L’eterno manovratore

Diego Meggiolaro

Sabato 15 dicembre si è aperta a Napoli l’udienza preliminare nei confronti di 37 indagati nell’ambito dell’inchiesta definita “calciopoli”.
Ma lui, il principale protagonista di quell’infausta stagione, non si è presentato.
Luciano Moggi, il primo indagato, la mente e il manovratore di tutto quel sistema che onoratamente a lui doveva il nome, non è comparso davanti al Giudice per l’udienza preliminare.
Dopo che la giustizia sportiva nel giro di un estate aveva squalificato l’ex Direttore Generale della Juventus per 5 anni, finalmente anche la lentissima macchina della giustizia statale si è messa in movimento. Ma ci sono voluti quasi due anni per portare a termine l’inchiesta e iniziare il dibattimento penale.
E chissà quanto tempo ancora passerà per arrivare a un giudizio di primo grado, d’appello e di Cassazione. Probabilmente non li vedremo mai.
Per tutti gli indagati, i pubblici ministeri Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto il rinvio a giudizio, contestando il reato di frode sportiva e a venti di loro hanno anche contestato l’accusa più grave di far parte di un’associazione per delinquere.
Hanno chiesto di costituirsi parte civile il Coni, la Figc, la Lega professionisti, la Rai e le società dell’Atalanta, Bologna, Brescia, Lecce, Roma, Udinese e Salernitana, nonché la Federconsumatori e il Codacons. Tutti, a vario titolo, si sentono infatti danneggiati da quello che l’accusa ha definito, “il sistema Moggi”, un sistema fatto di minacce, corruzione e clientele in grado di pilotare a suo piacimento risultati sportivi e campagne acquisti.
Non è bizzarro che si sia costituita anche quella stessa Figc (molti dirigenti presenti e implicati in Calciopoli sono infatti ancora lì) che con il sistema Moggi è andata per anni a braccetto, almeno sotto la presidenza di Franco Carraro (2001-2006), come assodato dalla giustizia sportiva, che però, incomprensibilmente, è riuscita a far cancellare a Carraro la squalifica di soli 80.000 euro alla quale era giunto con la condanna d’appello. Bazzecole se si pensa che l’accusa aveva chiesto 5 anni di inibizione con richiesta di radiazione e 5.000 di multa per ogni illecito commesso e il primo grado gli aveva rifilato un’inibizione di 4 anni e 6 mesi.
Come dire, gli è andata bene due volte.
Ma lui, Big Luciano, o Lucky Luciano come altri l’hanno definito in memoria del noto mafioso italoamericano, in questi due anni non è stato certo alla finestra a guardare.
La squalifica l’ha sta scontando in modo tutto suo.
Da nuovi documenti, tra cui un’ampia informativa dei carabinieri, alcuni verbali relativi a recenti interrogatori e intercettazioni telefoniche sulle utenze di Moggi realizzate dopo la sua apparente uscita dal mondo del calcio, tra ottobre 2006 e gli inizi del 2007, risulta infatti che l’eterno manovratore abbia continuato a dirigere dietro le quinte come un burattinaio alcuni fili del gioco. Uno su tutti quelli del nuovo Direttore generale della Juventus, Alessio Secco, un ragazzo di 30 anni con la faccia da bambino, cresciuto professionalmente all’ombra del “padre” Moggi e che adesso alcune intercettazioni fanno capire che dietro le decisioni che prende ci sia in realtà la longa manus moggiana.
Ve ne propongo una dove il cucciolo Secco obbedisce al precettore senza obiezioni.
È Moggi a chiamare. Alle 19 e 38 del 10 aprile 2007.

Moggi: “Stà a sentire… adesso tè devi fà ‘na cosa”.
Secco: “Sì”.
M.: “Devi dire che sembrano assurde tutte le critiche rivolte a Deschamps. Siamo primi in classifica e abbiamo avuto diecimila infortuni”.
S.: “Certo”.
M.: “L’allenatore ha fatto bene. L’allenatore resta con noi. L’allenatore praticamente ha la fiducia dei giocatori. Fallo… Fallo questo perché…”.
S.: “Certo”.
Moggi: “Vogliono crearci dei problemi”.
S.: “Ok. Ok. Va bene”.
M.: “Mi fai questo qui che è la cosa più importante”.
S.: “Va bene. Va bene”.

Vista la complessità del procedimento, si prevede la celebrazione di diverse altre udienze (la prima si è tenuta l’8 febbraio) nell’aula bunker del carcere di Poggioreale, mentre per gli indagati che hanno optato per il rito abbreviato, l’udienza ha avuto luogo il 25 gennaio.
Alla fine magari, dopo tutti quelli presi, qualche calcio in faccia glielo potremo dare anche noi.

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