L’Europa siamo noi?

Anna Maria Occasione

Ordine cronologico di ratifica del Trattato di Lisbona da parte degli Stati membri dell'Unione europea. Immagine di dominio pubblico.

La ratifica del Trattato di Lisbona (la cui versione integrale si può leggere su qui) ha costituito in questi giorni notizia di primo piano e, come tale, oggetto di commenti da più parti. Tuttavia al di là del fatto di cronaca relativo alla sottoscrizione ceca in esito a lunghe trattative peraltro solo in parte connesse al trattato stesso, l’appartenenza da parte degli italiani all’Europa e l’incidenza concreta che quest’ultima opera sui singoli paesi, sono concetti ancora lontani e non interamente assimilati.
Quanto sia tangibile tale incidenza, peraltro, lo ha senza dubbio dimostrato, la recente decisione del 3 novembre 2009 resa dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo che all’unanimità dei suoi componenti, ha ritenuto l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche violazione del dovere dello Stato a garantire la neutralità nell’esercizio del servizio pubblico, segnatamente per quanto riguarda la scuola, rappresentando violazione del diritto dei genitori a crescere la prole secondo le proprie individuali convinzioni laiche o religiose che siano (approfondimento).
Al di là di ciò che ciascuno possa opinare in merito, è un fatto che giudici appartenenti ad una corte sovranazionale abbiano emesso una sentenza (suscettiva di diventare incontrovertibile se confermata in prosieguo o non impugnata dalla parte soccombente) che ha valenza nei confronti di uno stato facente parte del gruppo cui l’autorità sovranazionale come tale sovraintende.
Così come è un fatto che il Consiglio Europeo emetta regole direttamente applicabili al nostro ordinamento, ad esempio, in materia di sicurezza, di tutela del lavoro, di riconoscimento ed esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale, di responsabilità genitoriale solo per citarne alcune. Tali norme infatti si applicano, già ora in modo diretto alle nostre controversie nel senso in cui il Giudice è onerato a tenerne conto a disciplina della fattispecie concreta e laddove ravveda un contrasto tra la norma nazionale e la norma comunitaria può tranquillamente e legittimamente disapplicare la prima a favore di quest’ultima.

Angela Merkel e il presidente della Commissione europea Barroso a Berlino per i 50 anni dell'Europa unita. Foto di dominio pubblico.

Eppure, in sede di legiferazione, si avverte con chiarezza che non su tutto si possono individuare norme comuni. Nel settore del diritto di famiglia, ad esempio, (forse ancor più che in altre materie) la strada verso l’integrazione legislativa è ancora lunga e lontana da venire: ne sono un esempio la carenza anche nell’ultimo Regolamento (c.d. Bruxelles II bis) di disposizioni in materia patrimoniale tra coniugi o in merito al concetto di colpa nelle separazioni, sui quali i vari rappresentanti dei Paesi non hanno trovato un accordo, stante la forte differenza di discipline interne e la non infrequente presenza all’interno di uno stesso paese di normative diverse tra loro a cagione delle diverse religioni ivi praticate.
Le questioni da risolvere sono molteplici, ma talune investono ciascuno di noi.
Allorché si faccia parte di un gruppo (sia esso a costituzione volontaria, come un’associazione, o necessaria, come un condominio di certe dimensioni) è precipuo dovere del partecipante informarsi sulle regole che disciplinano il gruppo di appartenenza così come è precipuo dovere di chi presiede il gruppo rendere siffatte regole chiare e comprensibili ai singoli appartenenti.
Quanto, in media, si sappia dell’Europa, del suo funzionamento, di chi la rappresenta a livello nazionale, di quali siano i suoi poteri e soprattutto quali siano le competenze e le funzioni devolute ai vari organi è ancora materia per i più ignota. Uno sguardo al portale europeo fornisce da solo un ventaglio di utilissime informazioni e consente con estrema rapidità di far comprendere quali e quanti siano i vantaggi connessi alla possibilità di circolare liberamente all’interno dell’Europa (ivi compreso cercare lavoro, studiare, crearsi un curriculum vitae, affidarsi alle cure sanitarie di un ospedale e così via).
Il punto centrale sta infatti nel rendersi consapevoli che allargare i nostri confini e renderli liberi significa confrontarsi, imparare e quindi progredire. Il Paese membro sta all’Europa esattamente come lo studente sta alla sua classe od il cittadino al Suo Comune: dal confronto nasce lo stimolo per crescere. Dalla discussione, dallo scambio di idee, dalla ricerca sono nate le più importanti scoperte scientifiche.
Ma, e qui sta il punto, confrontarsi tra gruppi significa cedere su qualcosa.
Stiamo discorrendo – allo stato attuale – di un gruppo di persone dislocate su un territorio che si confronta con altro gruppo di persone dislocate su altro territorio. Ove tra i due ipotetici gruppi vi sia una barriera, ognuno vive per sé, ma ove barriera non vi sia, si instaura una convivenza, un vivere insieme.
Ecco la ragione ontologica per cui la Comunità Europea (che non è più solo economica, come in origine) si preoccupa in ogni sua esplicitazione normativa di definire le proprie soluzioni in termini di armonizzazione.
Armonizzare significa limare, rendere omogeneo, uniforme, e convivere significa cercare di trovare un modus vivendi che non sia l’espressione unilaterale di forza dell’uno sull’altro, ma che sia regola nuova frutto del temperamento di interessi in ipotesi opposti, che per il bene ed il vantaggio comune, accetti di essere smussata nei suoi angoli, comportando, di qua e di là, necessari cedimenti di posizione.
Qui sta il nucleo ed il segreto di un corretto approccio all’Europa.
Nella misura in cui ciascuno di noi come individuo e, nel complesso, ciascuno di noi come appartenente ad un Paese membro, avrà la consapevolezza che rinunciare a qualcosa sia un perdere poco per acquistare molto, si apriranno porte e finestre, per fare circolare beni e persone, a beneficio di una moltitudine di esseri umani che, voglia o non si voglia, vivono, si spostano, viaggiano, vendono ed acquistano beni, si sposano, fanno figli, lavorano, studiano e lo faranno sempre di più.

Nulla Dies Sine Linea

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