Un’impresa da compiere

Erika Di Crescenzo

Officina teatrale Audido. Un’impresa da compiere.
Corso di laurea triennale in Dams, Facoltà di Scienze della Formazione, Università degli studi di Torino, anno accademico 2004 – 2005.

Corpo nel vuoto. Fotografia di Salvatore Smedile.

Corpo nel vuoto. Fotografia di Salvatore Smedile.

Il deforme
Non ci è mai interessata la forma perfetta che si ingrazia l’occhio del pubblico, che annoia per la sua distanza dal reale; amiamo invece la forza che viene da dentro, da sotto (dalla pancia, dal cuore e dalla mente) e che ammorbidisce, ribadisce o arricchisce il nostro corpo esteriore. Il movimento esterno è solo il prolungamento di una danza che è già iniziata all’interno del corpo, che ha scavalcato coraggiosamente le barriere fisiche ed è emersa alla luce del giorno. Ciascuno lavora secondo i propri limiti, accettandoli o tentando l’emancipazione. Essi funzionano proprio come regole fisse, come paletti che indicano dove si può andare, dove è meglio tornare indietro, ecc… Qualche volta bisogna saperli aggirare con astuzia, qualche altra è necessario ammansirli o anche lasciarsi aggredire, ma alla base c’è sempre un atteggiamento di normale convivenza con essi. L’apice è raggiunto quando le singole peculiarità dei soggetti trovano il posto giusto all’interno della storia che si va a costruire. Quando questo succede, il pubblico che assiste non vede più il “corpo malandato di un poverino” ma, distratto da ogni immagine razionale, è coinvolto totalmente dal racconto. Spesso chi ha visto i nostri spettacoli ci ha detto che non si capiva chi fosse normo e chi no; ne abbiamo sempre fatto un vanto. Lavorare con i disabili rappresenta per noi normodotati una grandissima opportunità per liberare anche la nostra deformità, per accettarla ed esorcizzarla, per condividerla e sentirsi accettati.

L’impulso
L’impulso è la partenza vera e propria. È una spinta interna od esterna che fa emergere qualcosa. A livello fisico viene indagato sia negli esercizi di contact sia nella stasi dell’immobilità prolungata che mantiene represso il desiderio di dinamicità. Quando per tanto tempo sei rimasto immobile, il primo movimento che compi proviene da un accumulo di energia tale da rendere decisamente comprensibile qual è la spinta che l’ ha prodotto. È un buon modo per iniziare a sentire quale sia la direzione da prendere per lavorare con gli impulsi. Ci sono diversi tipi di impulsi che variano a seconda dell’energia che trasportano, della materia su cui intervengono e dell’ ambiente che attraversano prima di arrivare a destinazione.

Il tempo e lo spazio
Parlando di presenza scenica utilizziamo la metafora cartesiana per chiarire quali sono le condizioni che determinano l’energia del nostro essere.
Possiamo dire che l’asse delle ascisse è lo spazio, quello delle ordinate è il tempo ed infine che esiste una terza dimensione, quella della profondità che può essere intesa come la densità della nostra vita. Noi ci muoviamo attraverso questi punti che determinano la nostra posizione fisica e mentale insieme. Il nostro lavoro consiste nello sviluppare al massimo la consapevolezza di queste dimensioni. In una piccola stanza di circa sei metri per quattro le difficoltà per dieci, a volte dodici, persone sono amplificate per la ristrettezza dello spazio a disposizione ma anche questo aspetto è da considerarsi, almeno fino a quando troveremo un posto migliore, una condizione esterna di cui indagare le possibilità.

Fisica ed espressività
Esiste una trappola per i principianti, ma anche per i professionisti più maturi, che è quella di eccedere nell’interpretazione rimediando soltanto una palese finzione scenica ed una mancanza di abilità specifiche. Partire dalla biomeccanica corporea induce nell’attore un atteggiamento diverso che elimina questa tentazione. Il pregio ulteriore è quello di rafforzare le competenze sul piano tecnico; quando poi si dà il via all’espressività questa ne esce rinforzata e la scena acquista un valore decisamente superiore.

La danza
Penso che Adamo una volta creato, abbia iniziato a divincolarsi scatenandosi in una danza sconsiderata e sacra allo stesso tempo. Oppure, con altre parole: la danza è l’origine delle cose, è il momento in cui l’universo si è messo in moto, è l’impulso originario che ha scatenato la creazione, è il movimento perenne senza fine e senza inizio dell’universo.
Il nostro training inizia sempre dal corpo perché è il primo strumento di cui disponiamo per poter interagire con l’ambiente esterno, per poter esprimere il sentimento interiore. Normalmente gli esercizi prevedono un tempo di due ore dedicate al riscaldamento fisico e psichico.

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