I riverberi dell’uno

Salvatore Smedile

Copertina di cartone grigio con qualche figura apparentemente buttata lì a caso; cd completamente nero senza nessuna scritta. Sulla seconda e terza di copertina poche notizie di carattere tecnico (autore, produttore, studio di registrazione) e una dichiarazione bilingue di estetica (italiano e inglese): “Questo disco è UNO perché la musica che ci sta dentro è nata da un solo strumento, in un solo momento performativo e nell’unità estemporanea di gesto ideativo e gesto esecutivo.” Il resto, come deve essere, lo fa la musica.

I riverberi dell’uno
Zeno Gabaglio, UNO
Zeno Gabaglio: violoncello – violoncello elettrico – looping tools
Registrato e missato da Nello Sofia al Blackdog Studio di Lugano (luglio 2006)
http://www.zenogabaglio.com
http://www.pulverundasche.com

La prima domanda: che tipo di sonorità rappresenta questo esordio discografico di Gabaglio? Intriga per la direzione musicale che sta prendendo, decisamente (se è ancora attuale questo termine) controcorrente. Nel mare della ritmica elettronica, dove si fa a gara a chi pesta più forte e più veloce e soprattutto dove la musica viene utilizzata per ballare, UNO cerca una via interna, intimista. Ma si comprende subito che questa è solo una parte del discorso. L’acustico è al servizio dell’elettronica e l’elettronica serve e riconosce un unico padrone, cioè il suo autore-esecutore. I titoli delle dieci tracce che accennano a situazioni ben definite e reali, suggeriscono un oltre con cui orientarsi nella trama sonora. Chiara (traccia 1), Claire (traccia 4) e Clara (traccia 9) sono le stesse persone? Tuttoscorre (traccia 2), così com’è scritto, è sufficiente per indicare la continuità del tutto? Finale (traccia 10) è veramente l’uscita dal labirinto? La seconda domanda: cosa non si può dire della musica di Gabaglio? Non è intrattenimento, né rilassamento, né meditazione, né disco bar. Non è del tutto armonica e neppure del tutto disarmonica. Non è pesante, né leggera; non è allegra, né nostalgica. Non è musica che afferri al primo ascolto. Dietro l’apparente minimalismo di cellule sonore che si ripetono ogni volta con un qualcosa in più che le rende sempre nuove e diverse, si rivela un paesaggio ampio, a tratti lineare a tratti discordante. La terza domanda: quali sono i movimenti di UNO? A me paiono sostanzialmente tre. Il primo è quello che va dalla traccia 1 a metà della traccia 7. Qui domina una pulsazione riconoscibile per ogni titolo, un sottofondo che struttura gli innumerevoli rivoli che ne discendono e che ne potrebbero discendere. Il secondo parte da metà della traccia 7 per arrivare a tutta la traccia 9. Qui l’elettronica, sempre ben modulata e inserita in registro che non sfugge mai al controllo dell’esecutore, prende il sopravvento. Il terzo movimento, la traccia 10, è quello che chiude l’itinerario. Qui si delinea il nuovo, la strada che forse Gabaglio imboccherà nei prossimi anni. Un’idea compositiva antica e contemporanea, circolare, figlia della tradizione ma proiettata nel futuro, con l’orecchio sempre teso all’incontro con l’ascoltatore. La quarta domanda: c’entra l’improvvisazione? Se, come afferma sul suo sito, l’artista sta cercando “una propria ambigua via tra theorein e poiein – tra il pensare e il fare – il dogma dell’accademia non è un abito che indossa volentieri. Non gli basta suonare con disciplina il violoncello: ha bisogno di spaziare in tutti gli ambiti probabili dell’universo in cerca di nuove mappe, nuove forme di partecipazione all’evento suono. Se la musica è un’ entità in continua evoluzione, un’energia che pulsa ovunque nell’universo, l’improvvisazione è l’approccio naturale per chi cerca la verità del momento. La quinta domanda: che sia musica per film? La pratica artistica di Gabaglio conferma una certa esperienza in campo cinematografico e questo non sorprende. Il potere evocativo della musica, quando si rivolge all’interno, lascia impronte decisive sul terreno delle immagini e dei ricordi. Le stanze di UNO sono le stanze di una lontana memoria rivissuta per dichiarare che esiste. La sesta, ultima e provvisoria domanda: è musica consonante o dissonante? Gabaglio è un uomo di confine, si muove tra la Svizzera e l’Italia con disinvoltura e questo sembra essere l’aspetto esteriore della sua cifra artistica. UNO, contraddicendo la sua dichiarazione di estetica presentata sul cd, non è suonato con un solo strumento ma è un riverbero illimitato di un suono che vaga per il cosmo. Per qualche secondo verrebbe da chiamarlo psichedelico ma mentre lo stai pensando sta diventando qualcos’altro. La musica di Gabaglio non è mai una cosa sola, è costituita da un insieme di esperienze che rendono nomade l’ascolto, in transito. Di passaggio. È ancora presto per affermare quale sarà il suo mondo sonoro futuro ma alcune linee fondanti sono già state delineate. Siamo solo agli inizi di un’avventura che non ci deluderà.

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