Roma città aperta

Luca Trinchieri

C’è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L’ora dell’aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l’impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l’entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo.
I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l’istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l’agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all’agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? – dice – non stavo facendo nulla di male». All’agente scappa un sorriso, forse un po’ amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge. Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall’agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l’orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l’ironia però, quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».
Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l’intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più…». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L’uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati – 7 persone, tutte straniere – non sono più a vista, lo lascia andare.
A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate – aggiunge guardandomi negli occhi – perché ha l’alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per fortuna non è ancora reato, comunque.
Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell’elenco dei fermati» dice l’uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L’uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se – dice – non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient’altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L’uomo in rosa, che ha la mia carta d’identità e sta scandendo il mio nome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l’uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto – ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? – mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l’uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito – si spiega – hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l’uomo che comanda l’operazione, quello dell’alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l’operazione concludersi, fino all’istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c’è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa triste deriva, quest’inverno italiano che avanza. Oggi inizia l’estate. Evviva.

NdR: questo articolo è uscito anche su Pornopolitica (qui), mentre una sua versione ridotta è stata pubblicata su Liberazione del 22 giugno 2008 (la trovate qui).

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10 thoughts on “Roma città aperta

  1. Ho l’amara sensazione che sarà sempre peggio ma la paura più grande è che certi “modi” diventino normalità. Già un pò lo sono nell’istinto italiano ma alla degenerazione dell’esecizio del potere, come sappiamo, a lungo andare ci si abitua e peggio ancora…non la si nota nemmeno più.

    Manteniamo sempre calda la rabbia.
    Buon lavoro

  2. che brividi di rabbia. Hai fatto bene a rischiare che ti trattassero anche peggio, non so quanti l’avrebbero fatto al posto tuo.
    Io a Roma non ci vivo ma non penso che le cose siano diverse a Verona. Le forze dell’ordine si prendono rivalsa in queste situazioni.
    bell’articolo, inizia leggero per farsi leggere.

  3. Mi ha inoltrato una maiul con l’articolo e ho cercato la fonte….ed è stato veramente triste trovarne conferma anche se non ne avevo molti dubbi.
    è la triste realtà, si parla di mercenari….chi gestisce i soldi di tutti decide per tutti, è la democrazia italiana.

  4. Luca ha detto:

    L’abuso di potere non è affatto da elogiare, purtroppo continuano a crescere i casi in cui le forze dell’ordine si sentono Onnipotenti.
    Purtroppo queste persone che vengono da fuori sono un problema ben più grave. é giusta la linea dura in queti casi. E’ cresciuta ormai a dismisura la presunzione e la convinzione, da parte degli stranieri, di poter fare quel che vogliono in un Paese che continua a ospitarli, dandogli delle agevolazioni fiscali. Come possono fare x sfamarsi? semplice! iniziare a cercar lavori leciti come fanno milioni di italiani! non hanno nulla da perdere, ecco xkè si buttano nel commercio illecito.
    Cosa penso dell’italiano che hanno lasciato andare?
    Prima della nuova legge, sfido chiunque a dire che non avrebbe fatto questo “lavoro” che permette di guadagnare, su ogni pezzo venduto, il 100%. Non facciamo i moralisti, e la prossima volta evitiamo di mandare e-mail opinabili

  5. no luca, non mi è sembrato affatto che nell’articolo ci fossero moralismi sull’italiano che faceva quel lavoro, piuttosto invece delle considerazioni sul fatto che pur facendo lo stesso lavoro degli altri è stato trattato diversamente solo perchè non estracomunitario.
    Mi sa che è un pò più opinabile il tuo commento delle e-mail che ricevi.

    Preoccupiamoci dei problemi dell’immigrazione, va bene, di queste “persone che vengono da fuori”, ma non consideriamo l’abuso di potere un problema secondario… soprattutto adesso c’è da tenere alta la guardia.

  6. rivoluzionemonetaria ha detto:

    …A Bologna c’è un’ordinanza del sindaco che non ti vieta di bere per strada, ma ti vieta di bere seduto. Insomma, è vietata l’indianata con le birre. Gli agenti, obbedendo a questa stupida ordinanza, passano tra quelli che sono seduti, ne pigliano uno (non a caso scelgono sempre quello che più s’atteggia ad anticonformista, che alla fine è il più conformista e siccome non ci ha capito un cazzo di niente è un bersaglio più facile) e gl’appioppano una multa che quando chiederà i soldi a papino (qui sono quasi tutti mantenuti), quello gli offrirà un’altra bella sequela di maledizioni e calci in culo (che fanno repressione al cubo).
    Il sistema vuole solo dimostrarci che si deve chinare il capo e dire signorsì!
    A questo servono norme di tal fatta; è come se facessero un test per vedere il grado di rincoglionimento popolare. Come facevano i nazisti, imitando la chiesa cristiana apostolica romana, quando uccidevano pubblicamente i sovversivi; in quel modo testi fino a che punto sia arrivato l’egoismo stupido e la paura in ognuno, che permette poi al sistema di colpire e reprimere duramente tutta la collettività.

    La soluzione non passa per i comitati di raccolta firme.

    I poliziotti perseguono gli ambulanti “abusivi” (ci vuole la licenza anche per defecare tra poco e nessun segno di sovversione popolare), che Di Pietro mette tra i reati che dovrebbero essere perseguiti. Tangenti del Lodo Mondadori come senegalese con finte Vuitton… …pazzesca associazione!
    Chi vende per strada spesso è oggetto di vessazioni di ogni sorta, spessissimo cerca solo di tirare a campare; e mettere nei guai chi tira a campare è da pezzi di merda o da imbecilli circuiti, da Zombie, per dirla alla Fela Kuti.
    Quando gli agenti compiono un atto criminoso (fermare gl’ambulanti, scacciare i senzatetto, multare chi si fa una birretta, …) tutti gli spettatori dovrebbero avvicinarsi agli ambulanti, ai multati, ai perseguitati e abbracciarli stretti come a formare una sola massa umana, una roccia senziente. Come a dire: voi Zombies a questi non gli farete niente se non ci caricherete in blocco con una gru!

    Gli agenti (gente che tira a campare per la stragrande maggioranza) devono sentire la forza dell’individuo che non permetterà mai più ai suoi occhi di assistere a scene di pietosa repressione ingiustificata.
    Si vuol combattere l’alcolismo tra i giovani? Allora s’indaghino le cause che inducono a bere per poter essere in mezzo agli altri. Ma questa logica è estranea a questo regime reprimente e deprimente.
    Il primo art. della costituzione (quello che dovrebbe validificare tutti gl’altri) è falso. La sovranità non è del popolo, ma non per considerazioni di carattere puramente logico e quindi impalpabili, ma perché la sovranità monetaria non è del popolo. Le banconote che ci circolano tra le mani, che abbiamo depositato in banca, che teniamo in tasca sono di proprietà di una banca privata.
    La schiavitù è tangibile.
    Se non hai i soldi muori di fame (nel vero senso del termine) e i soldi per poter sopravvivere sono di proprietà di uno (semplifico così che è meglio, perché si potrebbe dire che è l’intero sistema) che se non fai quello che dice, se non pensi come vuole, puoi anche morire di fame, sei solo una merda insignificante per lui.
    Uno da solo è una merda, su questo mi trovo d’accordo col sistema (è troppo individuabile, corruttibile, reprimibile,…), ma se una piazza si strige assieme, allora lì cambia tutto.
    Gli agenti temono le reazioni di rappresaglia del vertice nel caso in cui si rifiutassero di rispondere al comando, invece di temere la reazione popolare. Se gli agenti temessero il popolo e non il loro e a questo punto, solo loro vertice, allora sicuramente saremmo più sicuri, protetti, informati, liberi, …
    La soluzione non passa per il fornire i propri dati, il proprio ip (che dice anche se ti eri lavato o puzzavi mentre firmavi la petizione) firmando petizioni, ma per la presa di posizione ferma da parte del maggior numero possibile di persone mentre la repressione viene messa in atto.
    Altroché firme, c’è da puntare i piedi e basta! Sennò siamo solo delle merde.

    Ieri sera un barbone è stato aggredito da due ragazzi, lo hanno spintonato e hanno tirato calci alle sue quattro cose accatastate alla meglio sotto i portici della piazza preferita dall’usurocratico Prodi. I due erano accompagnati da una bella ragazza che non ha mosso un dito, anzi, a detta del vessato, si compiaceva. Il barbone dopo mi si è avvicinato e mi ha detto: quella non è una donna è una femmina! Un animale non degno del mio rispetto, peggio di quei due. Confucio dice che la donna è l’altra metà del cielo, ma quando una donna approva il machismo, approva la violenta espressione di una strana mascolinità, approva il suo tizio che scazzotta per lei con un altro; quella me lo sta mettendo in culo a me, perché incita alla violenza intestina tra gl’umani!
    Ha parlato a lungo facendo tutta una digressione sul significato e sull’etimo della parola madre e asseriva che deriva dall’antico akkadico e porta in sé la parola amore. La donna, secondo quel barbone-intellettuale (per me altroché barbone, sono finito per dargli del presidente, per me il presidente del mio Stato è lui), dovrebbe portare avanti valori d’amore, invece quella tipa rappresenta l’odio puro, il godimento alla partecipazione nella sopraffazione.
    Mi ha detto inoltre “il Presidente”, che quelli della piazza (tra i quali c’ero anch’io) erano in gran parte solo dei coglioni e che la colpa della violenza imperante è colpa di ognuno.
    “Chi assiste al male senza opporvisi, non è migliore di chi il male lo compie”.
    Questo mi diceva volendo riassumere e banalizzare.

    Se si vedono sconcezze bisogna puntare i piedi nel mondo in 3D, non sul Web o su scartoffie che useranno le questure per sapere chi sono e cosa pensano gl’insoddisfatti !

    Giacinto Auriti ha contestato dei reati gravissimi (usura, associazione a delinquere, truffa ed istigazione al suicidio) all’allora governatore di Bankitalia s.p.a., Carlo Azeglio Ciampi, che poi fu premiato con una buona uscita, per le schifezze che fece approvare nel 1994 e per la provata disonestà manifestata in qualità di capo usuraio, divenendo ministro, presidente del consiglio e poi presidente della Repubblica, mentre il suo contestatore non è manco finito in galera (se denunci un tizio per usura e poi non è vero, finisci tu in gabbia per diffamazione, ovviamente), anzi è morto serenamente di vecchiaia in casa sua.
    Anche Arrigo Molinari denunciò per lo stesso motivo le stesse persone e fu ucciso in casa sua!

    Le religioni sono la maggior fonte di odio e di discriminazione, l’origine di ogni abominio moderno e Luigi Cascioli ha denunciato il suo parroco per abuso della credulità popolare (art. 661 del codice penale italiano). La sua denuncia è stata archiviata, non avrà seguito in Italia. Ora si è rivolto al tribunale di Strasburgo, che ingenuo!

    I torturatori della Diaz, le stragi di stato, i poliziotti acchiappa sfigati, il pane a 4,50 con salari di 800 euro, …non dicono nulla?!
    Un mondo nuovo non passa per le denunce e le firme di petizioni, ma per atti concreti del popolo.

    – Si buttino i televisori (o perlomeno si distacchino le antenne e si colleghi un videoriproduttore),
    – si smetta d’acquistare robacce solo perché sono di “nuova concezione”,
    – si acquisitino solo prodotti locali e di stagione dai contadini stessi (si possono formare gruppi d’acquisto; se il contadino guadagna bene si compra un furgone e le robe te le porta un suo aiutante; vaffanculo alle coop, conad, pam… …aumentano i prezzi per come dice il tg; e chi glielo dice alla tv quali saranno i prezzi del pane e del grano tra un mese?! gli analisti?! e gli analisti che cazzo analizzano? sono anche agronomi, geologi, metereologi, …?! la tv dice quello che la dittatura comanda di dire, i prezzi salgono, ma tu lo hai già sentito così tante volte da tg, radiogiornali, chiacchiere inutili,… che quando vedi 1 kg di pane a 4,50 euro sei già rassegnato… lo sapevi e dici: che posso farci? bene, puoi fare qualcosa: smetti di vedere la tv e le chiacchiere dei pappagalli cravattari, coì esse non varranno più una sega, perché non ascoltandole le hai delegittimate completamente),
    – s’informino le persone che tutti i soldi sono di un privato (per questo i più ricchi sono solitamente i più stronzi, non è un caso),
    – la si smetta di dar credito alle corbellerie del teatrino politico (dicono tutto ed il contrario di tutto, sono di una enciclopedica ignoranza ed è chiaro a tutti che non stanno lì per dirci quello che dovremmo sapere e per fare il nostro bene),
    – la si smetta di comprare giornali di merda (repubblica, corriere della sera, resto del minchione,…) informatevi in altra maniera (chiedete personalmente a chi ritenete più consapevole ciò che volete sapere),
    – si sorrida un po’ di più (ti suonano alla porta, è il postino e tu lo sfanculi. Lui va a casa e s’incazza con la moglie, la moglie irritata dal marito si rivolge sgarbata ai figli, i figli maltrattati si rivolgeranno male con gl’altri bambini che, a loro volta, porteranno la “cattiva vibrazione” nelle loro case e la catena si fa infinita. L’unico che rompe la catena è chi alla cattiveria risponde con dolcezza, chi alla lacrima risponde con l’abbraccio e l’ascolto, chi al male reagisce fino a rischiare la pelle. La gioia e l’odio sono onde che si propagano di essere in essere. Se sei un merdoso aiuti a far diventare tutta la società merdosa. Iniziare a sorridere e a gioire è già di per sé rivoluzionario… ;) )
    -si cerchi di stare un po’ più in silenzio per ascoltare meglio,
    – la si smetta con l’avere un’opinione su tutto anche quando non se ne sa nulla (l’ascolto fortifica la consapevolezza e l’interazione),
    – …
    … insomma si può far ben altro che firmare una petizione, bisogna risvegliare il dio che è in ognuno di noi ed informalo, affinché abbia sufficienti strumenti per opporvisi in compagnia degli altri dei.

    Baci e abbracci

  7. rattristato ha detto:

    rivoluzionemonetaria,
    sinceramente e senza volerti offendere, le tue mi sembrano tante parole vuote.
    In Italia ciò che manca è il senso di responsabilità e dello stato. Il tanto temuto “sistema” che tu condanni, siamo noi. Non c’è una forza superiore che ci vuole sopraffare, siamo noi stessi che non riusciamo, o meglio non VOGLIAMO vedere le conseguenze di quello che facciamo.
    E’ facile dire “poveri venditori ambulanti, maltrattati da tutti”. Un commerciante onesto paga delle tasse su quello che vende, l’abusivo no. E allora vallo a dire al commerciante onesto “poveri abusivi”!
    Si, perchè se poi paghiamo più tasse di tutti gli altri Europei, la colpa è del “sistema”, non del fatto che un quarto dei cittadini non le paga, costringendo i rimanenti tre quarti a pagarne di più.
    L’abusivo infrange la legge e ruba (si, ruba) a tutti noi, al pari degli evasori fiscali, dei miei vicini di casa che vivono in case popolari avendo una mercedes, di chi appena può cerca di “fregare il sistema”, perchè tanto lo fanno tutti.
    Per questo, chi non rispetta la legge va punito, senza sconti.
    Ora, chi ha il compito di far rispettare la legge, deve rispettarla per primo. Purtroppo in Italia pare che chi deve far rispettare la legge debba essere al di sopra di essa. Negli USA i poliziotti hanno scritto sul distintivo “servire e proteggere”, io non mi sento né servito né protetto da una persona che abusa della sua posizione per infrangere le regole che dovrebbe far rispettare.
    Per questo ritengo molto grave il fatto riportato nell’articolo, sia perchè la legge deve essere uguale per tutti (l’abusivo italiano commette lo stesso reato dell’abusivo straniero), sia perchè qualunque poliziotto viene pagato da tutti noi per essere al nostro servizio, non per essere più importante e poterci trattare come vuole.
    La cosa più triste è che quegli agenti di polizia sono italiani come tutti noi, persone che come molte altre approfittano della posizione in cui si trovano. E’ inutile dare la colpa a un fantomatico sistema o a questa o quella persona. Molti italiani si comportano nello stesso modo irresponsabile.
    Esempi?
    – Privilegi, favoritismi, raccomandazioni: lo fanno tutti, perchè io no?
    – Nessuno vuole la centrale elettrica vicino casa, nessuno vuole le centrali a carbone, nessuno vuole i rigassificatori, poi però ci lamentiamo che l’energia costa tanto (e il pane che va prodotto e trasportato con l’energia, costa tanto pure lui)
    – Nessuno vuole gli inceneritori perchè sono pericolosi, né le discariche perchè inquinano, i rifiuti li mettessero “da qualche altra parte” (dove? in mezzo alla strada come a napoli?)
    – Vogliamo che la legge venga rispettata, ma solo quando ci fa comodo.
    – Vogliamo che gli stranieri non vengano da noi a delinquere, poi però siamo tolleranti con chi infrange la legge (invogliando tutti, italiani e stranieri, a delinquere). La linea dura non serve a niente, se poi non viene effettivamente punito nessuno perchè i processi o sono lunghi o non si fanno proprio.

    Ce ne sono tanti altri di esempi… Io non credo che il problema del nostro paese sia il “sistema”, credo sia l’irresponsabilità diffusa.

  8. Gabry ha detto:

    Alzati che si sta alzando la canzone popolare
    se c’e’ qualcosa da dire ancora, se c’e’ qualcosa da fare
    alzati che si sta alzando la canzone popolare
    se c’e’ qualcosa da dire ancora, ce lo dirà
    se c’e’ qualcosa da imparare ancora, ce lo dirà
    sono io oppure sei tu, che hanno mandato più lontano
    per poi giocargli il ritorno sempre all’ultima mano
    e sono io oppure sei tu, chi ha sbagliato più forte
    che per avere tutto il mondo fra le braccia
    ci si e’ trovato anche la morte

  9. rivoluzionemonetaria ha detto:

    porca miseria rattristato, ma che dici?!
    sai cos’è il signoraggio bancario?
    sai come funzionano le massonerie?
    ma quando la finirai di fare il moderato?
    la colpa siamo tutti noi?!
    ma di cosa stai parlando?
    se non ne sai nulla puoi anche tacere, non è necessario avere un’opinione su tutto.
    le mie sono parole vuote? ma che scherzi?! non perché l’autore del post sia io, ma da quello che hai risposto si evince che non ci hai capito proprio niente, né di quello che ho scritto, né di come va “il sistema”. la colpa sarà sicuramente mia che non so spiegarmi bene, ma tu vatti a fa’ un corso accelerato sul signoraggio.

    ti consiglio http://www.signoraggo.com , oppure cerca su google simec o sovranità monetaria. poi se vuoi ne riparliamo con pari strumenti.
    cordialmente saluto

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