![CDATA[disordine]]></category>
		<category><![CDATA[entropia]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[teoria del caos]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni Guizzardi
Ciò che è affascinante del concetto di entropia sta nel caos di cui è sinonimo, in relazione ad un sistema chiuso. Infatti quando in un sistema non vi è più alcuna differenza termica fra i suoi componenti, ciascuno di essi è perfettamente amalgamato e mescolato agli altri in modo irreversibile. Una classica metafora di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=973&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-decoration:underline;">Giovanni Guizzardi</span></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 181px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Clausius.jpg" target="_blank"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/40/Clausius.jpg" alt="" width="171" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Rudolf Clausius, lo scopritore del concetto di entropia. Immagine di dominio pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Ciò che è affascinante del concetto di entropia sta nel caos di cui è sinonimo, in relazione ad un sistema chiuso. Infatti quando in un sistema non vi è più alcuna differenza termica fra i suoi componenti, ciascuno di essi è perfettamente amalgamato e mescolato agli altri <span style="text-decoration:underline;">in modo irreversibile</span>. Una classica metafora di tutto ciò è lo zucchero nella tazzina di caffè o il sale nell’acqua degli spaghetti.<br />
Una definizione divulgativa del concetto di entropia può essere quindi quella di <em>disordine</em>. Quando in casa non si trova qualcosa, ciò dipende dal fatto che non si trova dove dovrebbe essere. Una scarpa nel frigo, un prosciutto nella vasca da bagno o un bagnoschiuma sotto il materasso sono espressioni vistose ma corrette di disordine. E tale disordine è il frutto di un uso indiscriminato dello spazio, per cui ogni luogo è uguale ad <span id="more-973"></span>un altro per lasciarvi gli oggetti. Così  a casa mia, quando il disordine regna sovrano in ogni stanza ed è divenuto impossibile scoprire dove diavolo sono finiti i miei occhiali o le matite colorate di mia figlia, siamo soliti affermare, con sguardo truce e mani sui fianchi, che è giunta l’ora di ridurre drasticamente l’entropia del sistema.<br />
Il secondo principio della termodinamica afferma però che in un sistema chiuso la funzione di stato di entropia non può mai decrescere. I fisici d’altra parte sostengono che l’unico sistema realmente chiuso è l’Universo. Ciò è esatto, perché a casa mia due volte alla settimana arriva dall’esterno Nina, la nostra fidata collaboratrice moldava, e l’entropia, per un po’, tende a calare. Tuttavia gli elementi stabili interni al sistema, cioè io, la mia compagna e mia figlia, nonché il cane, siamo perfettamente in grado di annullare in brevissimo tempo il lavoro svolto da Nina e di riportare il sistema al medesimo caos di prima. Anzi, di più. Dicono i fisici che nei tempi lunghi l&#8217;entropia tende a raggiungere un valore massimo, che corrisponde a una temperatura uniforme ovunque nel sistema. In questo caso, il sistema non è più in grado di compiere alcun lavoro, cioè muore. Per i sistemi aperti, invece, l&#8217;entropia può rimanere costante, o anche diminuire, ottenendo però un aumento di entropia delle sorgenti o dei sistemi con cui comunica che supera in valore assoluto la diminuzione dell&#8217;entropia nel sistema considerato. E infatti non richiede alcuno sforzo aumentare l’entropia, come ben sa mia figlia quando gioca nella sua cameretta con la sua amica Helen, ma lo sforzo necessario a rimettere tutto a posto dopo che Helen se ne è andata è sicuramente molto maggiore, come ben sanno i suoi genitori e l’eroica Nina.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 261px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:26220022.jpg" target="_blank"><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/c6/26220022.jpg/800px-26220022.jpg" alt="" width="251" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Carrello della spesa abbandonato. Fotografia di Sandro Ravazzolo, licenza CC 3.0</p></div>
<p style="text-align:justify;">Orbene, c’è qualcosa di indefinitamente sinistro in tutto ciò, come mi è capitato di pensare una sera. Stavo portando a spasso il cane quando mi sono avvicinato ad un bidone della spazzatura per depositare con senso civico le sue produzioni solide. Accanto al bidone c’erano un carrello del supermercato, un vecchio televisore e un numero indefinito di sacchetti dell’immondizia buttati per terra, sebbene il bidone fosse semivuoto. Ho pensato che nessuna persona civile avrebbe potuto creare uno schifo del genere. La mattina dopo ho incontrato per strada due cinesi che trasportavano gioiosamente un altro carrello verso quel bidone. Non so perché, ma mi è sorto il sospetto che secondo loro inserendo la monetina nell’apposito marchingegno non si ha solo il diritto di usare il carrello, ma si diventa con modica spesa proprietari dello stesso. Lo so, a pensar male si fa peccato, ma di solito ci si prende.<br />
Sarebbe facile ora affermare per analogia che gli immigrati aumentano in modo esponenziale l’entropia del sistema, ma se penso alla indomita Nina, mi smentisco da solo. Un mio amico tendenzialmente razionale ed ottimista una volta ha affermato che gli immigrati non sono un problema che temporaneo, perché i loro figli e i loro nipoti nasceranno in Italia e in un modo o nell’altro si adatteranno, così come i nostri figli e i nostri nipoti. Come dargli torto? Ricordo ancora quando, cinquant’anni fa, ci fu la migrazione biblica dal sud al nord e c’era chi rifiutava di affittare ai “marocchini” perché, si diceva, appendevano in salotto il caciocavallo, tenevano le galline in terrazzo e coltivavano pomodori nella vasca da bagno. Però l’impetuoso sviluppo del triangolo industriale non avrebbe avuto luogo senza di loro e senza il loro caciocavallo, le loro galline e i loro pomodori.<br />
Ora, i figli e i nipoti di quei “marocchini” li riconosci solo dal cognome. Fra poco, molto poco, nemmeno quello significherà più qualcosa. E allora?<br />
Allora non è vero che gli immigrati creano entropia perché ci incasinano la vita. Al contrario, creano entropia quando si omologano e di casino non ne fanno più. Ma stiamo parlando non del sud e del nord dell’Italia, stiamo parlando del mondo intero, cioè dell’unico vero sistema chiuso, per quanto riguarda il genere umano. Quando tutti gli uomini saranno uguali su tutto il pianeta Terra, quando ci sarà una sola cultura, una sola lingua, una sola legge, quando tutti gli uomini vivranno in pace senza più country né religion too, come cantava John Lennon, vivremo in un immenso alveare e potremo solo sperare nell’arrivo degli extra-terrestri.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">NdR: trovate le prime tre parti di<em> L&#8217;entropia</em> qui: <em><a href="http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/06/17/lentropia-premessa/" target="_blank">Premessa</a></em>, <a href="http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/08/27/lentropia-elogio-dellimbecille/" target="_blank"><em>Elogio dell&#8217;imbecille</em></a> e <em><a href="http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/07/lentropia-ne-restera-uno-solo/" target="_blank">Ne resterà uno solo</a>.</em></span></p>
<p style="text-align:justify;">
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Posted in Cultura, Giovanni Guizzardi Tagged: disordine, entropia, Globalizzazione, immigrazione, teoria del caos <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nulladiessinelinea.wordpress.com/973/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=973&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Serenità</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 17:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Picatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Davide Picatto]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[copertine]]></category>
		<category><![CDATA[grafica]]></category>
		<category><![CDATA[nuova grafica]]></category>

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		<description><![CDATA[Davide Picatto
Politici colti con le mani nel sacco (ma che si dimettono).
Carabinieri ricattatori.
Premier che negano il conflitto di interessi ma che impongono il silenzio stampa ai propri media su certi scandali sessuali.
Quotidiani, magistrati, programmi televisivi e documentari non &#8220;allineati&#8221; attaccati dal governo.
Minacce di elezioni anticipate.
L&#8217;acqua pubblica assediata dal privato.
Presidenti della Repubblica preoccupati per le difficoltà [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=968&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">Davide Picatto</span></p>
<div id="attachment_969" class="wp-caption alignright" style="width: 187px"><a href="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/11/numero-14-ottobre-novembre-2009.jpeg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-969" title="Numero 14 Ottobre-Novembre 2009" src="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/11/numero-14-ottobre-novembre-2009.jpeg?w=177&#038;h=251" alt="" width="177" height="251" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina dell&#39;ultimo numero di Linea. Alberto Valente (rielaborazione grafica di Chiara Costardi).</p></div>
<p style="text-align:justify;">Politici colti con le mani nel sacco (ma che si dimettono).<br />
Carabinieri ricattatori.<br />
Premier che negano il conflitto di interessi ma che impongono il silenzio stampa ai propri media su certi scandali sessuali.<br />
Quotidiani, magistrati, programmi televisivi e documentari non &#8220;allineati&#8221; attaccati dal governo.<br />
Minacce di elezioni anticipate.<br />
L&#8217;acqua pubblica assediata dal privato.<br />
Presidenti della Repubblica preoccupati per le difficoltà lavorative del Parlamento.<br />
Bus-prigioni per clandestini.<br />
Aumento del debito pubblico e della disoccupazione.<br />
Ex terroristi processati in maniera dubbia e bersaglio dei media in via di estradizione.</p>
<p style="text-align:justify;">Militari armati in missione di pace per esportare democrazia e difendere governi corrotti scelti con elezioni truccate.<br />
Ennesime trattative di denuclearizzazione.<br />
Vertici del Fao disertati dai grandi leader mondiali.<br />
Psicosi influenzale.<br />
Politici nazionalisti messi pubblicamente alla berlina in tv.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;Italia, il Mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">In <span style="color:#ff6600;"><em>Linea</em></span> si sta più <span id="more-968"></span>sereni. Siamo sull&#8217;orlo di trentamila pagine lette sul blog, mentre gli abbonati al &#8220;cartaceo&#8221; sono duecento.<br />
Un anno e mezzo di vita, quasi due dall&#8217;ideazione della rivista che continua a essere rigorosamente gratuita, a-periodica e a-generica. L&#8217;alito comune è quello della cultura e della controinformazione.<br />
Continuiamo a imparare strada facendo, e da questo numero, il quattordicesimo, ve ne accorgerete: la grafica è stata rinnovata dalla copertina all&#8217;indicazione del numero di pagina. L&#8217;abbiamo rivoltata come un calzino, l&#8217;abbiamo alleggerita, l&#8217;abbiamo riordinata, l&#8217;abbiamo pulita. Siamo sicuri vi piacerà, ma scriveteci pure se dovesse accadere il contrario: ogni suggerimento sarà bene accetto.</p>
<p style="text-align:justify;">Il contenuto continua ad essere lo stesso: articoli di cultura, di attualità, rubriche, racconti e poesie, e come sempre le splendide copertine realizzate da Alberto Valente ed esaltate da Chiara Costardi. Saltando nelle nostre pagine leggerete le personalissime brame di un cavaliere (del Cavaliere), lettere da New York, versi di passi e su Tertulliano, racconti su ritorni a Sarajevo, una chiacchierata con Gherardo Colombo, la seconda parte di una casa proibita, la penultima sull&#8217;entropia, le conclusioni di una tesi sul poeta scozzese Edwin Morgan, ragionamenti sul sentirsi e sull&#8217;essere europei, sullo sbarco in Italia del Ku Klux Klan e di un particolare incontro a Ferrara con Sergio Rodriguez.</p>
<p style="text-align:justify;">Buona grafica, buona lettura.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="margin-top:10px;margin-bottom:0;padding-bottom:0;text-align:center;line-height:0;"><a href="http://feeds.feedburner.com/~r/wordpress/QMzB/~6/2" target="_blank"><img style="border:0;" src="http://feeds.feedburner.com/wordpress/QMzB.2.gif" alt="Nulla Dies Sine Linea" /></a></p>
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Posted in Davide Picatto, Editoriale Tagged: copertine, grafica, nuova grafica <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/nulladiessinelinea.wordpress.com/968/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=968&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>L&#8217;Europa siamo noi?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 23:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anna Maria Occasione]]></category>
		<category><![CDATA[Legal-mente]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Corte Europea dei diritti dell'Uomo]]></category>
		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione legislativa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato di Lisbona]]></category>

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		<description><![CDATA[Anna Maria Occasione
La ratifica del Trattato di Lisbona (la cui versione integrale si può leggere su qui) ha costituito in questi giorni notizia di primo piano e, come tale, oggetto di commenti da più parti. Tuttavia al di là del fatto di cronaca relativo alla sottoscrizione ceca in esito a lunghe trattative peraltro solo in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=962&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">Anna Maria Occasione</span></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 245px"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Lisbon_Treaty_ratification_progress.gif" target="_blank"><img title="Ordine cronologico di ratifica del Trattato di Lisbona da parte degli Stati membri dell'Unione europea." src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/0e/Lisbon_Treaty_ratification_progress.gif" alt="" width="235" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">Ordine cronologico di ratifica del Trattato di Lisbona da parte degli Stati membri dell&#39;Unione europea. Immagine di dominio pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;">La ratifica del Trattato di Lisbona (la cui versione integrale si può leggere su <a href="http://eur-lex.europa.eu/JOHtml.do?uri=OJ:C:2007:306:SOM:IT:HTML" target="_blank">qui</a>) ha costituito in questi giorni notizia di primo piano e, come tale, oggetto di commenti da più parti. Tuttavia al di là del fatto di cronaca relativo alla sottoscrizione ceca in esito a lunghe trattative peraltro solo in parte connesse al trattato stesso, l’appartenenza da parte degli italiani all’Europa e l’incidenza concreta che quest’ultima opera sui singoli paesi, sono concetti ancora lontani e non interamente assimilati.<br />
Quanto sia tangibile tale incidenza, peraltro, lo ha senza dubbio dimostrato, la recente decisione del 3 novembre 2009 resa dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo che all’unanimità dei suoi componenti, ha ritenuto l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche violazione del dovere dello Stato a garantire la neutralità nell’esercizio del servizio pubblico, segnatamente per quanto riguarda la scuola, rappresentando violazione del diritto dei <span id="more-962"></span>genitori a crescere la prole secondo le proprie individuali convinzioni laiche o religiose che siano (<a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=10750" target="_blank">approfondimento</a>).<br />
Al di là di ciò che ciascuno possa opinare in merito, è un fatto che giudici appartenenti ad una corte sovranazionale abbiano emesso una sentenza (suscettiva di diventare incontrovertibile se confermata in prosieguo o non impugnata dalla parte soccombente) che ha valenza nei confronti di uno stato facente parte del gruppo cui l’autorità sovranazionale come tale sovraintende.<br />
Così come è un fatto che il Consiglio Europeo emetta regole direttamente applicabili al nostro ordinamento, ad esempio, in materia di sicurezza, di tutela del lavoro, di riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale, di responsabilità genitoriale solo per citarne alcune. Tali norme infatti si applicano, già ora in modo diretto alle nostre controversie nel senso in cui il Giudice è onerato a tenerne conto a disciplina della fattispecie concreta e laddove ravveda un contrasto tra la norma nazionale e la norma comunitaria può tranquillamente e legittimamente disapplicare la prima a favore di quest’ultima.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 255px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:MerkelEU50_2.jpg?uselang=it" target="_blank"><img title="Angela Merkel e il presidente della Commissione europea Barroso a Berlino per i 50 anni dell'Europa unita" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d7/MerkelEU50_2.jpg" alt="" width="245" height="344" /></a><p class="wp-caption-text">Angela Merkel e il presidente della Commissione europea Barroso a Berlino per i 50 anni dell&#39;Europa unita. Foto di dominio pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Eppure, in sede di legiferazione, si avverte con chiarezza che non su tutto si possono individuare norme comuni. Nel settore del diritto di famiglia, ad esempio, (forse ancor più che in altre materie) la strada verso l’<em>integrazione legislativa</em> è ancora lunga e lontana da venire: ne sono un esempio la carenza anche nell’ultimo Regolamento (c.d. Bruxelles II bis) di disposizioni in materia patrimoniale tra coniugi o in merito al concetto di colpa nelle separazioni, sui quali i vari rappresentanti dei Paesi non hanno trovato un accordo, stante la forte differenza di discipline interne e la non infrequente presenza all’interno di uno stesso paese di normative diverse tra loro a cagione delle diverse religioni ivi praticate.<br />
Le questioni da risolvere sono molteplici, ma talune investono ciascuno di noi.<br />
Allorché si faccia parte di un gruppo (sia esso a costituzione volontaria, come un’associazione, o necessaria, come un condominio di certe dimensioni) è precipuo dovere del partecipante informarsi sulle regole che disciplinano il gruppo di appartenenza così come è precipuo dovere di chi presiede il gruppo rendere siffatte regole chiare e comprensibili ai singoli appartenenti.<br />
Quanto, in media, si sappia dell’Europa, del suo funzionamento, di chi la rappresenta a livello nazionale, di quali siano i suoi poteri e soprattutto quali siano le competenze e le funzioni devolute ai vari organi è ancora materia per i più ignota. Uno sguardo al <a href="//europa.eu/index_it.htm%29%20" target="_blank">portale europeo</a> fornisce da solo un ventaglio di utilissime informazioni e consente con estrema rapidità di far comprendere quali e quanti siano i vantaggi connessi alla possibilità di circolare liberamente all’interno dell’Europa (ivi compreso cercare lavoro, studiare, crearsi un curriculum vitae, affidarsi alle cure sanitarie di un ospedale e così via).<br />
Il punto centrale sta infatti nel rendersi consapevoli che allargare i nostri confini e renderli liberi significa confrontarsi, imparare e quindi progredire. Il Paese membro sta all’Europa esattamente come lo studente sta alla sua classe od il cittadino al Suo Comune: dal confronto nasce lo stimolo per crescere. Dalla discussione, dallo scambio di idee, dalla ricerca sono nate le più importanti scoperte scientifiche.<br />
Ma, e qui sta il punto, confrontarsi tra gruppi significa <em>cedere su qualcosa.</em><br />
Stiamo discorrendo – allo stato attuale &#8211; di un gruppo di persone dislocate su un territorio che si confronta con altro gruppo di persone dislocate su altro territorio. Ove tra i due ipotetici gruppi vi sia una barriera, ognuno vive per sé, ma ove barriera non vi sia, si instaura una <em>convivenza, </em>un vivere insieme<em>. </em><br />
Ecco la ragione ontologica per cui la Comunità Europea (che non è più solo <em>economica</em>, come in origine) si preoccupa in ogni sua esplicitazione normativa di definire le proprie soluzioni in termini di <em>armonizzazione.</em><br />
Armonizzare significa limare, rendere omogeneo, uniforme, e convivere significa cercare di trovare un <em>modus vivendi</em> che non sia l’espressione unilaterale di forza dell’uno sull’altro, ma che sia <em>regola nuova</em> frutto del temperamento di interessi in ipotesi opposti, che per il bene ed il vantaggio comune, accetti di essere smussata nei suoi angoli, comportando, di qua e di là, necessari <em>cedimenti di posizione</em>.<br />
Qui sta il nucleo ed il segreto di un corretto approccio all’Europa.<br />
Nella misura in cui ciascuno di noi come individuo e, nel complesso, ciascuno di noi come appartenente ad un Paese membro, avrà la consapevolezza che rinunciare a qualcosa sia un <em>perdere poco</em> per <em>acquistare molto</em>, si apriranno porte e finestre, per fare circolare beni e persone, a beneficio di una moltitudine di esseri umani che, voglia o non si voglia, vivono, si spostano, viaggiano, vendono ed acquistano beni, si sposano, fanno figli, lavorano, studiano e lo faranno sempre di più.</p>
<p style="text-align:justify;">
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			<media:title type="html">Ordine cronologico di ratifica del Trattato di Lisbona da parte degli Stati membri dell'Unione europea.</media:title>
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			<media:title type="html">Angela Merkel e il presidente della Commissione europea Barroso a Berlino per i 50 anni dell'Europa unita</media:title>
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		<title>Ritorno a Sarajevo &#8211; parte prima</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/11/09/ritorno-a-sarajevo-parte-prima/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 11:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dario Tozzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Bosnia]]></category>
		<category><![CDATA[campi di concentramento]]></category>
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		<description><![CDATA[Dario Tozzoli
N.d.R: clicca qui per la seconda parte.

Questa non è una storia inventata da me ma il racconto confidenziale di una cara amica. Soltanto dopo un po’ di tempo ho avuto il coraggio di confessarle che, a seguito del nostro ultimo incontro, avevo scritto quello che lei mi aveva raccontato perché&#8230; neanch’io sapevo il perché. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=958&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">Dario Tozzoli</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">N.d.R: clicca <a href="http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/12/01/ritorno-a-sarajevo-%E2%80%93-parte-seconda/" target="_blank">qui</a> per la seconda parte.</span><span style="text-decoration:underline;"><br />
</span></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 254px"><em><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:The_Siege_of_Sarajevo_by_Latuff2.jpg" target="_blank"><img title="The Siege of Sarajevo" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4e/The_Siege_of_Sarajevo_by_Latuff2.jpg" alt="" width="244" height="135" /></a></em><p class="wp-caption-text">The Siege of Sarajevo. Illustrazione di Carlos Latuff. Immagine di dominio pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;"><em>Questa non è una storia inventata da me ma il racconto confidenziale di una cara amica. Soltanto dopo un po’ di tempo ho avuto il coraggio di confessarle che, a seguito del nostro ultimo incontro, avevo scritto quello che lei mi aveva raccontato perché&#8230; neanch’io sapevo il perché. Qualche oscuro moto interiore mi aveva spinto a farlo, ecco tutto.</em><br />
<em>Quindi le ho sottoposto a lettura quanto segue e da lei ho avuto il consenso di renderlo pubblico. Anzi, per un certo periodo di qualche anno fa, abbiamo addirittura coltivato la fantasia di tradurlo in un’opera teatrale.</em><br />
<em>In ogni caso, se da questo racconto riuscisse a trasparire anche soltanto un barlume della bellezza e dell’amore di S.N., sarà valsa la pena di scriverlo.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Avevo compiuto i miei diciotto anni da poco quando vennero i soldati croati nella nostra casa semidistrutta dalle bombe e ci prelevarono per condurci nei campi di concentramento dove ammassavano i musulmani. Eravamo nel pieno della guerra che stava dilaniando la <span id="more-958"></span>mia terra e la mia gente. Prima di separarci ci lasciarono qualche minuto per il commiato… privilegio dovuto al fatto, credo, che mio nonno fu una figura di grande rilievo nella cultura della ex-Jugoslavia.<br />
Mia madre piangeva con il volto tra le mani. Mio padre mi abbracciò forte e mi disse: «Non so quando e non so come, ma ci rivedremo, perché noi sappiamo cos’è l’amore».<br />
Non ebbi la forza di dire nulla ma anch’io avevo la certezza che ci saremmo ritrovati.<br />
Pochi giorni prima avevo visto dalla finestra, senza vetri, la lunga fila dei musulmani bosniaci, come noi, che venivano condotti ai campi. Di tanto in tanto qualche cecchino sparava e, dalla fila, ne cadeva qualcuno che rimaneva lì, a bagnare col suo sangue questa terra disgraziata. Adesso ero io in una di queste file e i cecchini sparavano ancora. È un miracolo che sia qui a raccontarlo.<br />
Quando arrivammo al campo separarono le donne giovani dalle anziane. Mia madre non c’era, l’avevano portata altrove. Prima di farci entrare nel buio sotterraneo ci costrinsero ancora in fila, questa volta per valutarci fisicamente, come si fa al mercato del bestiame con gli animali. Un soldato piccolo e tarchiato mi si avvicinò, mise una mano ruvida sulla mia guancia e spinse il pollice tra le mie labbra per farmi aprire la bocca. Voleva vedere i miei denti.<br />
Ma il colpo più forte lo ricevetti quando vidi l’ufficiale responsabile del campo. Era, era stato almeno, il migliore amico di mio fratello. Mio fratello studiava in Germania già da un paio d’anni quando scoppiò la guerra.  Si trovava ancora là quando ci deportarono e per fortuna non era riuscito a rientrare. Fin da piccola li avevo visti giocare insieme, confidarsi i primi amori, ubriacarsi, andare insieme a pescare. Spesso ero con loro. Si fidanzarono a poca distanza l’uno dall’altro e anche le loro ragazze diventarono amiche.<br />
È passata molta acqua sotto i ponti da allora.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 236px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Old_Bridge,_Mostar,_Herzegovina_4.JPG"><img title="Il ponte di Mostar" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/4a/Old_Bridge%2C_Mostar%2C_Herzegovina_4.JPG/800px-Old_Bridge%2C_Mostar%2C_Herzegovina_4.JPG" alt="" width="226" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">Il ponte ricostruito di Mostar. Fotografia di domino pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Anche il vecchio ponte di Mostar è stato distrutto ed ora già lo stanno ricostruendo.<br />
Quando, in seguito, mio fratello seppe che il suo più caro amico aveva detto: «Preferisco morire se Mostar non diventerà croata» fu spezzato dal dolore. Da allora non l’ho mai più visto davvero allegro e spensierato. Ancora oggi c’è nel suo sguardo la traccia indelebile della disgrazia che ci ha attraversati.<br />
Non gli raccontai mai ciò che avvenne al campo. Mentii sia con lui sia con i miei genitori. Non sarebbero stati in grado di capire. Avrebbero sofferto, ancora, senza ragione.<br />
Mostar non diventò croata e fu lui a morire.<br />
Ma prima doveva ancora consumarsi, in questa tragedia balcanica, un’ulteriore tragedia privata che mutò, alla radice, il volto e la prospettiva dei miei sentimenti, insieme a tutto il resto. La distruzione totale del mondo sereno che aveva preceduto questi tempi terribili si svolse in modo spietato come se, nell’anima, ogni costruzione degli affetti e dei sentimenti dovesse essere rasa al suolo, proprio come fuori. Non soltanto il mondo fuori ma anche il mondo di dentro crollava senza pietà lasciando solo un mucchio di macerie. Avvertivo questa rovina in un grumo di dolore, anche fisico: sordo, cieco, muto. Un lancinante grido soffocato, tanto più mostruoso quanto più sepolto&#8230; nel silenzio.<br />
Il gorgo malefico nel quale ero capitata, prolungamento singolare di un maleficio ben più ampio, mi costrinse a trovare, dentro me stessa, una forza d’amore inaudita, capace di comprendere l’infamia più grande. A questo fui costretta.<br />
Quando mi vide mi riconobbe subito. Me ne accorsi. Nonostante le mie condizioni e per quanto tentassi di dissimularmi tra le altre mi aveva identificato, ma distolse subito lo sguardo da me. Era stato ospite nella nostra casa, aveva pranzato e cenato con la mia famiglia, spesso nostra madre gli preparava il letto nella stanza di mio fratello. Avevamo riso e scherzato insieme. Tutto ciò non contava più nulla? Il vento dell’odio e della guerra era davvero riuscito a spazzare tutto quanto in un colpo solo?<br />
Ora che mi aveva visto, speravo in cuor mio che mi avrebbe aiutata.<br />
E, alla fine, lo fece. Ma prima successe quanto segue.<br />
Dopo due giorni, durante i quali restammo a marcire nel sotterraneo, vennero due soldati cristiani e prelevarono me e un’altra ragazza. Ci portarono in un edificio poco distante. Lei la condussero lungo un corridoio poco illuminato di cui non riuscivo a scorgere il fondo. Non so che fine abbia fatto: non l’ho più rivista. Io fui condotta al piano superiore. Mentre salivo le scale uno dei soldati insinuava la canna del fucile tra le mie gambe, sollevandola fino a farmi male. Avevo paura, una paura tremenda, ma cercavo di controllarmi.<br />
Mi fecero entrare in una stanza molto illuminata. Un grande tavolo con gli avanzi di un banchetto, sul lato sinistro. Sul lato destro, una grossa stufa. Bicchieri e bottiglie sparsi dappertutto&#8230; sedie. Una decina di soldati allegri e semiubriachi parlavano ad alta voce e fumavano. Tra loro c’era lui, l’amico, quello che era stato l’amico di mio fratello. E proprio lui esclamò, quando mi vide entrare,: «Ecco la piccola troia musulmana».</p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>The KKK took my baby away</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/11/05/the-kkk-took-my-baby-away/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 07:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Picatto]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
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		<category><![CDATA[Ku Klux Klan]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Davide Picatto
N.d.R: questo articolo è stato pubblicato in origine sul blog Storie, narrazioni, sguardi obliqui lunedì 2 novembre.
Erano uomini incappucciati, vestiti con un lindo lenzuolo. Hanno terrorizzato l&#8217;America nera per decenni. Bruciavano croci, incendiavano fattorie, uccidevano uomini, donne e bambini. Si facevano chiamare Ku Klux Klan  (dal greco kyklos, cerchio, e dal gaelico clann, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=954&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://davidepicatto.wordpress.com/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Davide Picatto</span></a></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 231px"><strong><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Burning-cross.jpg" target="_blank"><img title="Burning-cross" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/be/Burning-cross.jpg" alt="" width="221" height="326" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Un rito KKK: la croce incendiata. Immagine di dominio pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">N.d.R: questo articolo è stato pubblicato in origine sul blog <a href="http://davidepicatto.wordpress.com/2009/11/02/the-kkk-took-my-babe-away/" target="_blank">Storie, narrazioni, sguardi obliqui</a> lunedì 2 novembre.</span></p>
<p style="text-align:justify;">Erano uomini incappucciati, vestiti con un lindo lenzuolo. Hanno terrorizzato l&#8217;America nera per decenni. Bruciavano croci, incendiavano fattorie, uccidevano uomini, donne e bambini. Si facevano chiamare Ku Klux Klan<em> </em> (dal greco <em>kyklos</em>, cerchio, e dal gaelico <em>clann</em>, figli, famiglia) ed erano convinti della superiorità della &#8220;razza&#8221; bianca. Le loro confraternite si aggirano ancora fra di noi: generalmente considerate una frangia della destra estrema, oggi sono gruppi molto isolati e dispersi che contano non più di qualche migliaia di membri. Ed ora sono sbarcati in Italia.<br />
Il KKK nacque il 24 dicembre del 1865 a Pulaski nel Tennessee, al termine della Guerra di Secessione, come una confraternita formata da alcuni reduci confederati. Essa doveva aiutare vedove ed orfani di guerra, ma si sarebbe dovuta anche opporre all&#8217;estensione del diritto di voto ai <span id="more-954"></span>neri ed all&#8217;eliminazione della segregazione razziale. Nel 1869, con l&#8217;effettivo valore che ancora possedevano le leggi razziali, la confraternita, che intanto diveniva sempre più violenta, fu sciolta e, due anni dopo,  il presidente degli Stati uniti Ulysses S. Grant lo dichiarò un gruppo terroristico illegale. La decisione venne poi abrogata nel 1882, quando il documento venne definito anticostituzionale, ma ormai i Klan non avevano più alcun potere.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 227px"><strong><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:KKK-Flag.svg" target="_blank"><img title="Bandiera del Ku Klux Klan" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/76/KKK-Flag.svg/800px-KKK-Flag.svg.png" alt="" width="217" height="144" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Bandiera del Ku Klux Klan. Immagine di dominio pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Durante la Prima Guerra Mondiale, quando molti bianchi poveri si convinsero che i loro problemi economici fossero causati da neri, banchieri ebrei e da altre minoranze, fu organizzato un secondo Klan formato per lo più da membri del Partito Democratico e dei ranghi bassi di quello Repubblicano. Ebbe un grande successo nazionale, finché non fu sciolto nel 1944 dopo il calo di popolarità seguito alla condanna di David Stephenson, il Grande Dragone dell&#8217;Indiana e di quattordici altri stati, per l&#8217;assassinio di Madge Oberholtzer che fu morsa così tante volte da essere descritta come &#8220;<em>morsicata da un cannibale</em>&#8220;. Negli anni venti e trenta una fazione del Klan chiamata <em>Black Legion</em> indossava uniformi nere e si fece notare per la violenza e gli assassinii di comunisti e socialisti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale molte organizzazioni hanno utilizzato il nome del Ku Klux Klan per opporsi al Movimento per i diritti civili negli anni sessanta restando ancora attive oggi. Le fazioni più grandi comprendono l&#8217;<em>Imperial Klan of America</em> e i <em>Knights of the Ku Klux Klan</em>.<br />
Il primo tentativo di sbarcare in Europa il KKK lo fece nel 2007, ma il Klan venne sciolto dopo una serie di liti interne. Allora gli iscritti (soprattutto italiani e tedeschi) chiesero agli <em>United northern and southern knights </em>di entrare nel loro direttivo e crearono un Klan europeo fratello di quello americano che venne riconosciuto nell&#8217;agosto del 2008. Oggi, oltre alle 29 sedi americane, vi è il Reame italiano, quello tedesco, uno in Belgio ed uno nel Regno Unito: i gruppi europei sono coordinati dal &#8220;Reich&#8221; tedesco che riferisce direttamente negli States.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 240px"><strong><img title="Il KKK italiano" src="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/ku-klux-klan/ku-klux-klan/este_01175142_52010.jpg" alt="" width="230" height="193" /></strong><p class="wp-caption-text">Il KKK italiano, immagine tratta dal loro sito.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Il sito italiano ha aperto le iscrizioni con questo appello:  &#8220;<em>Se siete uomini o donne patrioti bianchi e ritenete di volervi impegnare per la vostra stirpe e per le generazioni future, se ne avete abbastanza di vedere la nostra discendenza, i nostri diritti e il nostro futuro calpestati e gettati via, se volete mettere fine a questo scempio, saremo felici di avervi con noi e di ascoltarvi. Aderisci alla lotta e salva i tuoi diritti quale cittadino bianco e cristiano. Riprendiamoci quello che ci è stato tolto e diamo ai nostri figli il futuro che meritano</em>&#8220;. 12 sono i mesi in cui si deve provare la propria partecipazione alla lotta contro neri, immigrati, omosessuali ed ebrei per poter creare uno stato bianco e cristiano, la <em>sacra missione</em>: &#8220;<em>Il nostro obiettivo è semplice ma forte, conservare il cristiano bianco, i suoi ideali e le sue tradizioni. Siamo qui per guidare i nostri fratelli e le nostre sorelle bianche e ristabilire l&#8217;ordine in questa società collassata</em>&#8220;.  &#8220;<em>Si parla molto di orgoglio nero, orgoglio ebraico, orgoglio ispanico e addirittura di orgoglio gay</em>&#8220;, mentre &#8220;<em>esiste solo un segmento maggioritario della popolazione che non viene incoraggiato ad essere orgogliosa della propria discendenza e delle conquiste dei suoi avi. Quel gruppo etnico è la razza bianca</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align:justify;">
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			<media:title type="html">Bandiera del Ku Klux Klan</media:title>
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			<media:title type="html">Il KKK italiano</media:title>
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		<title>Sergio Gonzáles Rodríguez a Ferrara per il Festival di Internazionale</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 14:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blick]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Smedile]]></category>
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		<description><![CDATA[Salvatore Smedile
È un po’ che sento parlare di Sergio Gonzáles Rodríguez, lo scrittore messicano che ha fortemente contribuito ad aprire gli occhi sui femminicidi di Ciudad Juárez. Sembra la solita storia nera che riguarda il sud del mondo dove tutto è possibile perché non c’è legge che tenga e dove anche dio pare essersi perso, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=946&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-decoration:underline;">Salvatore Smedile</span></p>
<div id="attachment_947" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/11/nel-vicolo.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-947" title="Nel vicolo" src="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/11/nel-vicolo.jpg?w=180&#038;h=240" alt="Nel vicolo" width="180" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Sergio Gonzáles Rodríguez, Ferrara, ottobre 2009. Foto di Salvatore Smedile.</p></div>
<p style="text-align:justify;">È un po’ che sento parlare di Sergio Gonzáles Rodríguez, lo scrittore messicano che ha fortemente contribuito ad aprire gli occhi sui femminicidi di Ciudad Juárez. Sembra la solita storia nera che riguarda il sud del mondo dove tutto è possibile perché non c’è legge che tenga e dove anche dio pare essersi perso, ma è molto di più. Sono stati gli amici di <a href="http://www.surnet.it/" target="_blank">SUR</a> (Società Umane Resistenti) a sensibilizzarmi sull’argomento. Quanti fatti ci passano accanto e non ce ne accorgiamo, quante tragedie esulano dalla lista delle nostre priorità, quante connessioni con il presente non facciamo in tempo ad interpretare! Lungo la frontiera maledetta, tra Messico e Stati Uniti, delle sparizioni e dei crimini al limite dell’assurdo, fuori da qualsiasi immaginazione umana, vengono messi a tacere sotto gli occhi di tutti. Nell’era del digitale e della rete che basta un tasto ad attivare, bisogna ancora fare i conti con l’omertà e un’impunità pressoché totale.<br />
Appena ho saputo che quest’anno al Festival di <a href="http://www.internazionale.it/home/" target="_blank">Internazionale</a> a <span id="more-946"></span>Ferrara sarebbe venuto Sergio Gonzáles Rodríguez, mi sono accordato con gli amici di SUR per andarlo a conoscere di persona. “<em>Se è amico vostro è amico mio</em>”, aveva risposto loro quando gli avevano scritto della mia intenzione di allestire uno spettacolo sui fatti di Juárez.<br />
A Ferrara cerchiamo Rodríguez direttamente nel vivo del Festival annunciandoci come suoi amici. Comprendiamo subito che dovremo fare un po’ di anticamera: ogni giornalista straniero ha al seguito un’accompagnatrice che, oltre a fargli da interprete, coordina gli appuntamenti con le tv e i giornalisti. Anche noi vorremmo intervistarlo. In breve lo agganciamo e lo trasciniamo in un bar. Non parlo spagnolo ma in Anita ho un’interprete eccezionale. Sergio è affaticato e chiede una birra ristoratrice. Il corpo, martoriato da un pestaggio seguito alla pubblicazione del suo <a href="http://www.ibs.it/code/9788845920431/gonzaacutelez-rodriacuteguez-sergio/ossa-nel-deserto" target="_blank"><em>Huesos en el desierto</em></a>, ha i segni vivi del prezzo pagato per non aver taciuto. I rumori lo infastidiscono e il suo passo non è più coordinato. Ordino un succo di mirtilli. “<em>Cos’è?</em>”, chiede. “<em>Non ce l’abbiamo in Messico&#8230; Ha un bel colore però</em>”. Ha bisogno di divagare e noi lo assecondiamo. Ci ha seguito Diana Washington Valdez, giornalista di <em>El Paso Times</em>, americana ma orgogliosa delle sue origini indie. Capelli lunghi naturali e abiti che non seguono le mode. Sempre in guardia perché abituata a non fidarsi di chi le gira intorno, essendo stata anche lei più volte minacciata per i suoi reportages investigativi sulle morti di Juárez.<br />
Rodríguez trova il modo di prendersi in giro: “<em>Sapete perché ripartirò per il Messico già dopodomani?&#8230; Ho l’esame per l’abilitazione giornalistica</em>”. Risata generale. Prima di uscire il barista mi chiede: “<em>Chi è quel signore?</em>”. Rispondo quasi risentito: “<em>Sergio Gonzáles Rodríguez, lo scrittore messicano</em>”. Dal suo sguardo capisco che vorrebbe saperne qualcosa di più. “<em>Ha visto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bordertown" target="_blank">Bordertown</a>, il film con Antonio Banderas e Jennifer Lopez?</em>”. “<em>Ho capito… arrivederci</em>”. A volte basta una parola a fare da ponte e ci si intende a meraviglia.</p>
<div id="attachment_948" class="wp-caption alignright" style="width: 205px"><a href="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/11/il-salotto.jpg" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-948" title="Il salotto" src="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/11/il-salotto.jpg?w=195&#038;h=146" alt="Il salotto" width="195" height="146" /></a><p class="wp-caption-text">Il dibattito con Sergio Gonzáles Rodríguez, Ferrara, ottobre 2009. Foto di Salvatore Smedile.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Il dibattito (<em>Messico: la nuova frontiera del narcotraffico</em>) si svolge al Teatro Comunale. Il moderatore, Carlo Bonini di <em>Repubblica</em>, fa domande generiche senza mai andare nel concreto, oltre i soliti discorsi della legalizzazione, del degrado delle istituzioni. Nelle loro risposte spesso gli intervistati lanciano input che il giornalista non sempre riesce a cogliere in pieno. Il narcotraffico messicano è la parte oscura dell’economia globale ma un dibattito pubblico è uno show con precise regole salottiere da rispettare. L’apice si raggiunge quando una ragazza racconta della sua esperienza: il nonno sequestrato a Juárez, un riscatto di 50000 dollari pagato mettendo insieme i risparmi di tutti familiari, il terrore in cui si vive laggiù senza che nessuno faccia nulla, come se non ci fosse nessuna autorità in grado di intervenire. Un inferno dove non si riesce più a vivere e ci si chiude in casa per difendersi dai propri simili. Le violenze sulle le donne di Juárez trovate amputate e uccise con riti sacrificali, i cui numeri ufficiali vengono spesso smentiti, costituiscono un imbarbarimento sociale istituzionalizzato.<br />
Finito il dibattito, ancora un paio di interviste e finalmente Rodríguez ci chiede di portarlo a cena in un posto <em>muy tranquilo</em>. Gli amici di SUR abbandonano l’idea dell’intervista: la cinepresa è pronta ma non sono pronti Sergio Rodríguez e Diana Valdez. Di una giornata spesa a rincorrere discorsi più o meno uguali rimane la stanchezza e forse la convinzione che serva davvero scrivere di cose che scottano. Entrambi confessano a malincuore che dieci anni fa avevano qualche speranza in più di cambiare il mondo. La serata trascorre saltando da un argomento all’altro mantenendo costante il confronto tra le nostre culture di provenienza. “<em>Ti porterà fortuna Juárez</em>”, mi dice Diana Valdez.<br />
Il giorno dopo i riflettori del Festival saranno puntati su qualcun altro e gli amici messicani che lasciamo per le vie di Ferrara torneranno ad essere due sconosciuti nel mare del giornalismo impegnato.</p>
<p style="text-align:justify;">
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		<title>Lettere da New York</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/28/lettere-da-new-york/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 15:11:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carlotta Scioldo]]></category>
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		<description><![CDATA[Carlotta Scioldo*
Mentre al sesto piano della Federal Court di New York l’imputato Gotti Junior, ormai diventato icona della mafia italiana per i media americani, cerca di difendersi pacificamente contro l&#8217;accusa di aver ucciso, facendo parte del clan Gambino, un soldato nel 1990 al World Trade Center, di essere principale responsabile di cifre immense di riciclaggio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=942&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;">Carlotta Scioldo</span>*</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 281px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Manhattan4_amk.jpg" target="_blank"><img title="Manhattan ed il ponte di Brooklin" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d7/Manhattan4_amk.jpg/800px-Manhattan4_amk.jpg" alt="Manhattan ed il ponte di Brooklin" width="271" height="142" /></a><p class="wp-caption-text">Manhattan ed il ponte di Brooklin. Foto di AngMoKio, CC 2.5</p></div>
<p style="text-align:justify;">Mentre al sesto piano della Federal Court di New York l’imputato Gotti Junior, ormai diventato icona della mafia italiana per i media americani, cerca di difendersi pacificamente contro l&#8217;accusa di aver ucciso, facendo parte del clan Gambino, un soldato nel 1990 al World Trade Center, di essere principale responsabile di cifre immense di riciclaggio di denaro sporco, di aver fatto da volta gabbana al più famoso, in quanto criminale, padre pur di difendersi dall&#8217;ergastolo, al pian terreno della vicina Criminal Court, senza riflettori scintillanti puntati sopra le vicende, passano in rassegna velocemente nomi e numeri di uomini di pelle scura che escono e entrano ammanettati e accompagnati da una o più guardie da una porta a destra per poi uscire da una a sinistra. Gli avvocati e i giudici quasi rigorosamente di pelle bianca, capelli brizzolati e camicia azzurra, non si scompongono per farsi rispettare. Il tono di voce rimane soave e pungente mantenendo sempre lo stesso volume. I secondini <span id="more-942"></span>accompagnano gli uomini da una porta all’altra facendoli scorrere davanti all&#8217;immanente e ingombrante scrivania, di legno e lastrata nero, alta, dietro la quale spunta il busto del giudice, alle spalle del quale scintilla la scritta &#8220;<em>In God, We trust</em>&#8220;.<br />
Spettatori di questa vicenda di quotidiana routine sono ora i parenti degli imputati, altrettanto di pelle scura, molti dei quali non capiscono la sentenza o per problemi di lingua o di volume, la voce della corte viene assorbita dal più alto vociferare che arriva da fuori. Si disperano in un giro fugace di sguardi e di pianti, senza capire, dall&#8217;altra parte il ritmo del passaggio dal tavolone sembra aumentare e soprattutto mai arrestarsi. Seduti accanto a questi, su panche di legno lucidato, una decina di studenti dell’Nyu, con la testa piena di dottrine &#8220;postmoderne&#8221; che probabilmente pensano a come poter analizzare ciò che vedono attraverso strutture decostruttiviste.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 271px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:NYC_wideangle_south_from_Top_of_the_Rock.jpg" target="_blank"><img title="New York City" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/80/NYC_wideangle_south_from_Top_of_the_Rock.jpg" alt="New York City" width="261" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">New York City. Foto di Daniel Schwen, CC 2.5</p></div>
<p style="text-align:justify;">Fuori New York continua a scorrere come sempre fa, senza tregua, inafferrabile. I gialli taxi guidati da afroamericani, tailandesi, indiani, continuano a susseguirsi l&#8217;un altro fino a lasciare Manhattan per raggiungere il citato ponte di Brooklyn, le linee delle diverse metropolitane continuano ad intrecciarsi con i loro diversi pubblici dettati dal quartiere, per rendere questo grande cuore pulsante funzionante.<br />
Mentre i bambini di pelle bianca, con zainetto in spalla e pantaloncini di velluto a coste blu Ralph Lauren, per mano alla loro mamma bionda, che spesso porta a spalla il suo materassino per fare yoga, ultima moda newyorkese, zampettano in comode Clark&#8217;s scamosciate attorno alla 45esima strada, cento strade più a nord, in Uptown, una moltitudine di bimbi di pelle nera e dagli occhi grandi ti scrutano incuriositi dalla tua pelle bianca bianca e i capelli rossi. I ragazzini qua stanno per le strade, cantano, reppano, ballano, si spostano da Donut’s a Domino a McDonald&#8217;s per sgranocchiare qualcosa, poi salgono su una metro a caso, ballano dentro i vagoni sperando che qualche downtown man sganci un dollaro.<br />
Quassù i vecchi giocano a scacchi per strada, ci sono tornei, regole, ruoli, le donne spesso parlando spagnolo tra loro, pochi sanno l&#8217;inglese nella micro macro-comunità latina di Harlem, i bimbi giocano per strada. Tutto avviene per strada, il loro privato si trasforma in pubblico, in museale, come hanno teorizzato in downtown, nelle Università, in visibile ai turisti, in antropologicamente interessante.<br />
Mentre negli undici piani della prestigiosa biblioteca dell’università privata Nyu e il suo quartiere invaso da dipartimenti, uffici, palestre, cinema, ristoranti, librerie, milioni di volti delle più diverse nazionalità si affrettano a fotocopiare, studiare, ricercare, appuntare, trascrivere e ornare, sempre presentando la loro <em>id card</em> per essere riconosciuti, vistosamente intere famiglie in metro, per strada, fuori dai negozi, ti chiedono l&#8217;elemosina.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 255px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Aster_newyorkcity_lrg.jpg" target="_blank"><img title="L'area metropolitana di New York" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4f/Aster_newyorkcity_lrg.jpg" alt="L'area metropolitana di New York" width="245" height="323" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;area metropolitana di New York. Immagine di dominio pubblico.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Mentre si sale e scende velocemente, affannosi e numerosi in spaziosi ascensori, nell&#8217;edificio 180 on Broadway, sempre lo stesso uomo, indiano con gli occhi azzurri, seduto sullo stesso sgabello di pelle nera usurata apre e chiude la porta di ferro battuto dell’ascensore per far salire i brevi passeggeri&#8230;<br />
Mentre più in uptown si sale le pelle diventa più nera, mentre più in downtown si scende la pelle diventa più bianca&#8230;<br />
Mentre in 33 Wooster Street nel lontano 1969 R. Schechner fonda il teatro più sperimentale, innovativo e &#8220;antiborghese&#8221;, ora nell&#8217;isolato di fronte si trova il negozio di Chanel, e accanto Tommy Hilfigher, e accanto Lacoste, e accanto donne sulla cinquantina con naso rifatto passeggiando attendono il verde dei semafori per sventolare all&#8217;aria i loro sacchetti di cartone ben definito dei riconosciuti negozi.<br />
Mentre giacche di tweed scozzese attendono l&#8217;ascensore al pian terreno per poter salire, tenendo in mano una tazza di lungo caffè Starbuck&#8217;s, nei jazz club di Harlem notte e giorno la radice della vera musica si fa carne&#8230;<br />
Mentre all&#8217;angolo sotterraneo della metropolitana dell&#8217;affollata 42esima strada il vecchio blues man decaduto suona la sua pianola giocattolo e tutta New York gli passa davanti veloce, davanti a lui solo persone girate verso 45 gradi a sinistra per guardare le gare di wrestling sui grandi televisoroni disponibili e il suono della telecronaca inghiotte il blues&#8230;<br />
e mentre io scendo giù a ritirare preziose apparecchiature foniche per il Wooste Group l&#8217;uomo che fa il postino, un giapponese con gli occhi occidentali, è felice perché è l&#8217;ultima consegna e dopo andrà a casa a leggere.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">*N.d.R: ﻿l&#8217;autrice vive attualmente a New York.</span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
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			<media:title type="html">Manhattan ed il ponte di Brooklin</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">New York City</media:title>
		</media:content>

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			<media:title type="html">L'area metropolitana di New York</media:title>
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	</item>
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		<title>Tertulliano</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/26/tertulliano/</link>
		<comments>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/26/tertulliano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 12:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dario Tozzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri raccolti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=931</guid>
		<description><![CDATA[Dario Tozzoli
Grande africano,
avvocato combattivo
e inquieto sacerdote,
il volgar proverbio
e l’anonimo “si dice”
a testimone ponesti
del divino fondamento
e natura dell’anima,
corporea figura.
Così ergesti
al vertice dell’umano
il comune senso
a scapito della coscienza

che inesorabile negasti
perché tu stesso –
triviale e primitivo –
privo ne fosti
per eccessivo amor
di bassa tradizione.
Attaccato al corpo
e alla materia bruta
la carne di Cristo
a spada tratta difendesti
e tutto l’intendere
al senso materiale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=931&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-decoration:underline;">Dario Tozzoli</span></p>
<p style="text-align:center;">Grande africano,<br />
avvocato combattivo<br />
e inquieto sacerdote,<br />
il volgar proverbio<br />
e l’anonimo “<em>si dice</em>”<br />
a testimone ponesti<br />
del divino fondamento<br />
e natura dell’anima,<br />
corporea figura.</p>
<p style="text-align:center;">Così ergesti<br />
al vertice dell’umano<br />
il comune senso<br />
a scapito della coscienza<br />
<span id="more-931"></span><br />
che inesorabile negasti<br />
perché tu stesso –<br />
triviale e primitivo –<br />
privo ne fosti<br />
per eccessivo amor<br />
di bassa tradizione.</p>
<p style="text-align:center;">Attaccato al corpo<br />
e alla materia bruta<br />
la carne di Cristo<br />
a spada tratta difendesti<br />
e tutto l’intendere<br />
al senso materiale riducesti.</p>
<p style="text-align:center;">La suprema veemenza<br />
con cui contro l’altro<br />
implacabile ti scagliasti,<br />
fosse questo gnostico<br />
o autentico cristiano,<br />
celava subdolo,<br />
e a te stesso soprattutto,<br />
l’odio inconfessabile<br />
che tu di te nutrivi,<br />
forse per questo:<br />
per avere del verbo<br />
colto a parole<br />
la superficiale lettera<br />
ma del vero spirito<br />
ahimè soltanto<br />
l’irrazionale assurdità.</p>
<p style="text-align:justify;">
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	</item>
		<item>
		<title>La casa proibita &#8211; parte seconda</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/22/la-casa-proibita-parte-seconda/</link>
		<comments>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/22/la-casa-proibita-parte-seconda/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 13:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[A. Valente]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Smedile]]></category>
		<category><![CDATA[Urzone]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Salvatore Smedile e Alberto Valente (illustrazioni)
Un ultimo sguardo ai nostri timori e ci siamo trovati a salire quelle scale di legno rumorosissime. Ad ogni passo un brivido, un moto di paura che a quell’età sono il massimo a cui aspirare.
Di Frida, oltre al modo di vestire scanzonato, alle lentiggini e all’esprimersi a balzi, mi piaceva [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=916&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-decoration:underline;">Salvatore Smedile e Alberto Valente (illustrazioni)</span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/scala-col-urzone-2-originale.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-919" title="SCALA col. urzone 2 originale" src="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/scala-col-urzone-2-originale.jpg?w=120&#038;h=148" alt="SCALA col. urzone 2 originale" width="120" height="148" /></a>Un ultimo sguardo ai nostri timori e ci siamo trovati a salire quelle scale di legno rumorosissime. Ad ogni passo un brivido, un moto di paura che a quell’età sono il massimo a cui aspirare.<br />
Di Frida, oltre al modo di vestire scanzonato, alle lentiggini e all’esprimersi a balzi, mi piaceva come affrontava le situazioni non troppo sicure. La conoscevo da soli due anni ma era già la mia amica del cuore. Tutti i miei amici avevano i loro amici, la loro combriccola; andavano a giocare al fiume, costruivano le loro capanne e combattevano una guerra immaginaria contro un nemico immaginario. Io, invece, da quando avevo capito che a dieci anni si può essere intimi con una ragazza della propria età, senza ancora la distrazione di desideri e impulsi sessuali, me la <span id="more-916"></span>facevo con Frida.<br />
<a href="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/mare-col-urzone-2-originale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-920" title="MARE col. urzone 2 originale" src="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/mare-col-urzone-2-originale.jpg?w=212&#038;h=88" alt="MARE col. urzone 2 originale" width="212" height="88" /></a>Quando potevo. Ci si vedeva d’estate e nel periodo pasquale. O andavo io in Germania o veniva lei da me. Dipendeva dagli impegni e dalla voglia dei nostri genitori. Mia madre, appassionata di letteratura tedesca e musica barocca, la metteva sempre sulla cultura.<br />
<em>Rudi, che facciamo a Pasqua? Andiamo dai Borchert?</em><br />
<em>Di nuovo in Germania?&#8230; Fa freddo!&#8230;</em><br />
Era chiaro che la passione di mia madre raramente incontrava quella di mio padre. Lei metteva il Deutsch ovunque poteva. Mio padre si chiamava Rodolfo ma per lei era Rudi. Io mi chiamavo Sebastiano e lei, indovinate in omaggio a chi, mi chiamava Sebastian. Lei era Francesca ma dovevamo assolutamente chiamarla Franziska, marcando sempre bene la kappa.<br />
<a href="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/visi-urzone-2-originale.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-921" title="VISI urzone 2 originale" src="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/visi-urzone-2-originale.jpg?w=99&#038;h=148" alt="VISI urzone 2 originale" width="99" height="148" /></a>A Frida mia madre era molto simpatica. Quando ci eravamo conosciuti, in Sicilia, aveva capito subito di aver incontrato qualcuno che avrebbe cambiato la sua vita. L’amore non ha età ed è fatto di ampiezze che non sempre sono ben definite. Crescendo mi sono reso conto che i desideri hanno bisogno di carne, che devono rompere il guscio della loro infanzia per incontrarsi. Sono le ragazze e poi le donne che me lo hanno insegnato, che  mi hanno aiutato ad essere meno ingenuo e più concreto. Bisogna pur arrivare al punto in cui deve accadere qualcosa, in cui uno dei due prende l’iniziativa di spingere verso il suo compimento ciò che naturalmente è.<br />
Con Frida no. Non solo per l’età. Quella di quando l’ho salutata dalla macchina, finite le vacanze, è rimasta una scena primordiale che porterò sempre con me. Sono sicuro che prima di morire rivedrò Frida muovere la mano, trattenere qualche lacrima e dire: <em>Adieu Sebastian!</em><br />
<em><a href="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/auto-col-urzone-2-originale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-922" title="AUTO col. urzone 2 originale" src="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/auto-col-urzone-2-originale.jpg?w=170&#038;h=148" alt="AUTO col. urzone 2 originale" width="170" height="148" /></a>Adieu Frida</em>, pensavo tra me. Non avevo la forza e il coraggio di parlare. Era meglio così.<br />
Mio padre guidava composto. Mia madre, invece, era girata dalla parte del suo finestrino. Non voleva farsi vedere da nessuno dei tre. Chissà… Forse andava indietro nel tempo e ripassava tutte le sue partenze, i suoi amori perduti e mai più ritrovati. Forse, semplicemente, era felice per me.<br />
<em>Ti ricordi, Frida?</em><br />
<em>Cosa…<br />
Quella volta al mare.<br />
Quale?<br />
In Sicilia, la prima volta.<br />
Ma proprio ora ti viene in mente?<br />
<a href="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/lei-col-urzone-2-originale.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-923" title="LEI col. urzone 2 originale" src="http://nulladiessinelinea.files.wordpress.com/2009/10/lei-col-urzone-2-originale.jpg?w=155&#038;h=148" alt="LEI col. urzone 2 originale" width="155" height="148" /></a>Queste scale mi ricordano quelle della nostra pineta dietro il Santuario…</em><br />
Già… ecco perché mi sono impiantato.<br />
Salivamo in cima di corsa e ci nascondevamo tra i pini. Ci piaceva farci cercare, sentire le voci dei nostri genitori preoccuparsi per noi. Era meglio di un film, meglio di qualsiasi altro gioco. Intanto le tenevo stretta la mano. Una volta l’ho anche baciata sulla guancia.<br />
<em>Li senti?<br />
No Sebastian, non sento niente se sono con te.</em><br />
È stata la prima dichiarazione d’amore della mia vita.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#999999;">N.d.R.: clicca <a href="http://nulladiessinelinea.wordpress.com/category/rubriche/urzone/" target="_blank">qui</a> per le altre puntate.</span></p>
<p style="text-align:justify;">
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			<media:title type="html">Linea</media:title>
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			<media:title type="html">SCALA col. urzone 2 originale</media:title>
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			<media:title type="html">LEI col. urzone 2 originale</media:title>
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			<media:title type="html">Bookmark and Share</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Sulle regole: quattro chiacchiere con Gherardo Colombo</title>
		<link>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/19/sulle-regole-quattro-chiacchiere-con-gherardo-colombo/</link>
		<comments>http://nulladiessinelinea.wordpress.com/2009/10/19/sulle-regole-quattro-chiacchiere-con-gherardo-colombo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 13:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maria Genovese]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Gherardo Colombo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Sulle regole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://nulladiessinelinea.wordpress.com/?p=914</guid>
		<description><![CDATA[Maria Genovese
N.d.R: questo articolo è stato originariamente pubblicato su Babylonbus.
“La giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall&#8217;incomunicabilità. La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole”. Prendendo le mosse da questa frase particolarmente significativa del libro Sulle regole di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=nulladiessinelinea.wordpress.com&blog=2367298&post=914&subd=nulladiessinelinea&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-decoration:underline;">Maria Genovese</span></p>
<p><span style="color:#999999;">N.d.R: questo articolo è stato originariamente pubblicato su <a href="http://www.babylonbus.org/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=385185&amp;mode=thread&amp;order=0&amp;thold=0" target="_blank">Babylonbus</a>.</span></p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 188px"><a href="http://www.ibs.it/code/9788807171451/colombo-gherardo/sulle-regole.html" target="_blank"><img title="Sulle regole" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788807171451" alt="Sulle regole, Gherardo Colombo. Copertina." width="178" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Sulle regole, Gherardo Colombo. Copertina.</p></div>
<p style="text-align:justify;">“<em>La giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall&#8217;incomunicabilità. La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole</em>”. Prendendo le mosse da questa frase particolarmente significativa del libro <em>Sulle regole</em> di Gherardo Colombo, abbiamo provato a ragionare sul senso delle regole e la cultura della giustizia con l&#8217;ex magistrato che, in più di 30 anni di carriera, ha visto da vicino le inchieste giudiziarie che maggiormente hanno segnato la nostra storia recente, dalla P2 al delitto Ambrosoli, da Mani Pulite ai processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Uno stupratore viene scarcerato. Il cittadino rimane disorientato perché sembra che le regole vengano calpestate proprio da chi le dovrebbe far rispettare, dando la sensazione che la stessa magistratura vanifichi il lavoro delle forze dell&#8217;ordine nell&#8217;applicazione delle leggi: come si fa in queste condizioni a comprendere le regole?</strong></span><br />
In realtà non è così sempre difficile comprenderle. Ma, venendo al suo esempio, per quello che riguarda il tema della custodia cautelare, bisogna ricordare che anche per questa ci sono regole. Attraverso di esse il legislatore, seguendo lo spirito della Costituzione, garantisce i cittadini: non si può tenere in prigione una <span id="more-914"></span>persona, prima della sentenza definitiva, quando vengono a mancare gli indizi, o non c’è pericolo di fuga, di inquinamento probatorio o di reiterazione del reato. Non si può escludere che i magistrati sbaglino, ma non ci si può far impressionare e condizionare dalle notizie di stampa, senza verificare &#8211; per stare all’esempio &#8211; quale fosse la situazione concreta nella quale è stata disposta la carcerazione o la scarcerazione.<br />
Temo che qualche volta sostenere che i magistrati creano confusione o affermare che le regole sono troppo complicate sia uno strumento utilizzato per giustificare la tendenza, magari inconsapevole , a non osservare le leggi.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Nel suo libro, Lei presenta due modelli di società: una società verticale ed una orizzontale. Ce li spiega in due battute?</strong></span><br />
La società verticale è organizzata gerarchicamente:  i diritti e i doveri sono distribuiti in modo discriminato, a qualcuno tanti diritti e pochi doveri, e a tanti molti doveri e pochi diritti. La società orizzontale, invece, è strutturata in modo che tutte le persone siano, per quanto è possibile, sullo stesso piano, ciascuna con diritti e doveri analoghi a quelli degli altri. Perché una società sia orizzontale non basta che le leggi la organizzino in tal modo, è anche necessario che le leggi siano rispettate dai cittadini.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">In Italia abbiamo un modello di Costituzione orizzontale, che governa un sistema essenzialmente verticale: non è un paradosso?</span></strong><br />
Non credo che si possa dire che il nostro sistema di leggi sia verticale, perché la Corte Costituzionale ha il compito di annullare le leggi che non sono conformi alla Costituzione. Secondo me il problema del nostro paese sta soprattutto nel fatto che le leggi molto spesso non vengono rispettate. La società si trasforma in “verticale” quando i cittadini non rispettano le leggi che la farebbero “orizzontale”.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 215px"><a href="http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Gherardo_Colombo.JPG?uselang=it" target="_blank"><img title="Gherardo Colombo." src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/af/Gherardo_Colombo.JPG/657px-Gherardo_Colombo.JPG" alt="Gherardo Colombo, ex magistrato italiano, durante una conferenza a Trento. Foto di Andreas Carter, CC 2.5" width="205" height="186" /></a><p class="wp-caption-text">Gherardo Colombo durante una conferenza a Trento. Foto di Andreas Carter, CC 2.5</p></div>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">Da 15 anni a questa parte molte sono state le leggi che toccando la costituzione l&#8217;hanno di fatto modificata notevolmente, soprattutto nella rappresentatività del parlamento: basti pensare alla perdita delle preferenze, alle liste bloccate, alla scomparsa del proporzionale o la recente proposta di fare votare in parlamento solo i capigruppo. Non è  una negazione del ruolo stesso del parlamento, che stravolge i principi iniziali della Costituzione?</span></strong><br />
Vede, io penso che i due modelli di società, verticale e orizzontale, siano dei punti di riferimento effettivi per ciascuno di noi. C’è chi pensa che la società vada organizzata verticalmente, e chi pensa che vada organizzata orizzontalmente. La nostra Costituzione tende molto all’orizzontalità, ma questa tendenza non è sempre gradita a tutti. La Costituzione può anche essere cambiata: importante è dove si collocano i cittadini, qual è la loro tendenza, perché  in  democrazia  sono i cittadini ad indirizzare la società in un senso piuttosto che in un altro.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Questo fa pensare al primo capitolo del libro, “<em>Un paese immaginario</em>”, dove descrive un luogo molto poco immaginario, in cui l&#8217;elusione delle regole è un fatto sistematico, che va dall&#8217;idraulico che ti fa lo sconto non rilasciando fattura fino al politico corrotto e alla mafia: vuol dire che è un sistema che parte da noi?</strong></span><br />
Esatto: è un sistema che parte da noi. E se parte da noi, l&#8217;unica strada per modificarlo consiste nel modificare modo di pensare e comportamento. Iniziare a farci fare la fattura dall&#8217;idraulico.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">Quindi è semplicemente un fatto comportamentale, una forma di educazione che dobbiamo avere?</span></strong><br />
Non è esattamente una questione comportamentale, perché ci si comporta in base a quello che si crede. Se lei crede che sia “giusto” non farsi fare la fattura dall&#8217;idraulico non se la farà fare; se al contrario lei ritiene che sia “giusto” che l&#8217;idraulico le faccia la fattura lei insisterà per averla. Il primo punto è individuare il nostro senso di giustizia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">Ma questo senso di giustizia, tornando a quanto diceva all&#8217;inizio, non viene ad essere banalmente stravolto utilizzando come facile alibi il comportamento poco virtuoso di chi organizza ed amministra la giustizia?</span></strong><br />
La via sta nell&#8217;individuare precisamente quali sono i nostri interessi. Lei in che città vive?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">Bologna.</span></strong><br />
A Bologna ogni tanto l&#8217;aria è inquinata?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">Purtroppo sì.</span></strong><br />
Chi la inquina?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">Noi.</span></strong><br />
E chi se ne lamenta?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">Sempre noi.</span></strong><br />
Se ci lamentiamo delle cose che facciamo, vuol dire che non abbiamo capito. O no?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ff6600;">Evidentemente. Grazie.</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">__________________</p>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 17:35:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nulladiessinelinea</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Elena Capriolo
Resta poco da scoprire. Scorci
di armoniosa silhouette sul fondo del tramonto. Passi e voli via nera.
Chiusa nel tuo sacco. Per non pensare
alla mia voglia di pensare a chi.
Ordinata-mente.
Resti senza strati. Casa.
__________________



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<p>Resta poco da scoprire. Scorci<br />
di armoniosa silhouette sul fondo del tramonto. Passi e voli via nera.<br />
Chiusa nel tuo sacco. Per non pensare<br />
alla mia voglia di pensare a chi.<br />
Ordinata-mente.<br />
Resti senza strati. Casa.</p>
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