L’entropia: premessa

Giovanni Guizzardi

La Morte sul globo terrestre, illustrazione di Gustave Doré. Immagine di pubblico dominio.

La Morte sul globo terrestre, illustrazione di Gustave Doré. Immagine di pubblico dominio.

Il concetto di entropia è intimamente connesso a quello di energia. In Fisica possiamo definire l’energia la capacità di compiere lavoro. Dunque, per compiere lavoro, o se preferiamo per produrre effetti, occorre spendere energia. Se ci limitiamo al campo della termodinamica (ma per analogia è possibile poi passare a ben altro) spendere energia significa trasmettere calore, e il Primo Principio della Termodinamica ci avverte che mentre è sempre possibile una completa trasformazione del lavoro in calore, non è mai possibile una completa trasformazione del calore in lavoro: la quantità di calore scambiata si trasforma parte in lavoro e parte in una variazione dell’energia interna del sistema.
Quindi, un sistema che cede calore per produrre lavoro perde una parte del calore, cioè riduce la propria energia. E qui salta fuori il Secondo Principio della Termodinamica: il calore non può passare spontaneamente da un corpo più freddo a uno più caldo con differenza di temperatura finita (Clausius).
Apparentemente sembra una gran banalità, ma racchiude in sé implicazioni talmente devastanti sull’interpretazione dell’Universo e di tutto ciò che in esso si agita che merita un’analisi un po’ più approfondita.
La prima considerazione che viene spontaneo di fare è che dunque il calore tende naturalmente a passare dal corpo più caldo a quello più freddo, e mai viceversa, fino a che i due corpi non abbiano raggiunto la stessa temperatura (come ben sa ogni necrofilo). A quel punto il nuovo sistema costituito dai due corpi può dirsi in equilibrio. Il guaio è che a questo punto entra in gioco il concetto di entropia.
Jacques Monod la definisce così:L’entropia è la quantità termodinamica che misura il livello di degradazione dell’energia di un sistema.
Dunque, un sistema in perfetto equilibrio termodinamico è inerte, ovvero non può produrre lavoro, o effetti, se preferiamo. La sua entropia è al massimo grado, cioè è privo di energia. Da ciò, fra l’altro, discende la convinzione dei fisici che alla lunga l’Universo tenda a trasformarsi in un’immensa landa desolata, fredda e silente, priva di ogni forma di vita e di calore.
L’Entropia e la sua ineluttabilità sono un modo asettico e gentile di nominare la Morte.

NdR: prosegue nel prossimo numero di Linea con L’entropia: elogio dell’imbecille.

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3 thoughts on “L’entropia: premessa

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