All Killer, No Filler – Last Man Standing

Riccardo Magagna

Caro Riccardo,

a più di settant‘anni un uomo dovrebbe avere avuto tempo a sufficienza per decidere se qualcosa gli piace o no. Dopo quasi un secolo di vita mi concedo la libertà di esprimere i miei gusti.
Innanzitutto non mi piace il fegato. Mi fa seccare la gola e ha un sapore che è un misto di cartone e polpette agrodolci; un altro pasto che detesto è la zuppa di gombo: esattamente per le ragioni opposte al fegato, è viscida e sfuggente, non riesco neppure a tenerla in bocca, figuriamoci ad ingoiarla. Se fossi ridotto alla fame potrei mangiare sedano, carote, cipolle cotte, melanzane, pompelmi e salame, ma solo in caso fossero necessari per la mia sopravvivenza: preferisco far soffrire le mie papille gustative che lasciar spegnere il mio cuore.
Ho una particolare passione per il maiale, anche se non mi piacciono molto la guancia e la trippa; inoltre mi piacciono molto le braciole di manzo ai ferri o in umido ma odio la cervella, la lingua e tutta la robaccia di quel tipo. Mi piacciono i filetti di pesce gatto, il salmone e i gamberi. Adoro le patate dolci fritte in casa o candite, il chili in qualsiasi maniera, i biscotti di farina d’avena ripieni di datteri o di mele, i piselli, le conserve di lamponi (non in gelatina, però) e le bevande gassate all’uva. I soli sandwich che assaggio sono quelli a base di uova e pancetta su fette di pane appena tostato oppure quelli di purea di mele spalmati su fette di pane bianco. Adoro il pane francese, le torte lievitate alla vaniglia, le torte di mele olandesi. Preferisco il coniglio arrosto al pollo, all’anatra e al tacchino. Per finire il dentifricio Colgate, le mentine e l’acqua pura. Dannazione mi sta venendo fame.
Non posso resistere al profumo delle foglie di querce bruciate del Missouri in ottobre, alla brezza nascente che porta il profumo di menta, agli odori di un ristorante cinese dove si fa la coda per un tavolo, alla scia che lascia la pipa di un fumatore di passaggio che usa tabacco aromatizzato con rum e acero, ai seni incontaminati di una compagnia femminile, alla caffetteria fumante in inverno, all’interno di una Cadillac appena comprata e a volte vado in tilt cogliendo l’odore dell’alcool nel respiro di una strana signora.
Mi piace passare in rassegna i pensieri, gli atti che precedono un momento piacevole, risolvere positivamente un problema attraverso uno sforzo strategico, la capacità di far svanire il dolore fisico o uno stato di depressione attraverso la concentrazione. Mi piace guidare sull’autostrada specialmente se in compagnia e mi sciolgo per la sensazione che ottengo durante gli show quando sento la risposta del pubblico alle mie canzoni. I momenti più belli della mia vita mi sono stati dati dall’urlo unanime di una folla di sessantaduemila persone e dal gemito di una persona sola fra le mie braccia.
Rimarrò ciò che sono adesso fino alla fine dei miei giorni. Non sono cambiato gran che nei cinquant’anni passati nel mondo dello spettacolo. Bevo sempre gin, fumo sempre il sigaro, peso sempre settantacinque chili come a diciotto anni (nudo e gocciolante). Il futuro mi sembra fantastico e prevedo grandi cose. God bless you.

Tuo

The Killer

Nulla Dies Sine Linea

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One thought on “All Killer, No Filler – Last Man Standing

  1. Salvatore ha detto:

    Riccardo,non so ancora quale delle tue scorrerie mi piaccia di più. C’è un costante appoggio al veritiero, a quello che potrebbe essere accaduto se mai avessi ricevuto una lettera dal Tuo che ti parla come se parlasse a noi, pubblicamente, da un al di là di facciata. Che allegria la musica di Jerry Lee!…

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