Edwin Morgan: from Glasgow to Saturn and More

Aurora Montalto

Edwin Morgan: from Glasgow to Saturn and More, relatore prof. Giuliana Ferreccio, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di laurea in Comunicazione Interculturale, Anno Accademico 2004/2005.

Incontri e Conclusioni

Scotlands: Poets and the Nation, Alan Riach. Copertina.

Scotlands: Poets and the Nation, Alan Riach. Copertina.

Uno dei primi giorni dopo il mio arrivo a Glasgow, a febbraio, incontro il professor Riach, capo del dipartimento e docente di letteratura scozzese, anche autore di due libri su MacDiarmid e della raccolta Scotlands. Poets and The Nation e, insieme, come già accennato, parliamo di topics scivolosi, come la definizione di Scottishness, la sua esistenza, la situazione politica della Scozia. O meglio, io balbetto incongruenze e lui mi mostra nessi e spiegazioni, cause storiche e caratteristiche della situazione scozzese, dalla tradizione alla modernità.
Quando chiedo notizie su Edwin Morgan, il professore mi propone un incontro con il poeta, che vive a Glasgow in una nursery house non lontano dall’università, ed è sempre disponibile ad incontrare gli studenti, se la salute lo consente.
Lunedì 7 febbraio, dunque, il professor Riach mi dice che se non sono impegnata, entro mezz’ora si può andare a trovare Edwin Morgan: trenta minuti per formulare le domande importanti e attrezzarsi con strumenti tecnologici all’intervista, come carta e penna.
Una volta raggiunto il posto, una gentile infermiera ci conduce dal “Professor“, che risiede in una piccola stanza al piano terra: entriamo, ed effettivamente il signore seduto con i capelli bianchi che ci guarda arrivare, è Edwin Morgan in persona, siamo davvero nello stesso posto contemporaneamente. Gli stringo la mano e mi metto seduta di fianco a lui: sulla scrivania c’è la macchina da scrivere e alle pareti alcuni quadri ed una copia incorniciata di Open the Doors, scritto per l’inaugurazione del parlamento scozzese nel 2004. Nella libreria, tra gli altri libri, noto un dizionario russo e un vocabolario di inglese.
Il professor Riach riepiloga le mie generalità, e quando viene fuori l’Università di Torino, Edwin Morgan mi dice che Torino e Glasgow sono gemellate da dopo la guerra, insieme ad un’altra città in Cina, che non si ricorda, e su cui riflette un po’. Alla fine ci dice “Strange trio, isn’t it?“. Poi iniziano le mie domande, dalla grammatica fantasiosa e dalla pronuncia non esattamente British, a cui si aggiungono gli interventi del professor Riach.
Edwin Morgan parla veloce, e si passa da un argomento all’altro: l’identità scozzese, l’uso del dialetto in poesia, la possibilità di una Scozia indipendente.

New Selected Poems, Edwin Morgan. Copertina.

New Selected Poems, Edwin Morgan. Copertina.

Quando gli chiedo cosa significhi per lui la Scottishness, Edwin Morgan mi dice “In reality I don’t really care about it. Everything I do is Scottish, since I am Scottish. I don’t think about it, it’s a natural action.” Mi spiega che scrivendo dalla Scozia, e da Glasgow, diventa naturale scrivere del posto, “I write about what I see, I speak about the place: things happen wherever you are, and Glasgow offers many things. Glasgow is the place I know best, and living in Glasgow, I write about it, about what happens around me.” Mi dice che ha passato quasi tutta la vita in Scozia, a parte il periodo della guerra, in cui vive nel deserto, in Medio Oriente, e alcuni altri viaggi, come quello nell’Est Europeo, più brevi: “Travel is good. I’ve been in a few places, never for too long though. I finally always come back here.” Mi parla degli scozzesi, definiti “northern people“, e di connessioni culturali con le popolazioni del Nord Europa. Cita anche un libro, che parla del viaggio e della cultura nord europea, ma il titolo si è perso, tra una parola e l’altra.
Parlando di lingua, chiedo a Morgan come spiegare ad un lettore italiano questa situazione dello Scots, non solo dialetto ma non ancora lingua: il poeta mi fa l’esempio di Giuseppe Belli, il poeta che scrive in dialetto romanesco, e mi dice “in italian too, there are differences about the language, romanesco is quiete difficult to understand, isn’t it?” Morgan dice proprio romanesco, e mi chiede se conosco lo scrittore scozzese Robert Garioch, che traduce Belli in Scots. “Language is something distinctive. Scots is a variety of language, and variety is typically Scottish. Language is a point of difference.
Quando gli chiedo quale sia il suo uso poetico del dialetto, Morgan mi dice che ovviamente, descrivendo un personaggio di Glasgow, che parla Glaswegian, lo ritrae con il suo effettivo accento e caratteristiche. Edwin Morgan mi parla di certe aree di Glasgow, soprattutto nella zona periferica, in cui a volte è davvero difficile capire la parlata dei Glaswegians, perché il dialetto si fa stretto e indecifrabile: “It’s another language“.
Quando chiedo a Edwin Morgan cosa ne pensa della situazione politica scozzese, se crede che l’ipotesi dell’indipendenza sia effettivamente attuabile, mi risponde “I don’t know. It’s quite hard to say. I think that the majority of people would like. I wrote a poem for the inauguration of the Scottish Parliament in Edinburgh, last year, I try to put things in this direction. Come back in a year and I’ll tell you!

Gli chiedo anche se ha una poesia preferita, tra tutte quelle che ha scritto, ma mi dice che non ce n’è una in particolare. Mi dice, però, che Sonnets form Scotland è un buon punto di partenza per l’indagine dell’identità scozzese, l’opera in cui ripercorre gli inizi della Scozia in “immaginative way“. Questa raccolta, che il poeta mi consiglia per capire la realtà scozzese, esce nel 1984. Morgan mi dice che gli anni ’80, in Scozia, sono un periodo di grande fermento culturale, la scena intellettuale è molto viva, e gli scrittori, punti dal fallimento del Referendum nel ’79, fanno sentire la propria voce. È diffuso, tra gli artisti, il desiderio di far sentire che l’identità scozzese è viva e attiva, “The period after the 80s has been very important for us writers. It was culturally alive, there was a desire of defining a Scottish identity, a general need to do it, but not in a crude way. Everyone was looking for it.

Io e Morgan. Fotografia scattata dal Prof. Alan Riach.

Io e Morgan. Fotografia scattata dal Prof. Alan Riach.

Finite le domande, chiedo al professor Morgan se, per caso, ha voglia di leggere una poesia, Strawberries: tiro fuori dalla borsa i miei Selected Poems, il poeta s’infila gli occhiali e mi concede questo piccolo piacere.
Questo percorso alla scoperta di un poeta e del suo universo culturale scozzese, si conclude qui, con Edwin Morgan che conversa con me di Scottishness, e mi dice la sua su questioni di identità, nazione, lingua: dalla nostra conversazione emerge che il discorso Scozia è più che mai aperto; che il cambiamento politico è in agguato, ma non si può predire con certezza; che il dilemma linguistico è inevitabile e connaturato nell’identità scozzese; che la Scottishness, per Edwin Morgan, è qualcosa che accade, “something natural, not intentional.
Edwin Morgan che mi legge Strawberries è un inaspettato punto di arrivo nella mia relazione con l’autore, ed è con questa lirica che chiudo definitivamente questa escursione in area scozzese.
La mia tesi si chiude dunque in poesia, dopo una panoramica su storia, lingua, politica e identità della Scozia, che di certo non ha messo un punto alla questione scozzese, ma ha tentato di definire una diversità culturale e di presentare la personalità artistica ed umana di Edwin Morgan, nei suoi viaggi From Glasgow to Saturn e ancora oltre: un’esplorazione poetica alimentata ad immaginazione.

Strawberries

There were never strawberries
like the ones we had
that sultry afternoon
sitting on the step
of the open french window
facing each other
your knees held in mine
the blue plates in our laps
the strawberries glistening
in the hot sunlight
we dipped them in sugar
looking at each other
not hurrying the feast
for one to come
the empty plates
laid on the stone together
with the two forks crossed
and I bent towards you
sweet in that air
in my arms
abandoned like a child
from your eager mouth
the taste of strawberries
in my memory
lean back again
let me love you
let the sun beat
on our forgetfulness
one hour of all
the heat intense
and summer lightning
on the Kilpatrick hills
let the storm wash the plates

Fragole
Mai ci saranno fragole /Come quelle insieme /Quel pomeriggio torrido /Seduti sul gradino /Della finestra aperta /Rivolti uno all’altro /Le tue ginocchia nelle mie /I piatti azzurri nei nostri grembi /Le fragole scintillanti /Nella luce calda del sole /Le intingevamo nello zucchero /Mentre ci guardavamo /Un banchetto senza fretta /Che altri arrivassero /I piatti vuoti /Riuniti sulla pietra insieme /Con le forchette incrociate /E mi sono chinato su di te /Dolce in quell’aria /Nelle mie braccia /Abbandonato come un bambino /Dalla tua bocca fremente /Il sapore delle fragole /Nella mia mente /Si sporge ancora /Lasciami amarti /Lascia cadere il sole /Sulla nostra incurante dimenticanza /Un’ora tra tutte /Il caldo intenso /E i lampi d’estate /Sulle colline di Kilpatrick / Lasciamo i piatti al temporale
(Traduzione di Aurora Montalto)

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