La nostra storia 1/3: la genesi

Danilo Chioni

La Terra, immagine di dominio pubblico.

La Terra, immagine di dominio pubblico.

La nostra storia, la storia di tutti quanti, comincia più o meno tre miliardi di anni fa su di una terra molto diversa da come ci appare oggi.
Il nostro pianeta si presentava spoglio di qualunque forma di vita, l’aria se respirata avrebbe ucciso in pochi istanti chiunque, i mari ribollivano e i vulcani eruttavano flussi continui di lava incandescente facendo da sfondo a immense distese di roccia scura e spigolosa.
L’ossigeno non esisteva nelle forme in cui oggi lo conosciamo, era un elemento abbondante nel suolo come nell’aria ma non in forma libera, si trovava bensì associato ad altri elementi. Lo strato d’ozono, scudo della vita contro i capricci dello spazio era ancora ben lungi dall’essersi formato.
L’atmosfera era un miscuglio di gas letali: acido solfidrico, ammoniaca, metano, azoto e vapori vari.  In seguito, il lento ma costante raffreddamento del pianeta permise l’accumulo di acqua allo stato liquido, condizione necessaria perché tutto potesse succedere. La tavola periodica già sfoggiava il suo spartito, ignara di come presto avrebbe cominciato a governare quanto di più magico sia mai esistito e solo la girandola degli elementi e il caso iniziarono a segnare fin da allora il confine tra le cose inorganiche e le creature.
Affinché possano avvenire delle reazioni serve energia e la terra ne aveva in abbondanza: i forti raggi ultravioletti che colpivano la superficie, il calore dovuto alle eruzioni vulcaniche, l’impatto di meteoriti. Tutto ciò catalizzava l’unione tra elementi diversi, probabilmente all’interno di pozze calde e poco profonde.
Fu in questo brodo primordiale che magicamente comparvero zuccheri, amminoacidi, basi azotate, acidi ribonucleici (RNA), ovvero quei mattoncini di cui ogni cosa animata è costituita; in particolari nicchie le concentrazioni di elementi organici aumentarono e sequenze sempre più stabili e complesse divennero parte importante del soluto nelle soluzioni. Fu il grande pentolone dell’alchimista, vero e proprio calderone la cui pozione si trova ora in ognuno di noi, in ognuna delle nostre cellule.
Ogni cosa fino ad allora sottostava alla grande legge dell’entropia, che asserisce come tutto si disgreghi, viaggi verso un progressivo disordine tendendo al caos. Le prime cellule a formarsi lottarono contro tutto questo, per la prima volta qualcosa metteva ordine al disordine succhiando dal sistema ciò che poteva servire a crescere e resistere. Fu un’esplosione, i mari si riempirono di organismi procarioti e cellule rudimentali colonizzarono gli ambienti più disparati, ma ancora si era lontani dall’azzardare la sfida alle terre emerse.

Anabaena flosaquae, immagine di pubblico dominio.

Anabaena flosaquae, immagine di pubblico dominio.

Furono i cianobatteri, elementari cellule come già molte ne esistevano, ma con un’arma in più, a tentare e riuscire la più grande conquista che la terra abbia mai conosciuto. I plastidi, semplici sistemi di membrana sviluppatisi separatamente comparvero in seguito a misteriosi meccanismi endosimbiotici all’interno di questi pionieri dell’archeostoria portando con sé l’ulteriore capacità di creare la vita dall’aria. Era la nascita della fotosintesi, meraviglioso e complicato meccanismo in grado di ridurre il carbonio dell’anidride carbonica  in carbonio degli zuccheri, vertiginoso salto tra la chimica inorganica e quella organica, procedimento dispendioso che richiede acqua come fonte di elettroni e che restituisce ossigeno, questa volta sì in forma libera, O2, che oggi riempie i nostri polmoni, trasportato dal sangue scorre nei nostri corpi e nutre le nostre cellule negli angoli più reconditi del corpo.
Così nutrendosi, sfruttando l’energia di un sole sempre meno cattivo grazie alla nascita dello strato protettivo di ozono (O3), i cianobatteri cominciarono la lenta trasformazione dell’atmosfera terrestre. Aprirono la strada ad alghe sempre più complesse che dominarono questo mondo fatto di esseri che oggi ci appaiono insignificanti ma cui forse dovremmo un po’ di sincera riconoscenza.
Questo non è che l’inizio di una grande storia lunga tre miliardi di anni, cifra a nove zeri di fronte la quale si coglie raramente la pochezza della nostra.

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