Il bombardamento di Dresda

Davide Picatto

Dresda nel 1910. Immagine di dominio pubblico.

Dresda nel 1910. Immagine di dominio pubblico.

Dresda, detta la “Firenze sull’Elba”, all’inizio del 1945 era la settima città più estesa della Germania. Capitale dell’umanesimo barocco tedesco e culturalmente apprezzata in tutta Europa, si trattava di un centro scarsamente militarizzato e, di conseguenza, poco colpito dai bombardieri nemici. Ma i rapporti statunitensi individuavano alla sua periferia 110 industrie impegnate nella produzione di componenti bellici e indicavano la città come un importante snodo per i movimenti delle truppe destinate al fronte orientale, nonché come un centro di accoglienza per i rifugiati delle zone minacciate dall’avanzata dell’Armata Rossa. Secondo un’ottica pre-Guerra Fredda del Bomber Command inglese, un suo bombardamento a tappeto avrebbe mostrato ai sovietici la capacità di fuoco della RAF e dell’aviazione americana.
L’attacco venne lanciato tre mesi prima della resa delle forze armate naziste. Fra le 22:14 e le 22:22 del 13 febbraio un gruppo di 254 Avro Lancaster della RAF sganciò sul centro medievale della città, costituito per lo più da edifici in legno, 500 tonnellate di esplosivi ad alto potenziale, fra cui bombe da 2 tonnellate che avevano ognuna la capacità di distruggere un intero quartiere, preparando l’area per le 375 tonnellate di ordigni incendiari che seguirono. La seconda ondata di bombardieri raggiunse Dresda tre ore dopo, quando la colonna di fumo aveva raggiunto la quota di 4600 metri, colpendo la stazione centrale ed un grosso parco. Questa volta furono sganciate 1800 tonnellate di bombe.
Il mattino del 14 febbraio fu il turno dell’aviazione statunitense: 2100 velivoli, fra bombardieri e caccia, riempirono il cielo della Sassonia, ma soltanto 316 B-17, le Fortezze Volanti, raggiunsero l’obbiettivo che, coperto da nubi, fu localizzato usando il radar: nel giro di 13 minuti dispersero il loro carico su tutta la città, senza poter puntare con precisione una determinata area. Il giorno successivo un’altra ondata di bombardieri, trovando maltempo sopra una fabbrica di carburante sintetico presso Lipsia, colpì nuovamente Dresda, l’obbiettivo secondario.
In due giorni e nel corso di quattro attacchi furono sganciate più di 3900 tonnellate di bombe che distrussero 34 km² della città, provocando un incendio che ne rase al suolo il centro. I testimoni descrissero il risultato degli attacchi come una tempesta di fuoco che aveva sbriciolato gli edifici: la temperatura nella città vecchia superava i 1500°C e l’aria calda sprigionata costringeva i sopravvissuti a non abbandonare le macerie in fiamme. Ovunque resti umani carbonizzati e grida in cerca di dispersi.

La città dopo il bombardamento. Fotografia di G. Beyer, licenza CC 3.0.

La città dopo il bombardamento. Fotografia di G. Beyer, licenza CC 3.0.

La città era poco difesa, non essendo considerata un obbiettivo militare dai nazisti: la contraerea destinata ad altri siti più importanti e maggiormente attaccati, così come i pochi intercettori ancora in dotazione della Luftwaffe. Scarsi erano i rifugi antiaerei, il più grande dei quali ospitava 6000 persone nei sotterranei della stazione, con gran parte degli abitanti che aveva cercato riparo nelle cantine i cui muri di divisione erano stati preventivamente abbattuti per facilitare la fuga dai palazzi colpiti. Ma in una città bombardata a tappeto pochi erano i luoghi in cui cercare scampo, e le cantine si trasformarono in trappole in cui persero la vita migliaia di persone. Un rapporto della RAF indicò che il 23% degli edifici industriali ed il 54% degli altri obbiettivi, escluse le abitazioni, erano state gravemente danneggiati. Le case completamente distrutte furono più di 78.000, altrettante quelle semplicemente colpite. Ospedali, chiese, negozi, scuole, banche, magazzini, alberghi, mercati furono rasi al suolo, zoo compreso. Difficile dire quante furono le perdite in vite umane. Nel 1939 Dresda aveva una popolazione di più di 600.000 unità, ma all’epoca del bombardamento ospitava almeno 200.000 rifugiati e migliaia di soldati feriti. Oggi gli storici sono indirizzati verso le 25.000 vittime, dato confermato da resoconti ufficiali tedeschi stilati il mese successivo, ma quasi 2.000 corpi furono trovati nei lavori di ricostruzione a guerra terminata, alcuni ancora nel 1966. Albert Speer, Ministro degli Armamenti e della Produzione Bellica del Terzo Reich, interrogato dopo la guerra, disse che le industrie si ripresero rapidamente dopo l’attacco.
In Inghilterra, per la prima volta dall’inizio del conflitto, intellettuali e opinione pubblica misero in dubbio la strategia alleata: in una guerra che volgeva ormai al termine, che senso potevano avere i bombardamenti a tappeto delle città tedesche? Due giorni dopo il raid, durante una conferenza stampa, il Comandante delle Forze Aeree Colin McKay Grierson rivelò ai giornalisti che lo scopo principale dell’attacco era quello di interrompere gli spostamenti delle truppe nemiche e dei rifugiati, creando nello stesso momento una situazione di panico che avrebbe contribuito ad affossare il morale dei tedeschi. Winston Churchill commentò l’evento come un “atto di terrore“, per poi ritirare le sue parole dopo le pesanti critiche ricevute dal Maresciallo dell’Aria Arthur Harris, secondo cui “l’insieme di tutte le città tedesche non valgono le ossa di un solo granatiere britannico“.
Il dibattito sul bombardamento di Dresda si è protratto negli anni. Lo scontro verte su due questioni: la definizione della città come obbiettivo strategico e l’opportunità di colpirla con la vittoria ormai in pugno. Per quanto riguarda l’eventualità di riconoscere in questo attacco un crimine di guerra, si raggiunge quasi l’unanimità: fino alla Seconda Guerra Mondiale la Convenzione di Ginevra non aveva dichiarato illegale il bombardamento di massa, quindi, per motivi giuridici, la condanna può essere solo morale.
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3 thoughts on “Il bombardamento di Dresda

  1. Li ha detto:

    “Per quanto riguarda l’eventualità di riconoscere in questo attacco un crimine di guerra, si raggiunge quasi l’unanimità: fino alla Seconda Guerra Mondiale la Convenzione di Ginevra non aveva dichiarato illegale il bombardamento di massa, quindi, per motivi giuridici, la condanna può essere solo morale.”

    Al dilà della codificazione, non è possibile configurare il bombardamento di massa come crimine sulla base del diritto consuetudinario?

  2. Frigo ha detto:

    Non sarebbe stato condannato nesssuno lo stesso per questo bombardamento.Con la solita giustificazione della guerra “che hanno voluto loro”.Persone come Harris e Churchill erano persone da impiccare come i gerarchi nazisti.Il mondo è ingiusto…

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