L’antenniere delle paludi

Salvatore Smedile e Alberto Valente (illustrazione)

Osservatelo mentre si guarda la coda con aria circospetta: sembra non riconoscere qualcosa che gli appartenga. Anche gli animali si pongono questioni che vanno oltre la sopravvivenza. Comunemente si pensa agiscano mossi dal solo istinto, da impulsi primordiali che condizionano le loro strategie di attacco e di difesa, che tutto si risolva in questi due effetti del loro decidere cosa fare e cosa non fare in caso di necessità.
Nel suo I gesti delle paludi, Erwin Forley, uno dei massimi etologi contemporanei, descrive il rapporto dell’antenniere con la sommità della sua coda: “ non guarda all’esterno per decidere le sue mosse ma si rivolge alla parte del suo corpo che meglio conosce e lo fa conoscere. Se avvista un nemico rizza la coda come un’antenna per captare i segnali che quello gli invia. Non si concentra direttamente sul suo rivale, non lo mette a fuoco puntandolo, piuttosto lo scruta da un punto di vista esterno a sé stesso. Il suo occhio si serve della coda per guardare e quella che si manifesta un’azione prolungata e priva di efficacia si rivela uno strumento che legge la realtà con precisione assoluta…”. Certo la fine capacità dello studioso inglese di raccontare i comportamenti degli animali ci permette di accedere alla loro psicologia facilitandoci il compito della spiegazione, l’unico grande imperativo dell’uomo di scienza.
Cosa non è stato ancora detto, dunque, dell’antenniere delle paludi? Che il suo habitat naturale si sta modificando in conseguenza delle trasformazioni ambientali. Le paludi dell’est asiatico su cui ha scorrazzato per migliaia di anni si sono prosciugate a tal punto che ha sviluppato delle zampe prensili in grado di arrampicarsi sulle rocce e sui rami dei numerosi arbusti utilizzati come nascondiglio. L’antenniere è pigro e furbetto: se non ha voglia di guardarsi la coda per capire cosa fare, si ritira tra le fronde, si mimetizza e non si fa più vedere. E quando è inverno? Elementare: si finge un ramo secco.
Insomma, siamo di fronte ad una specie animale molto più arguta di quello che si direbbe.
C’è una cosa però che il Forley non ha considerato: più di una persona ha visto l’antenniere delle paludi arrotolare la sua coda su di sé stessa a mo’ di spirale. Quale funzione specifica richiama un gesto di questo tipo? È in atto un nuovo principio di adattamento della specie? Facit saltus natura?

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