I.V.G.¹

Sonia Chioni

Quando è l’ora il primo gruppo viene condotto nella sala d’attesa comune. Vestite di camicine e pigiami color confetto zampettano in una fila disordinata e silenziosa come pecorelle incerte, urtandosi appena le une con le altre. Parlano poco o niente, anche perché molte sono straniere, soprattutto dell’est, che vengono qui perché è tutto gratis.

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La maggior parte ha la pelle liscia, la testa bassa e meno di vent’anni; in mezzo a loro c’è qualche veterana a cui l’esperienza ha tolto la vergogna dagli occhi e la freschezza dalla carne. Sono chiamate una alla volta e guidate da comandi gentili ma brevi, freddi e infallibili perché affinati dal lungo uso. Abbandonano le ciabatte e si issano sul lettino, qualcuna per pudore si è tenuta le mutande fino all’ultimo e rallenta il ritmo delle operazioni. Le gambe vengono spalancate e fissate ai sostegni con delle cinghie, se Cristo fosse stato donna avrebbe avuto questo letto come croce. Poco prima di addormentarsi qualcuna piange.
Il sistema però non ha tempo per consolare e il ginecologo ne ha ancor meno, tanto che quasi sempre inizia il lavoro prima che l’anestetico abbia raggiunto il picco di efficacia. Lui dice che è un attimo e che non fa male ma io sullo schermo lo vedo che il cuore ha fatto un balzo, lui vede una cavità e dei grumi appiccicosi di sangue da raschiare ma io vedo le contrazioni e lo spasmo di tutto il corpo, riflessi di un dolore che non son certa si sia fermato sulla soglia della coscienza.
Il dolore di un aborto non merita quasi mai l’indulto di un analgesico, strappare il frutto del peccato dalle carni significa sottrarsi volontariamente al supplizio del parto. Significa non far la propria parte per pagare il debito del peccato originale con cui ogni bambina nasce. Quei corpi sono colpevoli di essersi spalancati ad accogliere il piacere, ora è giusto che si aprano ancora al freddo metallo degli strumenti per raschiare assieme al sangue ogni traccia del godimento avuto. Il dolore risarcisce e insegna.
Ma non è solo la pena fisica a ferire, l’umiliazione di una condanna morale lacera ben più di una lama chirurgica. Queste donne sono giudicate per le culle che resteranno vuote, per le prime parole che non verranno mai pronunciate, per i fiocchi rosa che non verranno appesi alle porte. I primi complici di questo giudizio universale sono i medici e gli infermieri che si sono liberamente dichiarati non obbiettori e che per questo dovrebbero essere capaci di gettare senza rimorso quella morula di cellule ancora calde tra i rifiuti speciali. Invece proprio i loro modi ruvidi, l’omissione del conforto, i commenti vergognosi e questo caricare e scaricare corpi con ritmo di fabbrica danno la misura della colpa e puntano il dito ad indicare l’omicidio di qualcuno che non è mai esistito. A nessuno viene in mente che a spingere le loro azioni non deve essere l’indifferenza per quella gelatina sanguinante in fondo al catino ma un profondo rispetto per la vita e la libertà individuale. La femmina che adesso si piega intorno al perno del suo dolore e serra le mani al ventre è vita non perché respira e geme ma perché ha affermato il suo diritto ad avere forse un compagno migliore, forse una maturità piena, forse un lavoro garantito prima di scegliere di donare l’esistenza ad un nuovo essere.
In un paese che considera genocidio lo schianto di un milione di spermatozoi contro il muro di gomma del preservativo mi auguro che questa donna possa lasciare l’ospedale non con il marchio sottile della vergogna ma con la certezza che la felicità e la piena realizzazione non devono necessariamente passare attraverso lo stretto canale del parto.

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Note:
1: I.V.G.: Interruzione Volontaria di Gravidanza
2: ecco un piccolo estratto della legge (L. 22 maggio 1978, n. 194) che regola la tutela della maternità e l’aborto.
Il testo completo lo potete trovare al seguente indirizzo: http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/l194_78.html

4. Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e’ avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.
6. L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
9. Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non e’ tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione.
L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.
L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.
14. Il medico che esegue l’interruzione della gravidanza e’ tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite, nonché a renderla partecipe dei procedimenti abortivi, che devono comunque essere attuati in modo da rispettare la dignità personale della donna.

5 thoughts on “I.V.G.¹

  1. enricoh77 ha detto:

    Complimenti Sonia!!
    Secondo me questo è l’articolo più bello di tutto il primo numero di Linea, oltre ad essere il più legato all’attualità.

    Ciao

    Enrico

  2. Sono finito qui per caso ma, bellissimo articolo, inquietante il giusto e… beh sono stato rapito!

    PS chissa se ricordi chi sono :P
    Enrico

  3. Anonimo ha detto:

    a meno che un ictus distrugga il neurone che ho riservato al tuo ricordo saprò chi sei da qui all’eternità! mandami la tua mail.ciao sonia

  4. MArialuisa ha detto:

    Bellissimo!
    è un articolo toccante e condivido pienamente tutto ciò che hai scritto,

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