La tradizione del fraintendimento

Giovanni Guizzardi

Frances Yates dedicò tutta la vita a studiare i complessi rapporti intercorsi fra esoterismo, magia, alchimia e cabbala da una parte e contrasti politico-religiosi nell’Inghilterra del tardo cinquecento dall’altra. In uno dei suoi ultimi lavori (Cabbala e Occultismo nell’età elisabettiana, Einaudi) propone una lettura quanto meno suggestiva della Tempesta e del Mercante di Venezia di Shakespeare e del Doctor Faustus di Marlowe.
Traspare, dalle pagine intense e documentatissime della Yates, un quadro movimentato e mutevole della situazione politica e culturale inglese della fine del cinquecento, caratterizzata dal braccio di ferro tra progressisti protestanti e reazionari cattolici. Tra i primi, giganteggia la figura di John Dee, scienziato o stregone a seconda dei punti di vista, esaltato nel Prospero shakespeariano e dileggiato nel Faustus marlowiano. I due autori sono quindi, con tutta evidenza secondo la Yates, gli epigoni letterari delle due contrapposte visioni della monarchia, della società, del mondo.
Di quelle lotte intestine, di quegli eroici furori, di quelle astruse polemiche si è perso ormai il ricordo: le opere immortali dei due massimi drammaturghi elisabettiani sono sopravvissute alle beghe contingenti che le ispirarono ai loro autori e sono divenute capolavori della letteratura, non documenti storici.
Ma ciò significa, o può per lo meno suggerire, che la tradizione è spesso fondata sul fraintendimento.

Antonio Gramsci, nei Quaderni dal carcere, compie un’analisi lucidissima e profetica sulle future necessità della scuola di massa in un’Italia libera dal fascismo e dall’egemonia culturale della borghesia. Tra le principali preoccupazioni di Gramsci c’è quella dell’educazione dei figli del popolo alla dura disciplina dello studio, ma anche e più semplicemente alla compostezza durante le lezioni. Consapevole della gioiosa sfrenatezza dei bimbi nelle aie e nei cortili, Gramsci si interroga sulla futura necessità di insegnar loro la disciplina e la costrizione della posizione seduta per lunghe ore, indispensabile premessa alla possibilità di uno studio proficuo. Quarant’anni dopo, quelle stesse preoccupazioni di Gramsci erano scomparse dall’immaginario desiderante della sinistra e si trovavano saldamente nelle mani degli eredi di coloro che Gramsci lo avevano fatto morire in carcere.

Giuseppe Mazzini. Immagine di dominio pubblico.

Giuseppe Mazzini. Immagine di dominio pubblico.

Ho letto tempo fa una bella biografia di Giuseppe Mazzini scritta da Mach Smith. Mazzini era qualcosa di molto simile a ciò che ieri è stato ed ha rappresentato Che Guevara, a ciò che oggi è e rappresenta Osama Bin Laden: un terrorista, un cospiratore, un rivoluzionario. Le tre parole esprimono tre diversi concetti, tutti e tre presenti sia in Mazzini, che nel Che, che infine in Bin Laden (che ci piaccia o no).
Era ricercato da quasi tutte le polizie d’Europa e sul suo capo pendevano numerose condanne a morte. Entrava e usciva da ogni stato con abili ed astuti travestimenti, compresi quelli da prete (vabbè) e da donna. Iniziava ritualmente alla Giovine Italia ragazzi con la testa piena di sogni e di nebbia, dando loro durante la cerimonia un pugnale con cui “uccidere i tiranni”. Molti ne seguirono le parole, più d’uno ci rimise la vita. Come ogni vero rivoluzionario frequentava i salotti e affascinava le signore della buona società. A Londra se lo contendevano. Suonava la chitarra, e allora non era una cosa usuale come oggi. Parlava di cose difficili, aveva uno sguardo profondo e ispirato. Credeva ciecamente nel potere del popolo e nell’equazione volontà popolare = volontà divina. Perciò Cavour lo considerava un pericoloso imbecille.
Dopo la sua morte, la sua vita e il suo pensiero furono mitizzati e divenne un padre della Patria, insieme a Garibaldi, che non lo poteva vedere, e a Cavour, di cui si è detto. Qualche anno dopo un suo seguace siciliano, Francesco Crispi, creò in Italia un regime corrotto e colluso con la mafia in nome dei suoi ideali. Molti anni più tardi quegli stessi ideali furono usati come fondamento ideologico del fascismo, con buona pace di quei tre o quattro repubblicani storici ancora circolanti, che si affannano a negarlo. Molti attuali nostalgici del fascismo invece considerano Mazzini un mito, anche se odiano i terroristi e negano, nella loro beata ignoranza, che Mazzini fosse uno di loro.

Immanuel Kant. Immagini di dominio pubblico.

Immanuel Kant. Immagini di dominio pubblico.

Immanuel Kant era una persona non solo pignola, ma anche onesta. Dopo aver ampiamente argomentato che nulla di ciò che è sottoposto al giudizio umano può sfuggire alle categorie dello spazio e del tempo, si concesse il magnanimo lusso di non escludere che esista qualcosa di estraneo a tali parametri, ma concluse con assoluta lucidità che se anche qualcosa del genere esistesse, sarebbe per noi inconoscibile e quindi lo definì “noumeno”, cioè ciò che è solamente immaginabile. Era un modo elegante per dire che possiamo anche immaginare Babbo Natale, Dio e gli asini che volano, ma che ciò non ci autorizza a dedurne una loro appartenenza alla realtà sensibile e conoscibile.
Ebbene, centocinquant’anni di idealismo e di spiritualismo e di tutto quell’accidente che va loro dietro si è aggrappato a quel benedetto “noumeno” per affermare che anche Kant, eh eh!, aveva dovuto ammettere che c’è una realtà metafisica che travalica i confini dell’esperienza, e su tale sagace e compiaciuta deduzione decine di mistici ispirati hanno costruito arditi e lambiccati sistemi metafisici che costituiscono, dicono i manuali, “il superamento del kantismo”.
Povero Kant, e poveri noi.

Cristo, immagine dipinta nelle catacombe di Commodilla, IV secolo. Immagine di dominio pubblico.

Cristo, immagine dipinta nelle catacombe di Commodilla, IV secolo. Immagine di dominio pubblico.

Gesù di Nazareth non è del tutto un’invenzione di Paolo di Tarso. È esistito, ha predicato ed è morto crocifisso durante l’impero di Tiberio. Nella Galilea del primo secolo, dove politica e religione si nutrivano delle stesse istanze ed erano gestite dalle stesse autorità, la predicazione di Gesù rientra nel tormentato travaglio di quel movimento indipendentista anti-romano che trovò poi il suo inevitabile sbocco nella rivolta del 70 d.C. Che poi il Maestro di Giustizia esseno sia divenuto nientemeno che Figlio di Dio e Dio egli stesso, è cosa che esula dalla storia ed ha a che fare più che altro con l’esoterismo (o al massimo con la storia delle religioni).
Povero Cristo, chissà se lo avrebbe consolato un po’ sapere, mentre agonizzava sulla croce e gridava disperato “Eli, Eli, lamma sabactanì!“, che stava diventando un dio famoso, in cui per migliaia di anni miliardi di persone avrebbero creduto e in nome del quale sarebbero state compiute imprese sublimi e nefande.
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