Torino-Venezia Express

Danilo Chioni

Torino-Venezia Express. Fotografia di Danilo Chioni, da qualche parte lungo il Po, agosto 2008.

Torino-Venezia Express. Fotografia di Danilo Chioni, da qualche parte lungo il Po, agosto 2008.

Tra Torino e Venezia c’è la Val Padana, sconfinata pianura, cuore del paese. È uno dei luoghi più ricchi, industrializzati ed inquinati del pianeta, un susseguirsi di capannoni e asfalto, borghi e paesi più o meno antichi, più o meno devastati dal cemento, un’infinita distesa di campi spremuti da decenni di monocoltura e pesticidi. Nel suo cuore pulsa una lingua blu di 650 Km.
Discendere il Po in canoa significa non accorgersi di tutto questo, vuol dire muoversi in uno spazio fuori dal tempo, protetti da rive che impediscono di cogliere oltre il letto del fiume. Rari campanili sfuggono alle chiome dei pioppi e alimentano il contrasto tra ciò che si vive e ciò che si immagina.
Il fiume è testardo e poco gli importa se è spesso imbrigliato, se la sua acqua è spesso veleno, se chi lo attraversa dall’alto di un ponte non si meraviglia di lui. Al viaggiatore che oggi sceglie di fare la sua stessa strada offre scenari di bellezza esotica, scorci mutevoli di un paesaggio in continua evoluzione. Al tempo dei Dogi navi cariche di sale risalivano la corrente trainate da cavalli o da buoi sulle sponde: i trecento chilometri che separano la Serenissima da Cremona erano percorsi tra vegetazione lussureggiante e zone malariche quando il Po era arteria per uomini e merci e il suo fluire ne scandiva il progresso.
Discendere il Po oggi significa non incontrare nessuno per giorni e fare incontri con chi continua a viverlo, uomini testardi che legano i propri ricordi al fiume, visi che raccontano di una vita passata su un’acqua sempre diversa, eppure sempre schiava di quel ciclo che rimescola la molecola più importante di tutte, origine della vita. Tra spiagge di sabbia bianca, ghiareti e lunghe anse lo sguardo si perde cullato da un’immobilità apparente mentre il sole solca il fiume e si perde alle spalle di chi lo naviga verso il mare.

Accampamento sul fiume. Fotografia di Danilo Chioni, da qualche parte lungo il Po, agosto 2008.

Accampamento sul fiume. Fotografia di Danilo Chioni, da qualche parte lungo il Po, agosto 2008.

Discendere il Po in canoa significa condividere i problemi del fiume: le chiuse, cateratte moderne, sbarrano il passaggio ai pesci nelle loro migrazioni periodiche e alterano il delicato equilibrio tra erosione, trasporto e sedimentazione in nome di quell’energia apparentemente pulita. Gigantesche scavatrici galleggianti sottraggono sedimenti al fiume, indispensabili per costruire le nostre case, col risultato che al mare di sabbia non ne arriva più e il delta invece di avanzare indietreggia annualmente di parecchi metri, con conseguente salinizzazione e impoverimento di aree sempre più vaste.
Per raggiungere Venezia si può abbandonare l’ormai grande fiume a circa 50 Km dall’Adriatico e per il viaggiatore è un momento carico di significati. Quando si imbocca il canale che conduce in laguna ci si volta salutando il gigante e lo si guarda scomparire mentre le porte della conca, chiudendosi, proiettano uomini e imbarcazioni verso quell’acqua già salmastra e già in balia dei capricci di marea.
Percorrere il Canal Grande dopo 600 chilometri a remi sull’acqua è una sensazione poco decifrabile, parola fine di un racconto scritto soprattutto da lui: il Po.

Annunci

One thought on “Torino-Venezia Express

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...