La Cecenia a Torino

Chiara Ceolin

229_foto_loghiceceniaIl Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino ospita fino al 22 febbraio 2009 la mostra “Cecenia: una guerra e una pacificazione violenta”. I curatori, Marco Buttino e Alessandra Rognoni, hanno ricostruito un percorso storico-fotografico che abbraccia il periodo dal 1995 ad oggi. Sono presenti anche video interviste e testi esplicativi.
Le fotografie appartengono ai fotogiornalisti Heidi Bradner e Dima Belyakov ma ci sono anche scatti realizzati da membri di Memorial, centro per la difesa dei diritti umani e conservazione della memoria. Le immagini raccontano molto della vita dei ceceni durante la prima e la seconda guerra, dei campi profughi in Inguscezia, degli attentati al teatro di Mosca e a Beslan, per arrivare ad immagini del 2008.
I media hanno raccontato le due guerre in Cecenia in maniera molto differente.
Durante la prima guerra cecena, 1994-1996, il presidente Eltsin permise a giornalisti russi e stranieri di essere presenti sul campo e di raccontare quanto stava avvenendo. Il monitoraggio costante di quanto stava accadendo e le buone relazioni tra ceceni e giornalisti fecero sì che l’opinione pubblica russa fu categoricamente contraria alla continuazione delle operazioni belliche e favorevole alla pace e ad una trattativa sull’indipendenza cecena.
La prima guerra cecena – riporta Anna Zafesova – è stata persa nei media, la seconda vinta sul campo di battaglia dell’informazione e della propaganda“.
Nel 1999 Putin lancia la seconda offensiva. In Russia sono cambiate molte cose in soli 3 anni e l’opinione pubblica è favorevole all’attacco: il declino di Eltsin, il crack finanziario del 1998 e una crisi economica che ha riaperto le porte al nazionalismo e ad una forma di apartheid verso le popolazioni caucasiche sono gli ingredienti principali.
In Cecenia sono stati 3 anni di caos e di faide tra i clan dei vincitori, inoltre ha attecchito velocemente l’estremismo islamico. Il rapporto di collaborazione tra giornalisti e ceceni è svanito: Dima Belyakov racconta che il giornalista viene ora visto come colui che guadagna sulla pelle dei ceceni, come mezzo per guadagnare e merce di scambio.
Putin con la sua frase storica “Ammazzeremo i ceceni anche nel cesso” diviene il nuovo eroe nazionale. Forte di questo potere impedisce a tutti i giornalisti, russi e stranieri, di accedere al teatro bellico: concede l’accredito a pochissimi e li fa scortare dai soldati in gite organizzate propagandistiche. Alcuni giornalisti provano ad entrare comunque ma vengono perseguitati senza pietà o addirittura uccisi: Antonio Russo di Radio Radicale viene assassinato in Georgia nel 2000, Andrei Babickij di Radio Liberty viene arrestato più volte, Roddy Scott di Frontline viene ucciso nel 2002. Nonostante i russi lamentino la mancanza di informazione sul conflitto, la censura colpisce duramente la televisione e i giornali. Anche il cinema diventa protagonista nella propaganda russa ed escono film sulla Cecenia in cui i soldati russi sono eroi invincibili.
La presa degli ostaggi del teatro Dubrovka il 23 ottobre 2002 e l’esito drammatico che ne seguì acutizzarono ancora di più la censura: la rete televisiva NTV che aveva ripreso in diretta l’assalto al teatro fu travolta da un’ondata di licenziamenti.
L’attacco alla scuola di Beslan il primo settembre 2004 vede Putin concentrato a non far passare alcuna informazione fuori dal controllo governativo. I due giornalisti che avrebbero potuto informare il paese e mediare con i terroristi per evitare la strage, Andrei Babickij e Anna Politkovskaya, vengono l’uno arrestato l’altra avvelenata proprio mentre si recavano a Beslan.
Anna Politkovskaya verrà comunque uccisa nell’androne di casa sua il 7 ottobre 2006.
A lei è dedicata la mostra a Torino.

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