Un augurio per il nuovo anno

Anna Maria Occasione

Le leggi e l’insieme delle decisioni emesse dagli organi giudicanti (c.d. giurisprudenza) costituiscono una delle più significative espressioni del periodo storico di rispettiva emissione. Le une e le altre sono infatti influenzate dalle richieste via via emergenti, predisponendosi a soddisfare esigenze di varia natura nel presupposto di definirle giuridicamente e di esse fornire una disciplina uniforme. Le leggi e la giurisprudenza, nel senso anzidetto, non solo costituiscono riflesso del tempo ma nel tempo si susseguono. Così nel tempo cambiano e mutano, in una parola si evolvono.
Si pensi, giusto per fare un esempio, all’evoluzione del diritto di famiglia, all’introduzione nel nostro ordinamento dell’istituto del divorzio nel 1970 e poco dopo alla riforma del 1975, che consacrò la parità all’interno del rapporto coniugale e la potestà genitoriale nei rapporti filiali, in sostituzione della supremazia paterna su quella materna.
Si pensi all’introduzione dell’amministrazione di sostegno nel 2004, istituto sorto a beneficio di coloro che si trovino permanentemente od anche solo temporaneamente nell’impossibilità di poter gestire la propria persona e/od i propri interessi, senza per ciò necessariamente condurre ad una compromissione della capacità di agire come accadeva in applicazione dei più risalenti istituti dell’inabilitazione e dell’interdizione (pur tuttavia ancora in vigore).
La ragione di tutto ciò sta nel concetto stesso di evoluzione, parola che nasce dal latino, composta da e – fuori di – e volvere – svolgere – e che indica (nella più moderna accezione darwiniana) il susseguirsi di fasi e di processi in cui da forme più primitive e rozze si passa a forme sempre più complete, dettagliate, precise e soprattutto adatte ed attente alla realtà fattuale in cui si vive. Mi sovviene, a questo proposito, una bella frase letta in un depliant di una nota società che si occupa di fornire di energia elettrica alle navi ormeggiate in porto mediante idonei supporti in banchina (anziché costringerle a tenere i motori accesi con i conseguenti danni all’ambiente circostante): “ci sono comportamenti che per molto tempo sembrano normali e innocui e che invece poi, ad un tratto, si scoprono negativi e non più sostenibili.” (ABB S.p.A. Power System Division). È una frase preziosa, che costituisce l’augurio di questa rubrica per il nuovo anno.
Auguriamoci che l’evoluzione del diritto prosegua, che divenga sempre più sensibile ai diritti della persona in tutte le sue manifestazioni, che possano trovare sempre più ampia applicazione norme a tutela del diritto alla salute, alla quiete, ad una nascita sana, ad una adolescenza lontana dal bullismo, ad una vita sicura e pulita, alla parità tra individui e nelle relazioni interpersonali e così via nello svolgersi senza soluzione di continuità di nuove norme e di decisioni: e ciò sino al punto in cui tutto ciò che sarà stato nel frattempo disciplinato e deciso, diventi un giorno patrimonio comune di ciascuno di noi e così possano scoprirsi e disciplinarsi altri comportamenti negativi e non più sostenibili.

Nulla Dies Sine Linea

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3 thoughts on “Un augurio per il nuovo anno

  1. Dario Tozzoli ha detto:

    Leggo volentieri gli articoli di Anna Maria Occasione, perchè mi danno sempre l’occasione di riflettere. In questo caso mi associo al suo augurio ma mi auguro altresì che non si consideri “normale” soltanto la famiglia nucleare e monogamica che caratterizza la “nostra” cultura occidentale-cristiana. La Chiesa, infatti, continua a considerare naturale e universale soltanto questo tipo di famiglia ( vedi “family-day”) perchè è su di essa che ha maggior presa il messaggio cristiano; e lo Stato italiano, che la Chiesa ce l’ha in casa, si regola di conseguenza (cosa fa, infatti, ad esempio, per contrastare la crescente violenza contro i gay?)
    Mi auguro inoltre che il “discorso evoluzionista” non sia inconsapevolmente piegato (e piagato) in chiave etnocentrica considerando “noi” (occidentali-cristiani) i più evoluti, i più puliti, ecc… (solo perchè siamo i più potenti e i più tecnologicamente avanzati).
    Per chi volesse approfondire la questione antropologica della famiglia con sguardo aperto e improntato a quel “relativismo culturale”, tanto esecrato e temuto dalla Chiesa, ma che non necessariamente sfocia nel nichilismo contemporaneo, consiglio la lettura di “Contro Natura – una lettera al Papa”, Laterza, 2008, di Francesco Remotti.
    Un saluto a tutti i lettori di Linea. Dario

  2. anna maria occasione ha detto:

    Leggo solo ora il commento di Dario. Non avevo in mente nulla di così universale nel mio augurio. La mia riflessione è solo conseguenza del mio lavoro che si basa sulla applicazione delle leggi italiane, al più in connesione con le disposizoni del diritto straniero in quanto ammesse nel nostro ordinamento e con le altre che siano recepite o recepibili dall’europa di cui facciamo giuridicamente parte. Da questo mio modesto angolo di visione, ho visto confermata giusto dall’inizio dell’anno una netta tendenza da parte della Corte di Cassazione a parificare sotto ogni profilo la filiazione di fatto rispetto a quella ex coniugio e ciò in applicazione della legge c.d. dell’affido condiviso del 2006. Non è poco. Mi auguravo tra l’altro “che l’evoluzione del diritto prosegua, che divenga sempre più sensibile ai diritti della persona in tutte le sue manifestazioni, che possano trovare sempre più ampia applicazione norme a tutela del diritto …alla parità tra individui e nelle relazioni interpersonali” e sono felice di poter segnalare un altro significativo passo avanti.
    Ce ne sono altri, non ne dubito.
    Altri ne arriveranno.
    Importante è che non rimangano mortificati da una sorta di nichilismo cosmico che accechi ciò che di positivo invece esiste.
    Un caro saluto, am

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