Il codognolo

Salvatore Smedile e Alberto Valente (illustrazione)

Torniamo a faccende più consone agli uomini di scienza e di buona volontà! Rileggo volentieri quello che scrivo per scongiurare fIl codognoloalsi movimenti nelle mie peregrinazioni intorno al mondo. Noi ricercatori siamo errabondi in cerca di una meta e viviamo soltanto per raggiungerla. A volte chimere, false ipotesi, leggerezze di spirito, errori umani e non umani si mettono di traverso sul nostro cammino e ci attardiamo, rimaniamo per strada a perdere tempo. Il bosco è pieno di insidie e di tranelli che non sempre scorgiamo al primo apparire. A Rutan stavo per perdermi in un sogno d’oriente più vero della vita. Mistero delle percezioni e delle affezioni, mistero delle inquietudini… Quell’aria salubre e frizzante, familiare a tal punto che stare lontano da Carol e dalle mie figlie non mi dava peso, mi stava soggiogando. Per fortuna le tradizioni che mi hanno forgiato non sono acqua e ispirano ancora i miei concetti. Sono qui, sono ancora e sempre io, segugio della conoscenza dietro un codognolo che mi sfida con le sue stranezze.
Da due settimane sto inseguendo le sue orme e le sue abitudini. Chissà perché si fa vedere soltanto all’imbrunire e poi ritorna nel buio che lo contiene come qualcosa di materno. Ho trovato una postazione ideale per osservarlo senza farmi notare. Un vecchio casolare di campagna abbandonato all’improvviso a giudicare dagli utensili e dalle provviste contenute nella sua dispensa. Uova d’anatra, oche sotto grasso, burro salato, pancetta, lardo e birra, tanta birra per tutti i gusti e tutte le esigenze. Confesso che la prima cosa che ho fatto, quando sono entrato, è stata scolarmi due pinte senza nessun ritegno. Al diavolo questi animali che mi tolgono il sonno! Giorni e giorni di guardia e di attesa e sul più bello, quando ormai li hai avvistati, si dileguano nella brughiera e non li vedi più. Al diavolo questo lavoro che non porta a nulla, queste classificazioni che mi tolgono il sonno! Ma no, cosa dici, mio Fergus!… Cosa mi fai dire… Controlla la tua voce, ferma il tuo pensiero! Proprio ora che hai avvistato il codognolo… Guarda che eleganza: zampe palmate e sicure, alette che all’occorrenza gli permettono di prendere il volo, occhio vigile e furbetto, testa coperta da una pinna che non si riesce a capire bene a cosa serva, becco lungo, lunghissimo, quasi da pellicano e soprattutto un coda composta da sottocode che sembrano rami sciolti. Tre volte ho visto il codognolo e tre volte l’ho visto con la coda in su, eretta e immobile. Non abbiamo mai concepito animali con un senso estetico distinto e fuori dalla fondamentale concezione evoluzionista della natura. Come stanno veramente le cose? Cosa vedono gli animali in noi? Qual è la loro rappresentazione del mondo? Cosa si agita nel loro interno che noi non conosciamo?
Più passano gli anni e più sento che la nostra amata scienza non è sufficiente per comprendere ciò che osserviamo. I disegni di Morion sono più veri di quello che sono: non sono più padrone del mio intelletto, non sono più in grado di dare una direzione alla mia missione. Aspetto, mi riempio gli occhi di amabili forme viventi misconosciute ai più. Perché l’uomo deve per forza conoscerle e sottometterle alle proprie necessità? Perché non lasciarle nella loro libertà e riconoscerle nella loro dignità. Mentre mi faccio questa domande so che ho già deciso da che parte stare.

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