Gadamer

Salvatore Smedile

gadamer1Il recentissimo GADAMER di Zeno Gabaglio e Andrea Manzoni rilancia ragionamenti sulla transitorietà dei generi musicali e sul nomadismo dell’ascolto. Questa volta la proposta sonora e il suo aspetto strettamente tangibile, il cd nudo e crudo, offrono la possibilità di leggere ed interpretare una superficie levigata ma colma di dettagli sparsi in maniera assolutamente intenzionale. Scorrendo i titoli delle 10 tracce e i ringraziamenti di copertina, emergono riferimenti dotti, solo apparentemente casuali. Niemandsrose è un verso di Psalm, una celebre poesia di Paul Celan; Methode richiama l’epocale Wahrheit und Methode del grande vegliardo Hans-Georg Gadamer e Martinsson rimanda a Martin Heidegger, il suo maestro.
La copertina ha un disegno grafico attento a particolari che si richiamano: la vocale A evidenziata al centro di GADAMER, la scelta pregnante dei colori, il celeste e l’arancione della parte scritta, la sagoma di un relitto. In più, Rete 2 della Radio Svizzera ha messo a disposizione il suo know-how a garanzia di un livello del suono professionale. Si fa sul serio.
Proviamo ora ad addentrarci nel suono di GADAMER. La prima traccia, Gate, è un evidente punto di partenza in cui si intravedono le intenzioni dei due musicisti. Il titolo è il brano, senza fraintendimenti. Il violoncello crea un ambient profondo su un piano le cui note vorrebbero andare ovunque sprizzando un lieto e lento moto. È quasi un’indecisione, il sottile dubbio di chi si chiede dove andiamo?siamo solo noi?… Una dichiarazione di intenti velata ma precisa. In Niemandsrose si sente un cuore pulsare e il viaggio inizia. L’elettronica si dichiara, rivela un motivo rassicurante, una nostalgia vicina ai giorni nostri, raggiungibile, fraterna. Chiara è un arcano che si ripete, come in UNO, il precedente cd di Gabaglio, dove questo nome compariva declinato in tre diversi modi: Chiara, Claire e Clara. Viene ripreso il motivo originale da cui partono propositi jazz enunciati con disinvoltura. Con Impro 01 si apre l’improvvisazione. Il piano procede con postura classica mentre il violoncello tirato elettronicamente produce un tessuto ruvido. Granuloso, contorto ma mai spigoloso. Sin qui si mescolano interventi acustici, elettronica e libertà del jazz. Ricerca e quiete.
Con Methode si aggiungono due elementi nuovi, il jazz-rock e la dance. Ritmo, esultanza cool, attacchi ritmici ossessivi che durano il tempo di una sosta. Una porta che lascia scorgere cosa c’è dentro e subito si chiude. Ma ad un tratto si riapre, prima lentamente poi di colpo e nuovamente ci si trova in un ritmo vorticoso che dura appena un attimo. Quasi un: ti faccio ballare ma quando stai per entrare nel ritmo stacco la spina. Orizzonte, invece, è un inno alla pace, velatamente new-age. Semplici note di piano, onde marine regolari che lentamente crescono su cui la vela del violoncello conflagra stridori nostalgici di un mondo perduto. Un mare non pacato ma neppure in tempesta; un finale da film. Lo psichedelico Impro 02 aggiunge ancora qualcosa al disegno di GADAMER. La giostra si alza in un crescendo di urti ed emozioni; si riabbassa e si rieleva come una spirale di sospensione propiziatoria. Martinsson fa vedere di tutto: un avvio lento, un ritmo jazzato sudamericano che tra uno spiffero e l’altro diventa techno e infine motivo pop, una melodia consolante riconoscibilissima e facile da ripetersi a mente e a voce. Il pezzo potrebbe essere utilizzato in ambienti dance, se solo durasse il tempo necessario per lasciarsi andare. Ma si interrompe sul più bello, all’apice. In Impro 14 il piano squarcia il cielo assistito da effetti minimi del cello elettrico. Si approssima l’arrivo, c’è voglia di tornare a casa, di ritrovarsi e riconoscersi. L’ultima stazione, perché Post Gate è l’oltrepasso, quello che c’è dopo aver compiuto questo itinerario tra i generi. Desiderio di pronunciarsi in cellule jazz libere di scivolare dove vogliono senza pensare ai generi, per il piano di Manzoni; desiderio di suonare il cello con le mani, di percuoterlo, di inseguirne gli echi, per Gabaglio. Alla fine si respira l’aria dell’inizio con in più la soddisfazione di aver sondato, sperimentato, collaudato generi altri che appartengono al nostro mondo come tutte le cose che sono diverse da noi.
Si chiude il cerchio e si aprono nuove domande. In quale direzione andranno i due musicisti di GADAMER? In un progetto concluso si scorgono già gli embrioni di quello futuro. In parte sarà la loro sensibilità a deciderlo; in parte gli orecchi e i gusti dei fruitori a cui i due intendono prestare attenzione.

GADAMERcompleto-g

Zeno Gabaglio acoustic and electric cello
Andrea Manzoni piano, moog, fender rhodes, organ
as altrisuoni, 2008 – CH

www.gadamer.biz
www.myspace.com/gadamermusic

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