Prendersela nel cuculo

Danilo Chioni

Aprile non c’è più, è tornato Maggio, i suoni del bosco scoprono un compositore odiato da buona parte dell’orchestra. Con fare guardingo si aggira nel fitto della foresta, volteggia sospettosa tra le chiome degli alberi. Individuato un nido si apposta e comincia ad osservare. Saranno necessari giorni di appostamento, dovrà studiare le abitudini della coppia in attesa del momento propizio. Capinere, ballerine, averle, saranno alcune delle vittime ignare di uno dei più grandiosi inganni della natura. La femmina di cuculo (cuculus canorus) ha viaggiato per migliaia di chilometri, dall’Africa australe alla mite primavera europea e dopo l’accoppiamento porta in grembo uova di cui disfarsi.
Una volta scelto il nido e deciso il momento propizio si avvicina furtiva e con movimenti rapidi depone un solo uovo all’interno. Giorni e giorni di fatica dedicati dalla coppia alla costruzione del nido vengono vanificati in un gesto e questo non è che il principio del raggiro. Accompagnato da altre uova straordinariamente simili l’embrione del cuculo gongola per circa dodici giorni, il tempo esatto per schiudersi insieme o addirittura prima dei suoi fratelli per caso.
Come vuole la natura degli uccelli, giunto il momento, il giovane cuculo si pronuncia nell’estremo sforzo di spezzare il guscio ma appena conosciuto il mondo, la sua prima preoccupazione non sarà quella di cinguettare disperatamente per richiamare l’attenzione dei genitori adottivi; ancora cieco e privo di piume, governato dall’istinto comincia a fare leva sul dorso per eliminare le altre uova dal nido. Nel caso i “fratelli” siano già nati, sfruttando la sua maggior mole, li espelle col medesimo procedimento decretandone la fine e rimanendo l’unico competitore.
D’ora in poi sarà lui l’unico pensiero della coppia, entrambi i genitori si gettano anima e corpo nella ricerca di cibo per un figlio sempre più esigente, la scelta della madre naturale ricade su una specie che possa procurare il cibo adatto al suo piccolo, soltanto uccelli insettivori e di piccola taglia. Dannandosi l’anima, i malcapitati si trovano presto ad aver a che fare con un figlio enormemente più grande di loro, saranno settimane estenuanti che li proveranno, tutti sforzi non utili al perpetuare della propria specie. In breve il cuculo supera in dimensioni la capacità del nido al quale rimane aggrappato sui bordi, il suo cinguettio assordante rimane comunque più potente dell’evidenza.
A tutto ciò non seguiranno ringraziamenti, raggiunta la maturità si alzerà in volo senza un saluto, destinazione l’inverno africano; quando tornerà maggio tornerà anche lui in una veste diversa dello stesso magico tranello.

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