Biennale Teatro, cantiere di ricerca

Carlotta Scioldo

Si apre lunedì 27 ottobre la Biennale di Venezia, sezione teatro, diretta da Maurizio Scaparro. Quest’anno la biennale si trasforma in Laboratorio Internazionale del Teatro, un grande cantiere di ricerca sul tema del Mediterraneo. L’offerta è un’ecletticità di Laboratori ( tenuti da importanti maestri nazionali e internazionali) che spaziano dalla scrittura drammaturgica alla messa in scena, dallo studio filologico del testo, alla composizione di musica sul tema del dialogo, dell’incontro, dall’apporto che una cultura altra ha avuto sulla nostra, alla confluenza e contaminazione di cultura araba, cristiana e ebraica.
Un mese, dal 27 ottobre al 27 novembre, di lavori in cantiere, non un prodotto: l’accento quest’anno è posto sull’evoluzione creativa, sulla catena dell’ingranaggio dell’ancora possibile, aperto, realizzabile.
Il tema, che dà anche il nome all’iniziativa, è complesso e sfaccettato, di particolare importanza e delicatezza nel nostro momento storico; facile dunque incorrere nel banale e nell’area del politicaly uncorrect ; come sottolinea Adonis, dalla sua prospettiva di poeta e saggista di origine siriana ma cittadinanza libanese, nella giornata di studi di apertura del festival, attualmente il dialogo è possibile solo in una prospettiva di attività artistica, solo in un campo altro, esterno all’etica e alla politica; solo in questo terreno attualmente è possibile il dialogo e l’uguaglianza; è dunque un’interessante sfida e tentativo, quello proposto da Scaparro, di aprire un importante campo di gioco e di incontro da riempire in modo creativo e diverso, ma con il rischio-tuttavia non privo di rischi di intellettualismo e artisticità fine a se stessa.
Il Mediterraneo, il mare è luogo di scontro, incontro di diverse culture, lingue, tradizioni, orali e scritte, templi e simulacri; è frontiera e barriera tra il Nord e il Sud, il mare stesso, testimone di spostamenti di popolazioni, storie e culture, senso continuo della trasformazione storica e luogo di transito; si cercherà di riproporre questa complessità a Venezia, città che è già di per sé da sempre microcosmo di tale prerogativa d’incontro.
Teatro ora come studio, ora come protesta e proposta o, come propone Vacis, “strumento di pace”.
Un confluirsi confluire di attori, scrittori, intellettuali, curiosi o aspiranti tali che guardano al momento della creazione da un diverso punto di vista, un crocevia di gente per un incontro seppur momentaneo e ancora circoscritto alla sfera prettamente artistica, ma forse tutto ciò è già un punto di partenza e tutti i quesiti intellettuali che disputano sull’utile e sul bello verranno ammutoliti dalla lettura in lingua Araba della poesie di Adonis, con incrocio e incastro di jazz di pianoforte, in attesa delle diverse e varie performances aperte al pubblico che, durante questo mese, disveleranno i possibili risultati.

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