Donne romene in cerca di lavoro

Giulia De Paoli

Donne romene in cerca di lavoro a Torino:l’associazione italo-romena “Fratia”. Università degli studi di Torino, Facoltà di Scienze Politiche, Corso di Laurea in Servizio Sociale. Relatore: Prof. Luigi Berzano, anno accademico 2006-2007.

Conclusioni

L’oggetto del mio lavoro è il fenomeno dell’immigrazione, più specificatamente il flusso migratorio romeno. In particolare mi sono in più occasioni interrogata su quali potessero essere i motivi che spingono alcune persone a voler lasciare la propria terra e la propria famiglia per raggiungere un Paese lontano, senza avere la certezza di trovare in questo condizioni di vita e di lavoro più favorevoli rispetto a quelle in cui vivevano precedentemente.
Il lavoro che ho prodotto si articola in tre capitoli: nel primo ho deciso di analizzare le caratteristiche dell’immigrazione, inizialmente di quella Piemontese poi, più nello specifico, di quella che è possibile riscontrare nella realtà Torinese.
Da questa iniziale analisi ho potuto verificare che la maggior parte del flusso migratorio proviene dall’Area Balcanica, in particolare dalla Romania (24.000 presenze regolari nel Torinese). I dati attestano, inoltre, che la maggior parte delle persone che decidono di lasciare la Romania per raggiungere Torino è di sesso femminile (circa il 51% del totale). Nel medesimo capitolo, inoltre, vengono fornite delle informazioni riguardanti l’attuale condizione del mercato del lavoro e dell’economia romena, che sono tra i fattori che spingono un gran numero di persone a lasciare il proprio Paese per raggiungere l’Italia.
In particolare si possono evincere dati riguardanti gli stipendi degli impiegati nei diversi settori produttivi, l’arretratezza del sistema produttivo e la corruzione che è presente in molti settori della società.
Il Secondo capitolo della tesi è interamente dedicato alla più grande associazione italo-romena presente in Piemonte, per numero di soci e per servizi forniti agli stessi: l’Associazione culturale Fratia. Attualmente i soci iscritti sono 7900 e, in media, ogni mese 200 persone entrano a far parte dell’Associazione.
I primi interventi progettati e realizzati dalla stessa hanno riguardato l’accoglienza, il sostegno e la sistemazione abitativa di donne romene immigrate in Italia incinte e/o con bambini piccoli. Con il passare degli anni e con l’aumentare dell’impegno di tutti gli operatori, l’Associazione si è ingrandita e ha aumentato la sua popolarità su tutto il territorio. Attualmente i servizi offerti sono molteplici: lo Sportello lavoro, lo Sportello informazioni giuridiche e consulenza legale, corsi di lingua italiana e romena, un servizio di traduzione di documenti e di pratiche legali, colloqui di sostegno psicologico e lo spazio bimbi sono solo alcuni esempi delle attività promosse e attuate dall’Associazione.
La posizione della sede, inoltre, è stata individuata in un’area fortemente connotata dalla presenza di immigrazione romena e moldava: si trova, infatti, vicino al Sermig, alla mensa della Piccola Casa della Divina Provvidenza “Cottolengo”, alla Chiesa Ortodossa Romena, all’Ufficio Stranieri del Comune di Torino e all’Ambulatorio Sanitario dell’Associazione “Camminare Insieme”. Questa ubicazione le dà una grande visibilità e offre la possibilità di essere raggiunta e frequentata da un numero considerevole di persone.
Il terzo capitolo della tesi, è dedicato all’elaborazione dei dati che ho raccolto con il questionario. Questo è composto da otto domande, volte ad indagare sei dimensioni che ho ritenuto fondamentali e determinanti per comprendere le caratteristiche del flusso migratorio femminile proveniente dalla Romania. In particolare era mio interesse indagare alcuni specifici campi e settori quali, ad esempio, l’età, il titolo di studio e le motivazioni che avevano spinto molte donne a lasciare il proprio Paese e a partire avendo come meta l’Italia.
Al termine della ricerca posso affermare che il flusso migratorio proveniente dalla Romania ha avuto la sua massima espansione in termini numerici, tra il 2001 ed il 2003, periodo in cui affermano di essere giunte a Torino il 48,2% delle migranti intervistate. Soltanto il 12,5%, invece, dichiara di aver lasciato la Romania dopo il 2006, nonostante l’ingresso del Paese nell’Unione Europea, avvenuto il 1 gennaio 2007, abbia reso più facile gli spostamenti all’interno dei confini europei.
Un altro dato rilevante che si può evincere analizzando i questionari è che, la corrente migratoria vede, tra le protagoniste, donne che appartengono a diverse categorie d’età, ma che condividono una caratteristica, cioè un grado di scolarizzazione piuttosto elevato. Tutte le donne da me intervistate, infatti, possedevano un titolo di studio non inferiore alla licenza media e, la maggioranza delle stesse (il 70%), aveva finito il percorso formativo delle scuole superiori ed era, quindi, in possesso di un diploma. Una piccola percentuale (il 12%), inoltre, aveva concluso un Corso di Studio Universitario.

Stranieri residenti in Italia nel 2006 per paese di provenienza. Autore: Kransky, licenza GNU 1.2

Stranieri residenti in Italia nel 2006 per paese di provenienza. Autore: Kransky, licenza GNU 1.2

Questo, in aggiunta al fatto che molte donne decidono di partire dal proprio Paese da sole, riflette l’attuale tendenza assunta dai flussi migratori: la femminilizzazione. Le donne, infatti, non partono più soltanto per raggiungere il marito arrivato in Italia in precedenza, ma sono spinte da un desiderio più personale di indipendenza. Il 59% delle intervistate, infatti, ha dichiarato di aver lasciato il Paese natio da sola.
Molte di esse affermano di aver lasciato la Romania con il desiderio di cercare lavoro, o meglio, con la speranza di trovare una occupazione migliore di quella posseduta nel Paese d’origine, dove spesso il lavoro è sottopagato e dove i mezzi di produzione sono arretrati. Il lavoro, come è possibile evincere dai dati raccolti con l’indagine, rappresenta il principale motivo che spinge le migranti a lasciare il proprio Paese.
L’81,8% delle donne migranti intervistate ha, infatti, affermato che la motivazione alla base della scelta di partire riguardava la sfera economica: in particolare il 67,7% ha risposto che la partenza è stata dettata da motivi di lavoro, mentre il 14,1% li ha definiti genericamente motivi economici.
Partono, inoltre, per cercare di giungere a condizioni di vita più stabili e dignitose, lasciando una terra contrassegnata da un alto tasso di povertà, di disoccupazione e di corruzione.
Hanno progetti personali e, nella maggioranza dei casi, sono giunte a Torino essendo già in possesso di alcuni punti di riferimento, costituiti da parenti o da amici, a cui possono appoggiarsi durante i primi tempi del soggiorno, anche se l’ambientazione nella nuova realtà non risulta particolarmente difficile, grazie alle molte caratteristiche che accomunano la cultura, la lingua e il vivere italiano e quello romeno.
Dai dati raccolti con l’indagine, infatti, è possibile affermare che il 75,3% delle donne romene immigrate a Torino, è partita avendo nel Paese di destinazione alcune figure di riferimento: amici (il 34%) e parenti (il 45,3%).
Passando un po’ di tempo a contatto con la comunità Romena Torinese ho potuto osservare come le differenze tra la cultura italiana e quella romena siano molto deboli e poco significative: simile risulta ad esempio il modo di concepire la maggior parte degli aspetti della vita quotidiana, quali ad esempio la famiglia, l’istruzione, la gestione del tempo libero, la religione e l’attenzione per le diverse realtà con cui si vive a contatto.
Ho, inoltre, percepito, nella maggior parte delle persone che ho incontrato, una grande disponibilità al confronto e alla condivisione di pensieri e di riflessioni, e una voglia di cercare di mettere in luce la verità concernente aspetti spesso caratterizzati da diverse forme di pregiudizio e di discriminazione.
Ho potuto notare, invece, delle differenze nel modo di concepire la figura femminile che, in alcuni contesti, soprattutto in quello lavorativo, viene considerata inferiore all’uomo nel possesso di abilità e di competenze.
Alle donne, infatti, spesso sono riservate mansioni che non prevedono la possibilità di “far carriera”, come ad esempio l’impiego nelle piccole industrie manifatturiere o nell’agricoltura, dove, ad esempio, è impegnato il 40% delle lavoratrici.
A molte donne, inoltre, non viene concessa la possibilità di cercare un impiego poiché è pensiero diffuso nella cultura romena il fatto che ad esse debba essere riservato l’accudimento e la crescita dei figli come unica mansione.
Questo aspetto può essere, a mio parere, considerato un ulteriore motivo che spinge le donne più giovani ed istruite a lasciare il Paese natio. Questo fa sì che le donne che arrivano in Italia abbiano molte aspettative, molti desideri di “rivincita” e di emancipazione da quella che è una concezione riduttiva e sminuente della figura femminile. Per questo posso affermare che una caratteristica che accomuna tutte le migranti è una grande competenza organizzativa e una evidente voglia di giocare “il tutto per tutto” nel nuovo Paese in cui decidono di trasferirsi.

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