Il mio maestro unico

Maria Genovese

Immagine di pubblico dominio.

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Ho un caro ricordo del mio maestro unico. Anzi, della miA maestrA unicA. In effetti una delle cose che ho imparato da lei è che le parole sono importanti. Se la maggior parte del corpo docente, in particolare alle scuole elementari, è rappresentato da donne, allora chiamiamo le cose con il nome giusto: LA MAESTRA UNICA!
Si chiamava Nicoletta Nesticò. Il ricordo che ho di lei è chiaro è nitido: il tempo trascorso dai tempi della scuola non è stato sufficiente a sfocarne i contorni. Nicoletta Nesticò: di origine pugliese, brutta come la morte. Ma con un cuore ed una testa che la facevano brillare di una luce incredibile. Era una maestra poco incline al divertimento e al massimo, quando era stanca, ci lasciava fare il “gioco del silenzio”. Quando era carnevale dalla nostra classe sentivamo il vociare degli altri bambini nei corridoi, che, in costume, facevano festa. E noi a fare dettati e interrogazioni. Era una maestra anche dura, molto poco affettuosa. Ma è rimasta nel mio cuore.
Erano tempi molto diversi da questi: avevamo i voti da 0 a 10, avevamo il voto in condotta, avevamo il grembiule. In fondo è un’idea che mi piace, e mi piaceva: eravamo tutti uguali, i nostri vestiti così coperti non rischiavano di tradire le nostre origini, umili o agiate che fossero. E poi non li sporcavamo: si sporcava il grembiule, che essendo di cotone grosso reggeva bene a tanti lavaggi. Almeno quelli di fattura migliore. Altrimenti diventavano lisi e si strappavano come qualsiasi altra camicetta. E poi c’era sempre la compagna di scuola che arrivava con il suo delizioso pellicciotto, i movimenti eleganti di chi fa danza classica, i capelli sempre in ordine in due alti codini, la cartella più bella di qualunque altra… e il suo grembiule. Ogni anno ne comprava uno nuovo, bellissimo: colletto ricamato, fiocco blu di raso, maniche a sbuffo. Elegante come un vestito da ballo. Comprato in un negozio, non ai grandi magazzini: invidiato da tutte.
Il mio ricordo di Nicoletta è legato a due compagni di scuola. Enzo Persiso aveva perso la madre da piccolissimo. Era sempre arrabbiato, litigava con tutti, maltrattava i compagni; ma, soprattutto, quando ci alzavamo in piedi per la preghiera, lui restava seduto. Non pregava, e Nicoletta non lo chiedeva. E di questo molti genitori si lamentavano: era un elemento di disturbo che turbava la serenità della classe. Non poteva stare con bambini “normali”, con una educazione e dei principi che il padre da solo non sapeva dare. E poi c’era Pasquale Merolla: distratto, aggressivo. Disturbava di continuo la classe e i suoi compiti richiedevano sempre troppe correzioni. Era il quinto di una famiglia troppo numerosa perché riuscissero a stargli dietro. Anche lui era un elemento di disturbo. La sua lentezza rallentava gli altri, perché Nicoletta gli dedicava troppo tempo.
Nella mia classe eravamo in quaranta, e cercare di portare tutti allo stesso livello di apprendimento non era facile. Ma erano tempi molto diversi: probabilmente oggi per Pasquale Merolla ci sarebbe stato un insegnante di sostegno. All’epoca invece c’erano le “classi differenziali” dove venivano messi tutti i bambini con problemi: disabili fisici o mentali, bambini lenti. Ma spesso anche i Merolla e i Persico. Ricordo le critiche di alcune madri, che si recavano dal preside per richiamare Nicoletta e convincerla a far trasferire i miei due compagni in una classe differenziale.
Non so che fine abbiano fatto Merolla e Persico, ma se si sono salvati gran merito va a Nicoletta Nesticò, che con quaranta bambini in classe da seguire ha trovato tempo e coraggio di mettersi contro chiunque e provare a dare loro un’opportunità.
Come sarebbe stato più facile per lei se non fosse stata sola. Se avesse avuto otto ore al giorno a disposizione per portare tutti allo stesso livello. Se avesse potuto contare su un lavoro di squadra, con un’altra maestra, laboratori, visite in biblioteca, gite a fattorie didattiche: tutte cose normali per i nostri bambini. Fino ad oggi.

2 thoughts on “Il mio maestro unico

  1. Anonimo ha detto:

    2008: DODICI IN CLASSE 2° ELEMENTARE TRE INSEGNANTI! UNA PER L’INGLESE E DUE CHE NON VANNO D’ACCORDO TRA LORO, LE ALTRE CLASSI PRIMA 13 BIMBI, TERZA UNDICI BIMBI, QUARTA 10 BIMBI, QUINTA 12 BIMBI, OGNI CLASSE ALTRE DUE MAESTRE CON ANCORA UNA INSEGNANTE DI INGLESE CHE SI ALTERNA, TOTALE 58 BIMBI, 12 INSEGNANTI ! SONO TROPPI!!

  2. Maria Genovese ha detto:

    Gentile anonimo,
    mi chiedo di quale scuola stia parlando, e soprattutto di quale modello didattico: tempo pieno o modulo?
    Comunque credo sia da rifare un pò i conti. E’ una questione di organico, e dati i fondi di cui dispone la scuola, che non consentono spesso neanche di pagare le supplenze esterne, per cui i direttori didattici sono spesso costretti a chiedere a chi è di ruolo di farsi carico delle assenze dei colleghi, direi che la sua ricostruzione della scuola del 2008 sia un pò lacunosa.
    Innanzitutto bisogna dire che se una classe ha tre insegnanti , non vuol dire che ogni insegnante abbia 1 classe. L’insegnante di inglese copre sempre più classi, ed in una situazione come quella da lei prospettata probabilmente si farebbe carico di tutte e 5 le classi.
    In molti casi, quando l’organico stabilito dal Ministero è esiguo, le insegnanti a specializzazione scientifica e quelle a specializzazione umanistica non seguono una classe sola: in pratica sarebbero 3 insegnanti su 2 classi.
    Però noto che nel suo conto c’è una grave dimenticanza…. l’INSEGNANTE DI RELIGIONE! O questo è uno spreco su 58 bambini su cui preferisce sorvolare?

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