L’entropia: ne resterà uno solo

Giovanni Guizzardi

Stemma dellUnione Sovietica. Immagine di dominio pubblico.

Stemma dell'Unione Sovietica. Immagine di dominio pubblico.

Il più macroscopico esempio di sistema chiuso entropico del XX secolo fu l’Unione Sovietica, ovvero la patria del comunismo. Nel corso degli anni mi è capitato di sentire critiche di tutti i tipi su questa ideologia che ha scorrazzato per tutto il XIX ed il XX secolo, ma le cui radici si possono far affondare nell’archeologia del pensiero politico, fin dai tempi degli esseni, dei dolciniani, della Città del sole di Tommaso Campanella, dell’Utopia di Thomas Moore. Una delle critiche più insistite in cui mi è capitato di imbattermi è che in effetti si tratta di un ideale irraggiungibile, perché in ogni società comunista c’è poi sempre qualcuno che comanda, per lo più in modo dispotico, e chi invece ubbidisce, per cui il principio di uguaglianza tanto sbandierato è in effetti solo una mera impostura dietro cui si mascherano dittature illiberali ed odiose. Difficile dissentire, ma secondo me non è questo il punto. Se oggi l’Unione Sovietica non esiste più non è certo per una rivolta della sua popolazione contro il sistema tirannico che la governava da ben settant’anni. Apro una parentesi: chi studia con passione la storia sa bene che quasi mai i sistemi tirannici crollano in quanto tirannici. Già Machiavelli aveva notato che gli uomini, di norma, non sembrano soffrire più che tanto della perdita della loro libertà (semmai della perdita del loro portafogli). La Germania hitleriana è rimasta fedele al suo tiranno fino a quando i russi sono entrati a cannonate nella Cancelleria del Reich, e ben pochi italiani hanno seriamente messo in discussione il loro tiranno Mussolini, finché è rimasto al potere. Chiudo la parentesi e ritorno all’Unione Sovietica.

Josef Stalin nel 1902. Immagine di dominio pubblico.

Josef Stalin nel 1902. Immagine di dominio pubblico.

Il crollo del comunismo è avvenuto per implosione, ovvero il comunismo è morto di morte naturale. Per quasi trent’anni Stalin aveva provveduto a massificare i suoi concittadini, uccidendo e deportando chiunque non si conformasse, cioè chiunque dimostrasse di non essere esattamente come tutti gli altri. Dopo di lui, per più di vent’anni Breznev ha tirato avanti sulla base di un patto non scritto con tutti i russi, secondo il quale tutti erano autorizzati, anzi obbligati a non far niente in cambio di niente. I russi chiamano questo periodo Grande Stagnazione. Ma se vogliamo usare un’espressione più dotta, possiamo parlare di Grande Entropia. Ovvero, la completa omologazione di tutti gli individui del sistema, attuata per di più in modo forzoso (come se ce ne fosse bisogno), ha prodotto un equilibrio inerte che può esprimersi come una totale entropia del sistema, ossia una temperatura uniforme e priva di qualsiasi possibilità di trasformare il calore in lavoro. Od anche, in altre parole, la totale potatura di tutte le differenze ha generato un’uguaglianza paragonabile solo a quella di un camposanto. Come ogni biologo ben sa, l’uguaglianza è sinonimo di morte, la diversità è fonte di vita. E non solo in termini di biodiversità, ma anche di semplice vita individuale. La morte di un singolo essere vivente consiste nel rimescolamento irreversibile degli elementi materiali che lo compongono, così che tali elementi non potranno mai più costituire l’organismo di cui fecero parte. Citando Foscolo, si tratta dei “miserandi avanzi che Natura con veci eterne a sensi altri destina.

Passiamo ora ai sistemi capitalistici e liberali, cioè al mondo in cui viviamo. Esso prospera proprio grazie alle infinite diversità che coltiva in nome della libertà, limitando il principio di uguaglianza al solo ambito della legge (umana e divina). Ovvero, siamo tutti uguali davanti alla legge, abbiamo tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri, siamo tutti figli di Dio. Stop. Dopo di che, nel rispetto di Dio e degli uomini, siamo liberi di fare e di dire ciò che vogliamo, siamo liberi cioè di esseri diversi, e questa diversità è il motore della nostra vita, della vitalità del sistema.

George F. Edmunds, autore del Sherman Act, legge statunitense del 1890 sullAntitrust. Immagine di dominio pubblico.

George F. Edmunds, autore del Sherman Act, legge statunitense del 1890 sull'Antitrust. Immagine di dominio pubblico.

Ma attenzione: il secondo principio della termodinamica vale anche per questo nostro così celebrato sistema. Anch’esso è ineluttabilmente sospinto verso un sempre maggiore grado di entropia. Il sistema economico e sociale liberale e capitalistico si fonda sulla libera concorrenza, ma come ben sappiamo il libero gioco delle forze economiche tende a seguire le stesse leggi che regolano l’evoluzione naturale delle forme di vita animale e vegetale: il più adatto all’ambiente sopravvive, il meno adatto soccombe. Il più forte elimina il più debole, o meglio se lo mangia, e trae da lui quella nuova energia che poi trasforma, in parte, in lavoro. Prima o poi resteranno solo i pesci più grandi, e non sapranno più chi mangiare. O meglio: il sistema potrà ancora, per un po’, continuare a trasformare calore in lavoro, ma non ci sarà più nulla con cui rinnovare l’energia. È per questo che in molti stati esiste un Antitrust, ma ormai non basta: oggi il mercato è globale e non esiste un governo internazionale che possa istituire un Antitrust mondiale. Quando l’omologazione fosse completa il sistema mondiale cesserebbe di esistere: in ogni settore produttivo resterebbero solo alcuni colossi che solo artificialmente potrebbero continuare a coesistere, per un po’. E quando dico artificialmente, intendo a scapito del principio di libertà: l’Antitrust è un mezzo coercitivo messo in piedi dai governi per ridurre la libertà economica dei singoli operatori.

Prima o poi, dunque, il sistema imploderà.

NdR: prosegue nel prossimo numero di Linea con La globalizzazione omologante. La prima parte invece la trovate qui: L’entropia: premessa. Questa invece è la seconda parte: L’entropia: elogio dell’imbecille.

 

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