La rivolta del ghetto di Varsavia

Davide Picatto

Rivolta del ghetto di Varsavia. Fotografia del Ministero degli Affari Esteri polacco, non utilizzabile per scopi commerciali.

Rivolta del ghetto di Varsavia. Fotografia del Ministero degli Affari Esteri polacco, non utilizzabile per scopi commerciali.

Nel 1940 i nazisti istituirono in diverse città polacche una serie di ghetti in cui furono concentrati oltre 3 milioni di ebrei. Il più vasto era quello di Varsavia, creato al centro della città nel quartiere Nalewki che già in precedenza ospitava prevalentemente persone di religione ebraica, il 30% della popolazione. Il ghetto fu interamente circondato da un muro, ed agli ebrei fu impedito l’accesso alle aree esterne. Più di 400.000 persone furono obbligate a vivere in uno spazio ristretto, costrette a lavorare in un regime schiavistico nelle industrie confiscate che producevano per lo più materiali tessili destinati all’esercito tedesco.
Il 22 luglio del 1942 venne emanato un decreto che disponeva la deportazione degli abitanti, senza distinzione di sesso ed età, a Treblinka e in altri campi di sterminio dove morirono più di 300.000 persone. Il 12 settembre la popolazione del ghetto era ridotta a circa 60.000 unità. I movimenti giovanili sionisti intuirono lo scopo dell’operazione e cominciarono a promuovere l’idea di resistere agli oppressori con l’uso della forza, ma gli altri gruppi politici della comunità valutarono controproducente l’uso delle armi, non credendo che il volere ultimo di Hitler fosse quello di sterminare l’intera popolazione ebraica. Il 22 luglio i membri di tre organizzazioni giovanili socialiste si riunirono e fondarono, senza l’appoggio di alcun partito, la ŻOB, l’Organizzazione ebraica di combattimento, e iniziarono a chiedere armi e appoggio all’esterno del ghetto, incontrando però molte difficoltà dovute prevalentemente al loro orientamento politico, di sinistra e filo-sovietico, ed alla scarsezza di risorse in mano all’Armia Krajova e agli altri gruppi della resistenza polacca.
Le prime operazioni della ŻOB furono volte a colpire spie e collaborazionisti dei nazisti controllati dalla polizia ebraica del ghetto, che a sua volta dipendeva dall’esercito tedesco. Nonostante le deportazioni e la cattura di vari membri dell’organizzazione, questa acquistò sempre più potere grazie all’adesione di altri movimenti, mentre le esecuzioni degli informatori e la propaganda diffusero nella popolazione l’idea di difendersi combattendo piuttosto che subire la condanna nazista.

Scovati con forza dalle loro buche. Fotografia di pubblico dominio.

Rivolta del ghetto di Varsavia - Foto del rapporto di Jürgen Stroop inviato a Heinrich Himmler nel maggio 1943. La descrizione originale tedesca dice: "Scovati con forza dalle loro buche". Fotografia di pubblico dominio.

Il 18 gennaio del 1943, durante la ripresa delle deportazioni, i combattenti attaccarono le forze tedesche costringendole, dopo quattro giorni di scontri, a ritirarsi dal ghetto. 1200 furono i caduti, mentre soltanto 650 i deportati, contro i 24.000 previsti da Himmler per dimezzare la popolazione. Durante la successiva Pasqua ebraica, il 19 aprile, i nazisti invasero il ghetto incontrando una dura resistenza, mentre i non combattenti si erano rifugiati nei sotterranei dei palazzi. I soldati furono attaccati dalle finestre dei piani superiori e per snidare gli insorti i tedeschi dettero fuoco agli edifici soffocando le persone nascoste nel sottosuolo. Il 16 maggio il generale Jürgen Stroop rase al suolo la Sinagoga concludendo l’operazione Grossaktion con lo scopo prefissato: la distruzione del ghetto. Nel suo rapporto finale aveva scritto: “180 ebrei, banditi e subumani sono stati distrutti. Il quartiere ebreo di Varsavia non esiste più. L’azione principale è stata terminata alle ore 20:15 con la distruzione della sinagoga di Varsavia… Il numero totale degli ebrei spacciati è di 56.065, includendo sia gli ebrei catturati che quelli del quale lo sterminio può essere provato.”
Molti degli ebrei che riuscirono a fuggire confluirono nei gruppi di resistenza polacchi, portando avanti la lotta contro i nazisti, mentre i movimenti sionisti di cui facevano parte esistono ancora oggi in diverse nazioni.

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