Amore, uomo nero e mutande

Davide Picatto

Copertina del quindicesimo numero di Linea, dicembre 2009. Alberto Valente (rielaborazione grafica di Chiara Costardi).

Un anno fa su Gaza si stava riversando il Piombo Fuso israeliano. Oggi si continua a morire da quelle parti, solo che non se ne parla. Infatti il 2010 inizia con l’ennesimo spauracchio del terrorismo, complice un giovane nigeriano che tenta maldestramente di farsi saltare le mutande su un aereo. Mai si erano viste in televisione, eccetto che durante la pubblicità, così tante immagini di biancheria intima. La nuova, futuristica, anti-bushiana e utopica America di Obama alza l’indice e lo punta su nuovi lidi: lo Yemen, il paese più povero dell’Arabia dove il presidente Ali Abdallah Saleh, in carica dal lontano 1978, subito si premura lanciando un’offensiva contro l’Aqpa, una cellula di Al Qaeda nata nella penisola araba nel 2009. Mentre ovunque nel Mondo si discute sull’introduzione dei body scanner negli aeroporti, in Italia si rivede la faccia del premier e scoppia una rivolta nel sud: centinaia di immigrati sfruttati nell’agricoltura calabra si ribellano all’ennesimo atto di razzismo, la popolazione locale si organizza e li caccia, un ministro centra il fuoco sull’immigrazione clandestina e pochi hanno il coraggio di dire come stanno le cose. E cioè che il problema è insito nello Stato che non regolarizza la situazione di persone che attraversano il Mediterraneo per venire a lavorare abbandonandole allo sfruttamento della criminalità organizzata e ad una vita in condizioni inumane. A certa politica serve l’uomo nero per distribuire odio e ottenere voti. Alla faccia del partito dell’amore.
Chissà che anno sarà: Anna Maria Occasione nel suo Un augurio per il nuovo anno in qualcosa spera. Sarebbe già tanto non strumentalizzare la Storia, come accaduto su La Padania per Lepanto: della battaglia se ne parla anche qui, nella rubriche Storie e nella recensione ad Altai, l’ultimo romanzo dei Wu Ming. C’è molta letteratura in Linea: Salvatore Smedile recensisce l’esordio letterario della nostra Maria Genovese, che in questo numero ha invece seguito il 12° vertice antimafia di Campi Bisenzio, quindi prosegue la sua avventura, in combutta con le illustrazioni di Alberto Valente, di Urzone, mentre di Dario Tozzoli si può leggere la seconda ed ultima parte del racconto Ritorno a Sarajevo. Ci saranno poi versi bianchi e altri su Origene, le conclusioni di una tesi sulle comunità monogenitoriali, uno sguardo alle scene di New York, un monologo “berlusconiano” e l’articolo conclusivo del ciclo entropico ad opera di Giovanni Guizzardi che colpisce anche con La massa critica.

Insomma: buona lettura, buon anno.

N.d.R.: Nulla dies sine linea sarà a Venezia giovedì 14 gennaio, a partire dalle 19.00, al S.a.L.e. Docks, Punta della Dogana, per l’inaugurazione della mostra DUEANNITREMESIDIECIGIORNI durante la quale si parlerà di autopubblicazione, scrittura, web e nuove forme espressive. Per la prima volta potrete ammirarla in versione cartacea: se siete in Laguna non potete mancare… vi aspettiamo.

Nulla Dies Sine Linea

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