Biutiful cauntri

Tiziano Colombi

Sfogliando le pagine di un qualsiasi vocabolario della lingua italiana alla voce emergenza si legge: “circostanza imprevista”, e subito di seguito “momento critico per la sicurezza pubblica”. Nelle strade di Napoli e provincia le parole hanno vita propria, connotati altri, significati complessi che dimenticano l’etimologia. Roberto Saviano (autore di Gomorra) prova a fare da interprete: “l’emergenza è uno dei momenti in cui si guadagna di più. Quando si cumulano sacchetti, i bronchi dei cittadini si irritano, la benzina viene gettata sui bidoni per bruciarli, quando le televisioni di tutto il mondo riprendono i cassonetti che sembrano sventrati con le budella da fuori, c’è necessità di toglierli per evitare epidemie gravi, c’è necessità di risolvere subito, non badando dove si smaltirà e i mezzi che lo faranno; questa necessità porta ad usare mezzi bobcat, camion, appalti con noli a freddo e a caldo, ossia non controllabili e quindi facilmente gestibili dalle ditte dei clan”.
Biutiful cauntri è un horror che parla di uomini alieni costretti in una terra dove gli alberi marciscono perché la polvere tiene lontani i raggi del sole, dove mostri d’acciaio sovrastano campi coltivati nei quali le fragole emanano odori nauseabondi, uno scenario d’inferno con bambini che raccolgono carcasse di agnelli avvelenati dalla diossina. Le parole perdono ancora una volta di senso. Nell’anno di grazia 2008 servono aggettivi da oltre mondo, fantascienza da disastro post bellico. Eppure è soltanto la Campania, un pezzo d’Italia che i telegiornali hanno ridotto a cartolina pre-elettorale, dove i sacchi dell’immondizia sono la fine del viaggio, il risultato ultimo dell’informazione: si cambia canale e gli stessi involucri di plastica diventano la vergogna dell’amministrazione di sinistra del duo Bassolino/Iervolino, poi il simbolo dell’incapacità decisionale dei governi, e ancora l’evidenza delle commistioni tra camorra e istituzioni, giù fino alla sociologia spiccia che vuole il popolo partenopeo capace solo di opporre rifiuti ed erigere barricate. I telecorpi sparsi nel resto del mondo stanno a guardare, nessun atteggiamento di allarme, ricevitori passivi, carne da cannone, come nelle immagini del fotografo Oliver Cullman, che ha ritratto, da Los Angeles al Marocco, uomini e donne intenti a guardare lo schermo illuminato della tv, tutti tanto lontani ma follemente accomunati da un stessa estatica espressione. Lo scarto che rende necessario un film come Biutiful cauntri pare essere lì, infilato tra la perdita di significato dei suoni in movimento della serialità televisiva e l’analisi de Il dolore degli altri di cui parla Susan Sontag nell’omonimo libro. Come le lattine della passata di pomodoro dipinte da Andy Warhol, le immagini di Biutiful cauntri escono dalla loro dimensione di consumo per diventare altro, arte o documento che sia, poco importa, quello che conta è che qualcuno è andato a tirarle fuori dalla catena di montaggio dell’assuefazione. Certo l’impressione che si ha a guardare quanti, nel film, si affannano a cercare una sponda nelle istituzioni, nei commissari speciali che in Campania si alternano da quattordici anni, è quella del tutti a casa, di una Caporetto del senso civile e morale che vede uomini di buona volontà ripiegare per manifesta inferiorità.
“Dottore, ma quella, la munnezza, è oro”, si affannava a ripetere Nunzio Perella, ex uomo del clan Pulcinelli che per primo parlò ai giudici, agli inizi degli anni ’90, del business della spazzatura. Lui parlava e i giudici pensavano inventasse fregnacce per coprire i traffici di droga. Poi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noti alcuni dati sullo stato della salute dei cittadini nelle zone intorno alle discariche del napoletano: 80% di malformazioni fetali in più rispetto al valore medio riscontrato a livello nazionale. Numeri, parole, immagini, suoni e una domanda che preme per venir fuori dalle labbra: dove eravamo tutti mentre un pezzo d’Italia andava a fondo? Scriveva Gaetano Salvemini: “Dove tutti sono responsabili, nessuno è responsabile […] la verità è che, dove tutti sono responsabili, ciascuno è responsabile per la parte che gli spetta, in proporzione della sua capacità a fare il bene o il male, e in proporzione del male che ha realmente fatto e che non ha cercato di impedire. Un contadino sardo è anche lui responsabile per la sua quarantacinquemilionesima di quanto avviene in Italia. Ma un ministro che sta a Roma è infinitamente più responsabile che un contadino sardo per quel che avviene col suo consenso, o per suo ordine, o con la sua complice passività”. Girando Biutiful cauntri gli autori hanno deciso di portare la loro parte di croce, andare a vedere questo film sarebbe per tutti un primo passo per cominciare ad assolvere ai propri doveri di cittadino.

TITOLO ORIGINALE: Biutiful cauntri; REGIA: Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio, Giuseppe Ruggiero; SCENEGGIATURA: Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio, Giuseppe Ruggiero; FOTOGRAFIA: Alessandro Abate; MONTAGGIO: Esmeralda Calabria; MUSICA: Valerio Lupo Faggioni; PRODUZIONE: Italia; ANNO: 2007; DURATA: 73 min.

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Un pensiero su “Biutiful cauntri

  1. enricoh77 ha detto:

    Molto interessante! Avevo addocchiato alcune recensioni di “Biutiful Cauntri” e avevo già deciso di andare a vederlo! Ottima la recensione di Tiziano Colombi: riesce a raccontare il film-documentario e al tempo stesso non dimentica il forte legame con la realtà che ispira il film stesso…
    …grazie della bella recensione e ora non ho più scuse per non andare a vedere il film!!

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