Levi, Dante e Pasolini nel giorno della memoria

Aloisius

Primo Levi, immagine di dominio pubblico.

Scrivere nel giorno della memoria non è facile.
Si rischia di essere fraintesi o non essere intesi affatto.
Si rischia di dire cose già dette e dimenticare ciò che era essenziale.
Scrivo ugualmente, nella consapevolezza della difficoltà e nella pochezza del mio sapere, percependolo come compito morale da assolvere, come in una staffetta, dove il testimone rappresenta milioni di uomini uccisi soffrendo, eppur terribilmente tuttora vivi, che lo si voglia o no.
“La morte – diceva Pasolini – non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi.
Ecco l’impossibilità di comprendere già mi turba.
Io ed insieme voi che mi leggete, voi che trovate tornando a sera/il cibo caldo e visi amici (Levi, Se questo è un uomo), io ed insieme voi, mai potremo capire cosa significhi sentire nella notte lo sbattere le mascelle sognando di mangiare, sapere di fango, di vesciche aperte e di sangue, camminare nudi nel ghiaccio ed aspettare nudi nella stanza di selezione, se finire nella riga di destra o di sinistra, se sopravvivere o dover marciare per ore prima di morire.
Ma quelle morti non sono morte, se io oggi sono qui a scrivere e voi qui a leggere.
L’uomo distrutto, umiliato, sepolto vivo non è morto.
È la vittoria della cultura, dello studio, della scuola, dell’intelletto sulla brutalità.
Aprite Se questo è un uomo al Canto di Ulisse.
Leggetevi Dante. Quello stesso Dante morto sui banchi di tre anni di liceo, vivo dentro Auschwitz.

Considerate la vostra semenza
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e conoscenza.

È entusiasmo puro.
Levi vuole spiegare a Pikolo, francese, la lingua italiana e risuscita, da morto a vivo, nella storia di Ulisse, come scritta da Dante, la prova a ricordare, stenta, si sforza a far capire la differenza, tremenda e profonda, tra misi me e mi misi, la spersonalizzazione dell’io, si danna perché non riesce bene a tradurre, lì miei compagni fec’io sì acuti, inciampando in quel maledetto eppur splendido acuti impossibile ad essere trasformato in comprensibile idioma straniero.
“Bisogna proseguire,” dice, “è assolutamente necessario e urgente che ascolti, che comprenda questo “come altrui piacque”, prima che sia troppo tardi, domani lui od io possiamo essere morti, o non vederci mai più, devo dirgli spiegargli il Medioevo.”
Perché deve spiegargli il Medioevo.Perché la cultura, la scuola, il sapere, il senso critico, l’essere indipendenti, onesti, puri è la salvezza.

Ascoltate Levi su http://www.youtube.com/watch?v=brAsdUh5nV8.
Gli si chiede se pensa sia possibile che un fenomeno come quello dei lager possa ripetersi o esista tuttora in qualche parte del mondo e Levi non esita a rispondere senz’altro ed affermativamente, perché laddove non siamo tutti uguali, laddove non tutti abbiamo gli stessi diritti, ma qualcuno ne ha più di altri, lì c’è il lager.
Se qualcuno ha più diritti di altri, è perché gli altri glielo hanno consentito, lasciandosi lentamente istupidire e sedare in colpevole ignoranza.
È un fenomeno che si ripete nella storia, adattandosi di volta in volta a nuove situazioni, ma uguale a se stesso: “L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo” (Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962).
Era allora. E ora?

Nulla Dies Sine Linea

↑ Grab this Headline Animator

Bookmark and Share

Annunci

10 thoughts on “Levi, Dante e Pasolini nel giorno della memoria

  1. marisamoles ha detto:

    Bellissimo post, complimenti! Nel leggerlo mi si è accaponata la pelle.
    Ho scritto anch’io un post sul Giorno della Memoria: ho raccontato la storia di Marta Ascoli, triestina, sopravvisssuta all’olocausto.
    Davvero non è facile scrivere su questo tema, ma almeno si tenta di trasmettere ai giovani un insegnamento, pur con la consapevolezza che la “storia non è mai maestra”. Purtroppo.

    Ti lascio il link.
    http://marisamoles.wordpress.com/2010/01/26/per-non-dimenticare-la-shoa-la-storia-di-marta-ascoli/

    Saluti.
    Marisa

  2. Dario Tozzoli ha detto:

    Purtroppo soltanto l’ipocrisia e la cattiva coscienza possono farci pensare che queste siano “cose” che ci siamo lasciati alle spalle. Dario

  3. Bel post!La datazione dell’affermazione di Pasolini,1962,mi sembra molto attuale..in 50 anni quell’osservazione aveva un terreno che ora è ben mutato.Ora vivere vuol dire contribuire consapevolmente o inconsapevolmente alla marcescenza,al cancro che sta rosicchiando tutto.
    Diventare dei fuorilegge potrebbe cambiare le cose?O forse siamo diventati tutti un pò troppo sceriffi?

  4. aloisius ha detto:

    Viene da pensare, a leggere le tue parole e quelle di Marta, a quale sia la connessione tra responsabilità collettiva e responsabilità individuale.
    Siamo di fronte a fenomeni di massa ed a masse costituite da singoli.
    Tu dici che la storia non è mai maestra, ma la storia siamo noi e noi siamo i sopravissuti di quello che ogni giorno vediamo, ascoltiamo, leggiamo.
    Noi siamo testimoni.
    Noi abbiamo visto.
    Con i nostri occhi o con gli occhi degli altri, non importa.
    Noi dobbiamo parlare.
    Sapessi a quanti, il giorno della memoria, ho chiesto che cosa avrebbero fatto per ricordarlo.
    Volti stupiti, increduli, nozioni sperse, nebbie.
    Ma solo QUEL chiedere è stato utile, è servito.
    Qualche giorno fa, uno dei miei compagni di caffè, mi ha detto, sai me lo sono comprato se questo è un uomo ed io ..leggilo, leggilo, ..e soffermati sul canto di ulisse, vedrai, è splendido..

  5. aloisius ha detto:

    Tocchi con un immagine (il lasciarsi alle spalle) un concetto profondo: il tempo.
    Il tempo passa e le cose si appannano, si diluiscono in contorni sempre più incerti sino a sparire nel nulla, come mai fossero state.
    Ecco il ricordo resiste al tempo.
    E la memoria è il ricordo fattosi senso civile: dove sono l’ipocrisia e la cattiva coscienza ad appannarsi, diluirsi, sparire nel nulla, di fronte ai fatti, vividi come se accadessero in questo istante.

  6. aloisius ha detto:

    No, niente fuorilegge, niente sceriffi.
    Niente diritti a favore di qualcuno più degli altri.
    Io vivo ma non sto contribuendo alla marcescenza che sta rosicchiando tutto.
    E credo neppure tu che scrivi e tu che leggi.

  7. Salvatore ha detto:

    La qualità delle risposte che si rispondono è alta e ci fa pensare un po’ meno soli e divisi nella marcescenza. Il nostro piccolo e insignificante contributo è sapere e garantire che non tutto muore. Per questo viviamo, pur se feriti e dissanguati.
    S.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...