Maradona di Kusturica

Tiziano Colombi

TITOLO ORIGINALE: Maradona by Kusturica; REGIA: Emir Kusturica; SCENEGGIATURA: Emir Kusturica; FOTOGRAFIA: Rolo Pulpeiro; MONTAGGIO: Svetolik Zajc; PRODUZIONE: Francia/Spagna; ANNO: 2006; DURATA: 90 min.

Si dice che quando il presidente del Napoli Corrado Ferlaino comprò Maradona dal Barcellona per portarlo all’ombra del Vesuvio, in realtà, non avesse i quattrini da versare alla società catalana. Forse per questa ragione ai 70mila tifosi che accorsero al San Paolo per la presentazione del nuovo acquisto fu chiesto di pagare 2000 mila lire per l’ingresso allo stadio. Un obolo per due palleggi e per i futuri trionfi, col senno di poi si può dire che ne valse la pena.
Anche il regista serbo-bosniaco Emir Kusturica ha pagato un piccolo pegno per riuscire a portare a termine il progetto di raccontare la vita del più grande calciatore di tutti i tempi. Infatti, gli ci sono voluti due anni, qualche viaggio intercontinentale e alcune attese forzate, causa improvvisi ricoveri del protagonista. Ma a giudicare dal sorriso radioso dello slavo mentre gioca a pallone con Diego nel campo della Stella Rossa di Belgrado, c’è da giurare che anche per lui, come per i tifosi partenopei, il gioco valeva la candela. Quello che Kusturica mette in scena è un documentario d’azione sceneggiato con lacrime e sangue dal suo attore principale, all’interno del quale lo stesso Kusturica si ritaglia una parte da spalla comica, ruolo di contrappunto un poco indulgente ma che salva l’opera dal diventare un mero ritratto agiografico (vedi La mano de Dios di Risi e Amando Maradona). El Pibe parla, racconta, confessa e a volte esagera. Kusturica ascolta, domanda, riprende e spesso se la ride compiaciuto. I due uomini portano avanti una battaglia di immagini e musica fracassona e invadente, una specie di rivolta degli sgherri. Sul campo si affrontano la rappresentativa del Mondo del Nord e del Mondo del Sud. Di seguito le formazioni. Per il Nord: Bush, Reagan, Blair, Agnelli, Blatter, Matarrese, Ferlaino, Thatcher, Goikoetxea, la NATO e la commissione antidoping. Risponde il Sud con: Castro, Chavez, Kusturica, Manu Chao, Evo Morales, Che Guevara, Caniggia, Maradona, la Barra Brava della Bombonera, i 100.000 adepti della Chiesa Maradoniana e l’intero popolo napoletano. I pronostici della vigilia danno per vittoriosa la temibile squadra del Nord, ma l’armata del mondo di sotto sembra avere tutte le intenzioni di vendere cara la pelle. Alla determinazione e freddezza dei primi risponde la classe e il fraseggio dei secondi. Il Sud schiacciato nella propria metà campo controbatte con rapide azioni di rimessa che di tanto in tanto prendono d’infilata le arcigne sentinelle della difesa avversaria, procurando danni di non poco conto. Kusturica si accorge per primo della contesa ed è abile a trascinare Maradona sui bellicosi sentieri della contrapposizione frontale, lo piazza sul lettino dello psicanalista e lo punzecchia quel tanto che basta. Ne vengono fuori rigurgiti da propaganda rivoluzionaria, oneste confessioni alla cocaina e qualche gustosa battuta, tanto per togliersi qualche masso dalla scarpa. Come quando Diego da Lanus parla del suo arresto a Napoli e della squalifica per uso di sostanze stupefacenti. Più o meno suona così: “pareva che nel campionato italiano a parte me e Caniggia tutti gli altri non prendessero nemmeno un’aspirina”.
Con tutta la buona volontà e il garantismo di questo sporco mondo viene da sorridere. Un paio di appunti però vengon su. La lingua del campione è meno precisa del suo sinistro e a volte il tonfo fa rumore. Non abbastanza però da inquietare il regista/compagno di merende. Ora va bene che al gol di mano contro gli odiati inglesi è seguito il gol del secolo, con buona pace del Re Pelè, ma a sfogliare i libri di Storia si legge che fu proprio la sventurata avventura bellica delle Falkland/Malvinas a dare il colpo di grazia alla traballante giunta dei colonnelli. Che si sia consumata una qualche vendetta simbolica sui prati del Messico può anche andare, ma va ricordato che un’eventuale vittoria di Videla e soci in quell’inutile conflitto per un paio di scogli avrebbe forse allungato l’agonia del popolo argentino. Poi la brutta idea di dare al quadro generale un paio di schizzi di filosofia del pensiero, tanto per far vedere che non siamo solo tifosi sudaticci, finisce per fare la fine di un rigore sbagliato all’ultimo minuto. Quel – J. Luis Borges ha detto – che Kusturica usa abbondantemente, sembra dimenticare quanto le idee del grande scrittore fossero accondiscendenti verso la “guerra sporca” portata avanti dal regime. Se proprio si doveva scomodare qualche mente brillante, forse sarebbe stato meglio strizzare l’occhio al buon vecchio Soriano, che tra l’altro di calcio ne sapeva più dell’autore di Elogio dell’ombra. Quisquilie si dirà e forse è così. Sex Pistols a manetta dunque, spezzoni di gol che suonano in testa come una sinfonia di Mozart, intenditori o meno si fatica a non domandarsi come diavolo sia possibile toccare il pallone in quel modo. Roba da far impallidire i teorici della legge di gravità. Tanto per essere chiari la punizione a due in area che, al San Paolo di Napoli, Maradona infila nel sette lasciando Tacconi a domandarsi perché, quando a scuola gli spiegavano la fisica, lui si ostinava a scambiare le figurine con il compagno di banco. Dal calderone si esce con una serenata che Manu Chao canta dal vivo a un commosso Diego, titolo La vida tombola. Manca solo lo striscione che i tifosi del Boca espongono alla Bombonera quando la loro squadra scende in campo: “SI JUGARAS EN EL CIELO MORIRIA POR IR A VERTE”, ovvero “se giocassi in cielo morirei per vederti”. Qualcuno lassù ha deciso che per ora il Pibe rimane in terra nonostante provi, con discreta costanza, a ricongiungersi con gli Dei suoi simili.
Pagelle finali. Maradona: voto 10. Agli Dei e ai geni si perdonano gli eccessi, verbali e chimici. Come direbbe Ziliani, sopravvissuto. Kusturica: voto 8. L’idea del film piace soprattutto a lui, tanta passione ha il pregio di essere contagiosa. Astuto e gioioso.

One thought on “Maradona di Kusturica

  1. Maria Genovese ha detto:

    Grazie. Sono Napoletana, nata e cresciuta di fianco allo stadio San Paolo. RIcordo ancora le pareti di casa tremare quando Diego segnava ed esplodeva il boato del pubblico. Ricordo gli scudetti, in particolare il secondo, che festeggiamo in strada con una fantasia che neanche il carnevale di Viareggio…
    Grazie ancora per avermi ricordato tutto questo, e avermi ricordato casa ed un momento felice.

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