Da San Bernardo di Conio al bosco di Rezzo

Aloisius

Bosco di Rezzo, ponte romanico. Fotografia di Aloisius, 16 maggio 2010.

Che la neve avesse imbiancato le cime, non me ne ero accorta subito.
Non ci si pensa alle creste immacolate a metà maggio, sulle nostre Alpi Liguri, già fiorite di colori ed accarezzate dall’aria salmastra.
Andavo su a prendere il rosmarino, che so crescere spontaneo a cespugli, tra i muri a secco, un po’ dovunque, percorrendo così, senza pensieri, la valle del torrente Impero, che di questa stagione, povero di acqua, costeggia la strada statale verso il Colle di Nava.
La corona delle cime bianche, mi è apparsa tutta d’un tratto. Sfolgorante di sole, come un continua

Groenlandia: caccia (fotografica) al bue muschiato

Alessandro Vaio

Alla ricerca dei buoi muschiati

La Groenlandia orientale è il luogo da me scelto per vedere l’Artide per la prima volta. Come posto promette bene. C’è il fiordo più lungo e profondo del mondo, lo Scoresby Sound e il parco nazionale più grande del mondo (più di tre volte l’Italia) si trova poco più a nord. La fauna è abbondante: buoi muschiati, orsi bianchi, volpi, lepri, girifalchi, qualche sparuto lupo e decine di migliaia di uccelli migratori; il mare ospita narvali, trichechi, foche e balene di ogni genere. Sulle mappe vi sono tuttora delle aree marcate come “inesplorato” e la storia della zona è interessante: più di 1000 anni fa alcuni gruppi Inuit migrano dal nord della Groenlandia per continua

Le differenti scene di New York

Carlotta Scioldo*

Bronx Museum of the Arts. Immagine di dominio pubblico.

Domenica 15 novembre, il museo del Bronx di New York, interessante dispositivo che cerca di fermare, mostrare, dimostrare e comprovare il flusso di vita che trova espressione in questo particolare e sofferto quartiere, è invaso da pubblici diversi.
Il pubblico di elite raffinata e qualvolta queer, ancora affascinato dai reading stile futurista di Performa 09, importante festival di performance art della contemporaneità mondiale, questa volta si trova rilegato nello stretto secondo piano, mentre il museo non riesce nel suo intento di intrappolamento e di rendere museale la vitalità creativa degli afroamericani del Bronx. Il vasto piano sotterraneo rimbomba di vita, di ritmi, di rime, di slang, la radice dell’hip hop prende qui forma, le collane d’oro del pubblico scintillano, i colori dei loro vestiti ballano… Il motto di Performa 09, “wake up New York”, suona come un gioco d’azzardo infondato. I simposi di argomenti artistico culturale su performance, architettura ed arti visive spesso non continua

Lettere da New York

Carlotta Scioldo*

Manhattan ed il ponte di Brooklin

Manhattan ed il ponte di Brooklin. Foto di AngMoKio, CC 2.5

Mentre al sesto piano della Federal Court di New York l’imputato Gotti Junior, ormai diventato icona della mafia italiana per i media americani, cerca di difendersi pacificamente contro l’accusa di aver ucciso, facendo parte del clan Gambino, un soldato nel 1990 al World Trade Center, di essere principale responsabile di cifre immense di riciclaggio di denaro sporco, di aver fatto da volta gabbana al più famoso, in quanto criminale, padre pur di difendersi dall’ergastolo, al pian terreno della vicina Criminal Court, senza riflettori scintillanti puntati sopra le vicende, passano in rassegna velocemente nomi e numeri di uomini di pelle scura che escono e entrano ammanettati e accompagnati da una o più guardie da una porta a destra per poi uscire da una a sinistra. Gli avvocati e i giudici quasi rigorosamente di pelle bianca, capelli brizzolati e camicia azzurra, non si scompongono per farsi rispettare. Il tono di voce rimane soave e pungente mantenendo sempre lo stesso volume. I secondini continua

Marc Augé e lo Jutland

Salvatore Smedile

Krik Vig, Jutland, luglio 2009. Fotografia di Chiara Costardi.

Krik Vig, Jutland, luglio 2009. Fotografia di Chiara Costardi.

È dai tempi in cui iniziava a parlare dei non-luoghi che seguo Marc Augé. Un’ammirazione sincera, nata più dall’averlo ascoltato in pubblico che dalla lettura diretta dei suoi scritti. Nei miei primi anni a Torino ero un assiduo frequentatore della Fiera del Libro. Sarà stato l’abitare in una nuova città, sarà stato che vent’anni fa il Salone aveva una dimensione più umana, sarà stato che avevo un’altra età ma un paio di giorni di fila non me li toglieva nessuno. Più che girare per gli stand curiosavo tra i dibattiti e gli incontri con gli autori. Sarò un po’ nostalgico ma mi sembra che le proposte di allora fossero più fruibili e a portata di mano. Oggi, con i suoi 1400 espositori e 300000 continua