In memoria di Felice Ippolito

Giovanni Guizzardi

Centrale nucleare di Doel, Belgio. Fotografia di Friedrich Tellberg, licenza GNU 1.2

Centrale nucleare di Doel, Belgio. Fotografia di Friedrich Tellberg, licenza GNU 1.2

Non sono mai stato ostile all’energia nucleare. Non penso sia una soluzione soddisfacente del problema energetico, ma è indubbio che riduce la dipendenza dal petrolio che è stata concausa di tante guerre negli ultimi cinquant’anni. È vero che se gli impianti fanno schifo, come facevano e fanno tuttora quelli dell’ex-Unione Sovietica, ci può scappare una Černobyl, ma io ricordo ancora cosa accadde a Longarone, a causa dell’ecologicissima centrale idroelettrica del Vajont. E le fonti rinnovabili? Certo, quando la tecnologia ne permetterà lo sfruttamento a costi accettabili e con produzione di energia in quantità significativa, il nucleare potrà forse andare in pensione. Temo però che quel giorno io sarò già morto, e non per le radiazioni atomiche. È pur vero che le scorie radioattive non si sa dove metterle, ma è anche vero che le emissioni di ossido di carbonio uccidono centinaia di migliaia di persone ogni anno, anche fra i non fumatori. Infatti c’è chi dice che bisognerebbe tornare al calesse. Già che ci siamo perché non alla biga, domando io.
C’è infatti un’altra ragione che mi ha sempre spinto a considerare senza ostilità il nucleare. Ogni volta che la tecnologia e la scienza fanno un passo avanti, c’è un mucchio di gente che si preoccupa delle conseguenze.
In un prezioso e divertente libretto di Roy Lewis (Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, Adelphi) si narrano le vicende di Edward, geniale cavernicolo inventore del fuoco, della dieta onnivora e dell’arco. Suo fratello maggiore Vania, invece, è ancora arboricolo, assolutamente contrario ad ogni forma di evoluzione e si rifiuta di accettare le invenzioni di Edward, anche se non disdegna in inverno di scaldarsi davanti al fuoco. Ebbene, è vero che nella trama del romanzo c’è un momento in cui Edward, maldestramente, dà fuoco ad un’immensa foresta (e Vania scuotendo la testa può pronunciare la sua frase preferita, “te l’avevo detto!”), ma in realtà sfido chiunque a sostenere che sarebbe meglio che fosse vietato l’uso del fuoco. Certo, bisogna saperlo usare e non è il caso di farsi una paglia in un bosco, ma via, si tratta sempre dell’eterno confronto fra progresso e reazione.
Per quanto riguarda la tecnologia nucleare, però, tale confronto è stato assai curioso, in Italia. Faccio fatica a considerare progressista l’attuale governo, ma i sostenitori dell’atomo una volta lo erano, almeno secondo me.
L’ingegner Felice Ippolito nacque a Napoli nel 1915. Oggi, soprattutto fra i più giovani, pochi sanno chi fosse. Negli anni ’60 fu il principale promotore dello sviluppo dell’industria nucleare in Italia. Direttore nel 1952 del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare), riuscì ad attuare parecchi progetti, fra cui le centrali del Garigliano e di Latina. In quegli anni l’Italia divenne il terzo produttore mondiale di energia nucleare e le competenze del CNEN erano del tutto all’avanguardia.

Enrico Mattei e Abderahim Bouabid, ministro dellEconomia del Marocco, firmano laccordo petrolifero del 1958. Fotografia di pubblico dominio.

Enrico Mattei e Abderahim Bouabid, ministro dell'Economia del Marocco, firmano l'accordo petrolifero del 1958. Fotografia di pubblico dominio.

Il sogno di Felice Ippolito era di rendere l’Italia autosufficiente nel settore energetico. Purtroppo in tal modo si inimicò le mitiche sette sorelle, ovvero le multinazionali del petrolio che dominavano e dominano il mercato energetico internazionale. Costoro non scherzavano affatto, e fu un peccato che Enrico Mattei non lo capisse in tempo. Per chi non lo ricorda, Mattei fu il promotore delle ricerche petrolifere dell’Agip e di accordi diretti con paesi produttori di petrolio e di gas, escludendo le sette sorelle. Il suo aereo esplose in volo vicino a Linate il 27 ottobre del 1962, anche se l’unico testimone, il contadino Mario Ronchi, in seguito ritrattò la sua testimonianza.
Se Mattei aveva pestato i piedi alle sette sorelle, Ippolito aveva fatto di più. Il suo progetto di un’industria nucleare statale metteva in allarme anche i petrolieri italiani e i gestori della distribuzione dell’energia elettrica, che temevano una nazionalizzazione del settore.
A sostenerlo politicamente, negli anni ’50, furono i radicali. Anzi, Felice Ippolito fu uno dei fondatori, insieme a Marco Pannella, del Partito Radicale. Incredibile, vero?
Tuttavia, a Ippolito andò meglio che a Mattei. L’anno dopo “l’incidente aereo” di quest’ultimo, Ippolito fu accusato di irregolarità amministrative quale presidente del CNEN. L’indagine parlamentare fu guidata da Giovanni Leone, che sarebbe poi diventato Presidente della Repubblica. Già, proprio quello che nel 1978 avrebbe dato le dimissioni dall’incarico di capo dello stato perché fortemente sospettato di essere stato corrotto dall’industria aeronautica americana in relazione ad una commessa di aerei da trasporto militari.
All’indagine parlamentare seguì l’arresto di Ippolito e il processo, che finì su tutti i giornali e che infiammò l’opinione pubblica di allora. Ero troppo piccolo per appassionarmi alla vicenda, ma abbastanza grande per ricordare le foto e gli articoli sulle pagine dei rotocalchi. Il processo fu una farsa, alla fine lo condannarono a 11 anni. Due anni dopo ottenne la grazia dal presidente della repubblica Giuseppe Saragat, ma la sorte della ricerca sul nucleare in Italia era ormai segnata. Il referendum del 1987 seppellì un cadavere.
Ippolito si dedicò alla divulgazione scientifica, fondando la rivista “Le scienze”, e continuò a difendere le sue idee al parlamento europeo, ove fu eletto nelle file del Partito Comunista Italiano dal 1979 al 1989. Si vede che allora il PCI era favorevole al nucleare.
Ora mi fa un po’ sorridere assistere alle scenette odierne e soprattutto a questo scambio di ruoli, ma in fondo ci sta anche questo, il mondo è bello perché è vario.

2 thoughts on “In memoria di Felice Ippolito

  1. Zamba ha detto:

    Il vero problema è che molti individui , che la massa definisce geni o superuomini o addirittura super eroi, si sono fatti e si fanno ancora “una paglia in un bosco”…anzi forse piu di una.

  2. Anonimo ha detto:

    Caro Zamba, purtroppo di deficienti è pieno il mondo, ma malgrado ciò non viviamo più nelle caverne e le patatine non le mangiamo crude, anche perché è stato inventato da tempo il microonde e non rischiamo più di darci fuoco in cucina. Un po’ di ottimismo, sù!

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