L’aracno

Salvatore Smedile e Alberto Valente (illustrazione)

Sulla catena montuosa di Fasir, un Paradiso terrestre che sembra impossibile esista ancora, mi sono imbattuto in creature di altri tempi. Molto vicine alle illustrazioni di Alvaro Torres, l’unico disegnatore, a mio giudizio, in grado di competere con il mio fidato Morion. Riuscire a raffigurare un essere vivente per mostrarlo a chi non può andarsene in giro per il mondo a ricercare e, oserei dire, fantasticare, è solo questione di alta sensibilità. Passare dalla realtà alla fantasia, mantenendo i piedi per terra, pone problemi epistemologici non comuni. Bisogna evitare qualsiasi coinvolgimento personale con il soggetto in questione, mantenere una distanza sufficiente che permetta di formulare un giudizio obiettivo, affrancato da condizionamenti del momento.
Morion ha avuto il suo da fare per aiutarmi a mantenere le sembianze di questo vivente che provvisoriamente chiamiamo aracno. Ho il presentimento che tra una decina d’anni qualcun altro troverà un’altra definizione che meglio soddisfi quello che ora osserviamo. Anzitutto le gambe: cinque, di cui tre inferiori e due superiori. Potrebbero essere arti giganti a cui mancano soltanto le parti terminali. La grandezza è mastodontica: un aracno femmina arriva a pesare fino a 120 chilogrammi. Ha movenze felpate che quasi non se ne avverte l’avvicinarsi. Proprio tre giorni fa appena sveglio, affacciandomi all’apertura della mia tenda coi primi rumori della montagna (un vento soave che qui soffia solo in alcune ore della giornata, le pietre che ruzzolano giù dalle cime, i versi di alcuni animali non ben definiti), vedo una sagoma che sembra pronta a saltarmi addosso. Atterrito, suono la trombetta di pericolo che porto sempre appesa alla cintura e in un batter d’occhio le mie guide si precipitano da me. Mantengo il sangue freddo, ma per un attimo penso che possa accadere il peggio. Invece Nasar e Bisuk, che tutto e tutti conoscono della zona, mi tranquillizzano: – Tranquillo, è una specie di grande ragno! Spaventa, ma è lui che ha paura di noi. Probabilmente sta cercando avanzi di cibo perché ha fame. Sa che vicino alle tende riesce sempre a racimolare qualcosa – . Non mi sembra vero: un uomo di scienza come me rassicurato da due montanari che non sanno neppure scrivere né leggere. Eppure questo è il prezzo che dobbiamo pagare quando, da stranieri, ci inoltriamo in territori sconosciuti. I nostri saperi sono assolutamente parziali e quando intendiamo usarli come universali dobbiamo sempre fare molta attenzione.
L’aracno è un animale veramente atipico. Sembra un grande ragno ma la sua faccia enorme è ben salda su un minuscolo collo con sembianze umane. Ha quattro occhi, uno per ogni lato della sua scatola cranica quadrata, ma un solo naso. Morion per una volta non ha avuto cura di riprenderlo anche dalla parte opposta. L’aracno può muoversi indistintamente in tutte le direzioni. Rotea il collo con disinvoltura e procede. Può spostarsi sostenuto dagli arti inferiori ma anche appiattendosi quasi completamente a terra per usarli tutti e cinque e aumentare la sua velocità. Saltare, arrampicarsi, sospendersi alle piante, rotolare, sono tutte funzioni che non gli sono precluse.
Di cosa si nutre? Per ora sappiamo che gli sono sufficienti i nostri avanzi (cotenna di porco, crosta di formaggio, foglie ingiallite di verdure, carne avariata, frutta marcita). Per questo pensiamo che andrebbe considerata la possibilità di utilizzarlo per lo smaltimento dei nostri rifiuti urbani. Almeno quelli di tipo organico.

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