Il rituale della Democrazia

Davide Gallarate

Bandiera indiana. Licenza GNU 1.2

Bandiera indiana. Licenza GNU 1.2

Per la quindicesima volta da quando ha raggiunto l’indipendenza nel 1945, la più grande democrazia del pianeta è chiamata alle urne per il rinnovo del Lok Sabha, la Camera bassa del Governo indiano. Permettere a 671 milioni di persone sparse su un territorio di più di 3,2 milioni di km² di esprimere il proprio voto non è chiaramente un’impresa facile, come dimostra la necessità di organizzare negli Stati più popolati come l’Uttar Pradesh ben cinque tornate elettorali, ma tale è la partecipazione della popolazione che le commissioni elettorali accettano più che di buon grado la grande sfida organizzativa.
Nonostante l’estrema frammentazione del panorama politico indiano è possibile individuare due principali contendenti, ossia l’Indian National Congress (INC), di ispirazione socialista e riformista, partito principale dell’attuale coalizione di governo United Progressive Alliance, e il Bharatiya Janata Party (BJP), espressione della destra nazionalista e della filosofia integralista dell’Hindutva. Difficile prevedere il risultato di queste elezioni, che fino a qualche mese fa, prima delle inaspettate rimonte del Congress nelle consultazioni statali di fine 2008, sembravano in mano al BJP. Sicuramente però saranno i giovani a determinare l’esito di queste elezioni: i giovani con meno di trentacinque anni rappresentano difatti circa il 65% degli aventi diritto al voto e, tra essi, sono circa 100 milioni le persone che si recano alle urne per la prima volta.
I principali partiti hanno ben chiaro questo scenario, come dimostra l’impostazione delle campagne elettorali. Il Congress si è difatti affidato all’immagine di Rahul Gandhi, forse l’epitome del misto di modernità e tradizione che è oggi l’India: trentottenne, espressione di quella generazione che ha visto negli ultimi venti anni il Paese passare dall’orlo della bancarotta ad un ruolo di primo piano nell’economia mondiale, Rahul è anche il rampollo della dinastia Nehru-Gandhi, che a partire dal bisnonno Jawaharlal Nehru ha dominato la scena politica indiana dall’indipendenza ad oggi.
Probabilmente incapace di esprimere un candidato giovane capace di competere in popolarità con Gandhi, il BJP ha invece puntato sull’ormai ottantunenne L. K. Advani, politico di grande esperienza, per il quale il partito ha lanciato una campagna definibile, con un termine mutuato dal marketing, virale e decisamente orientata verso le nuove generazioni. Aprire un qualunque sito internet con uno spazio dedicato alle pubblicità di Google AdSense sfruttando un ISP indiano significa quasi sicuramente trovare un banner che invita a votare Advani, in nome di un’India più sicura e più prospera.
La posta in gioco è molto alta e molti sono i fattori che possono influenzare queste elezioni, dalla crisi economica al problema della sicurezza interna, dai rapporti sempre in bilico col Pakistan alle aspirazioni delle fasce più povere della popolazione. Non posso che darvi appuntamento con l’edizione di giugno di questa rubrica, quando ormai i risultati saranno noti.
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