La casa proibita – parte terza

Salvatore Smedile e Alberto Valente (illustrazioni)

N.d.R: clicca qui per le altre parti di Urzone.

Frida non era solo la mia compagna di giochi. Crescendo mi sono accorto quanto l’amicizia infantile sia decisiva per l’adultità, quella parte dell’esistenza a cui tutti aspiriamo senza ben capire di cosa si tratti.
Quando sarai grande capirai, mi diceva mia madre, ogni volta che non aveva altre spiegazioni per convincermi dei suoi ragionamenti astratti. Non ho mai capito completamente cosa volesse dirmi. Sono qui che aspetto di afferrare, penetrare quel gran segreto che dovrebbe mettere a tacere ogni dubbio della vita.
Frida si è sposata con un avvocato di Bonn, vive in Provenza, mi scrive lunghe lettere amichevoli, di tanto in tanto si fa vedere ma l’età dell’immaginazione è andata perduta. Conduce la sua esistenza facendo la mamma e occupandosi di traduzioni dal tedesco di bioarchitettura, viaggia in tutta Europa e a quarant’anni dice la sua in qualsiasi contesto. È una gran bella donna, non c’è che dire. Non ha bisogno di tingersi i capelli o di farsi troppi maquillage. Sguardo inequivocabile che arriva dove deve arrivare, senza fronzoli inibitori, testa alta, consapevole dei propri mezzi fisici e mentali, umiltà autentica, di quella che si impara sulla strada confrontandosi con leggi che possono essere dure ma sono sempre vere.
La mia Frida, la mia indimenticabile Frida… Io, invece, non mi sono mai accoppiato stabilmente. In ogni donna incontrata ho sempre cercato una Frida che non poteva essere Frida. Che stupido!… Forse non ho mai capito di amarla e forse anche lei non ha mai capito di potermi amare.
Comunque è acqua passata ed è bello ricordarla bambina.
Frida, ormai è fatta!, le dissi mentre ormai eravamo a metà della rampa della casa proibita. Tornare indietro è impossibile, aggiunsi.
In effetti eravamo in un punto di non ritorno. Se fosse entrato qualcuno non ci rimaneva che nasconderci in una delle tante camere che vedevamo intorno a noi.
Cosa hai detto a tua madre?, mi chiese per rassicurare se stessa e me che tenevamo la situazione sotto controllo.
Non mi ricordo…
Non ricordi?
Dico tante cose a mami…
Ma sai almeno che ore sono?
Saranno le 6…

Tiravo ad indovinare. Ancora oggi non mi piace andare in giro con l’orologio al polso o in tasca. Preferisco affidarmi all’intuito. Cercare di indovinare l’ora guardando la luce, i movimenti delle persone e la mia sazietà mi fa sentire libero.
Frida, hai fame?
Macché…
Hai strizza?
Was ist strizza?
Paura, Angst…
Un pochino… È normale.
Natürlich…
, le dissi nell’orecchio.
Parlarle nell’orecchio era un piacere insondabile. L’odore della sua pelle era intimamente riconoscibile, un qualcosa di fraterno che si poteva baciare senza equivoci, un richiamo ad un orizzonte floreale e abbondante. A volte mi scappava un bacio e Frida se lo prendeva senza chiedersi troppi perché.

Nulla Dies Sine Linea

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