Il Piccolo Principe nel paese normale

Davide Picatto

Copertina del sedicesimo numero di Linea, gennaio-febbraio 2010. Alberto Valente (rielaborazione grafica di Chiara Costardi).

Terremoti, isole devastate, migliaia di morti, soccorritori in competizione, bambini rapiti. Montagne che scivolano, paesi pericolanti, cementificazione selvaggia, condoni edilizi, massaggi. Tangenti, ricatti, fotografie compromettenti, paparazzi. Pentiti, infiltrazioni mafiose, partiti, magistrati, politici intoccabili. Omicidi internazionali, servizi segreti, Mossad, gruppi di killer, passaporti falsi. Arricchimento dell’uranio, centrali nucleari, testate atomiche, Iran, Golfo Persico. Cina, Tibet, Dalai Lama, Obama. Afghanistan, Nato, Taliban, civili bombardati, guerra senza fine.
È il mondo del nuovo millennio. È identico a quello del secolo precedente. È un pianeta in fiamme, corrotto, malato, inquinato, sfruttato. Non stupisce, è normale, tutto va bene.
O quasi.
È l’erede dei Savoia. È tornato in Italia. Indossa il tricolore. Balla. Canta. È stato a San Remo: è stonato, la sua canzone è banale, ridicolmente patriottica. È arrivato in finale. È stato ricoperto di fischi. È uno scandalo, ne parlano tutti. Le coscienze si risvegliano, si indignano, difendono, accusano, sbraitano.
È il festival nazional-popolare, la più alta celebrazione della musica italiana. Il Piccolo Principe ci sta a pennello. Non dovrebbe stupire, è normale, tutto va come dovrebbe andare. Perchè San Remo è San Remo.
Tutto fila liscio anche in Linea. Firme inedite (Fiorella Favulli, Riccardo Magagna, Livio Oboti) e una nuova rubrica, Boutade, guidata da Alberto Valente: ballate di cose lasciate, di cose attaccate al nostro presente. Storie, storielle, canzonelle. Attenti però: mentre potreste incontrare Proust a Torino, ascoltate un vecchio partigiano che si racconta, osservate come si assassina un uomo a Dubai e continuate l’esplorazione della casa proibita. Passate poi ai versi di ElenaDario, apprendete chi difende i minori, come funziona l’autocensura e qual è l’etica della trasgressione. Leggete un vecchio racconto radiofonico ed una lettera particolare di Jerry Lee Lewis, riflettete sul giorno della memoria e prestate attenzione ai documentari fallaci senza farvi travolgere dall’incubo che grava sulla città.

Nulla Dies Sine Linea

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