Sulle regole: quattro chiacchiere con Gherardo Colombo

Maria Genovese

N.d.R: questo articolo è stato originariamente pubblicato su Babylonbus.

Sulle regole, Gherardo Colombo. Copertina.

Sulle regole, Gherardo Colombo. Copertina.

La giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall’incomunicabilità. La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole”. Prendendo le mosse da questa frase particolarmente significativa del libro Sulle regole di Gherardo Colombo, abbiamo provato a ragionare sul senso delle regole e la cultura della giustizia con l’ex magistrato che, in più di 30 anni di carriera, ha visto da vicino le inchieste giudiziarie che maggiormente hanno segnato la nostra storia recente, dalla P2 al delitto Ambrosoli, da Mani Pulite ai processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme.

Uno stupratore viene scarcerato. Il cittadino rimane disorientato perché sembra che le regole vengano calpestate proprio da chi le dovrebbe far rispettare, dando la sensazione che la stessa magistratura vanifichi il lavoro delle forze dell’ordine nell’applicazione delle leggi: come si fa in queste condizioni a comprendere le regole?
In realtà non è così sempre difficile comprenderle. Ma, venendo al suo esempio, per quello che riguarda il tema della custodia cautelare, bisogna ricordare che anche per questa ci sono regole. Attraverso di esse il legislatore, seguendo lo spirito della Costituzione, garantisce i cittadini: non si può tenere in prigione una persona, prima della sentenza definitiva, quando vengono a mancare gli indizi, o non c’è pericolo di fuga, di inquinamento probatorio o di reiterazione del reato. Non si può escludere che i magistrati sbaglino, ma non ci si può far impressionare e condizionare dalle notizie di stampa, senza verificare – per stare all’esempio – quale fosse la situazione concreta nella quale è stata disposta la carcerazione o la scarcerazione.
Temo che qualche volta sostenere che i magistrati creano confusione o affermare che le regole sono troppo complicate sia uno strumento utilizzato per giustificare la tendenza, magari inconsapevole , a non osservare le leggi.

Nel suo libro, Lei presenta due modelli di società: una società verticale ed una orizzontale. Ce li spiega in due battute?
La società verticale è organizzata gerarchicamente: i diritti e i doveri sono distribuiti in modo discriminato, a qualcuno tanti diritti e pochi doveri, e a tanti molti doveri e pochi diritti. La società orizzontale, invece, è strutturata in modo che tutte le persone siano, per quanto è possibile, sullo stesso piano, ciascuna con diritti e doveri analoghi a quelli degli altri. Perché una società sia orizzontale non basta che le leggi la organizzino in tal modo, è anche necessario che le leggi siano rispettate dai cittadini.

In Italia abbiamo un modello di Costituzione orizzontale, che governa un sistema essenzialmente verticale: non è un paradosso?
Non credo che si possa dire che il nostro sistema di leggi sia verticale, perché la Corte Costituzionale ha il compito di annullare le leggi che non sono conformi alla Costituzione. Secondo me il problema del nostro paese sta soprattutto nel fatto che le leggi molto spesso non vengono rispettate. La società si trasforma in “verticale” quando i cittadini non rispettano le leggi che la farebbero “orizzontale”.

Gherardo Colombo, ex magistrato italiano, durante una conferenza a Trento. Foto di Andreas Carter, CC 2.5

Gherardo Colombo durante una conferenza a Trento. Foto di Andreas Carter, CC 2.5

Da 15 anni a questa parte molte sono state le leggi che toccando la costituzione l’hanno di fatto modificata notevolmente, soprattutto nella rappresentatività del parlamento: basti pensare alla perdita delle preferenze, alle liste bloccate, alla scomparsa del proporzionale o la recente proposta di fare votare in parlamento solo i capigruppo. Non è una negazione del ruolo stesso del parlamento, che stravolge i principi iniziali della Costituzione?
Vede, io penso che i due modelli di società, verticale e orizzontale, siano dei punti di riferimento effettivi per ciascuno di noi. C’è chi pensa che la società vada organizzata verticalmente, e chi pensa che vada organizzata orizzontalmente. La nostra Costituzione tende molto all’orizzontalità, ma questa tendenza non è sempre gradita a tutti. La Costituzione può anche essere cambiata: importante è dove si collocano i cittadini, qual è la loro tendenza, perché in democrazia sono i cittadini ad indirizzare la società in un senso piuttosto che in un altro.

Questo fa pensare al primo capitolo del libro, “Un paese immaginario”, dove descrive un luogo molto poco immaginario, in cui l’elusione delle regole è un fatto sistematico, che va dall’idraulico che ti fa lo sconto non rilasciando fattura fino al politico corrotto e alla mafia: vuol dire che è un sistema che parte da noi?
Esatto: è un sistema che parte da noi. E se parte da noi, l’unica strada per modificarlo consiste nel modificare modo di pensare e comportamento. Iniziare a farci fare la fattura dall’idraulico.

Quindi è semplicemente un fatto comportamentale, una forma di educazione che dobbiamo avere?
Non è esattamente una questione comportamentale, perché ci si comporta in base a quello che si crede. Se lei crede che sia “giusto” non farsi fare la fattura dall’idraulico non se la farà fare; se al contrario lei ritiene che sia “giusto” che l’idraulico le faccia la fattura lei insisterà per averla. Il primo punto è individuare il nostro senso di giustizia.

Ma questo senso di giustizia, tornando a quanto diceva all’inizio, non viene ad essere banalmente stravolto utilizzando come facile alibi il comportamento poco virtuoso di chi organizza ed amministra la giustizia?
La via sta nell’individuare precisamente quali sono i nostri interessi. Lei in che città vive?

Bologna.
A Bologna ogni tanto l’aria è inquinata?

Purtroppo sì.
Chi la inquina?

Noi.
E chi se ne lamenta?

Sempre noi.
Se ci lamentiamo delle cose che facciamo, vuol dire che non abbiamo capito. O no?

Evidentemente. Grazie.

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