Cronache dal seggio

Maria Genovese

Sezione 5 di un piccolo seggio di provincia, nel cuore della rossa Emilia, dove l’impegno elettorale è vissuto più come un dovere che come un diritto. È la sezione che ha raggiunto la maggiore percentuale di votanti: sono le 7 del lunedì mattina e la sezione riapre con un esiguo 59%.
Un fallimento.
E sembra quasi paradossale visto quanto queste regionali siano state caricate di importanza politica. Si è cercato di rendere queste elezioni una sorta di riconferma plebiscitaria del Presidente del Consiglio, che ha presentato un preciso programma di governo da attuare dopo la ” scontata” vittoria, togliendo spazio ai programmi reali dei canditati al governo delle regioni, vissuti come di secondaria importanza. Con la chiusura delle trasmissioni di approfondimento si è tolta poi ogni possibilità di dar voce ai programmi dei candidati delle altre forze politiche.
Il successo di Raiperunanotte avrebbe fatto intuire una affluenza massiccia anche solo per dire basta. Ma questo basta è stato urlato con altra voce. Neanche la novità delle liste di Grillo è riuscita a dare quella spinta alle urne del cosiddetto voto di protesta.
Sono le 9 del mattino, e abbiamo sfiorato appena il 63%: una affluenza fatta per lo più di anziani, forse gli unici rimasti a sentire il voto come un diritto imprescindibile di libertà, espressione essenziale di democrazia.
Grandi assenti a questa tornata, le generazioni che vanno dai mitici anni 60 ai decadenti anni 90, che probabilmente cominciano a sentire il voto come inutile: pessimo messaggio per le generazioni più giovani. Pessimo segnale per il futuro: la rinuncia a un diritto, la rinuncia ad una espressione di democrazia, come non ci si credesse più.
È azzardato osservare che i grandi assenti sono proprio i cittadini cresciuti all’ombra della videocrazia?
E tra una illazione e l’altra si avvicinano le 11 del mattino, quando si sfiora il 67%: qualcosa un po’ si muove. Ma bisogna aspettare le 15.00 per un dato preciso. E bisogna aspettare lo spoglio per fare una analisi del voto… o del non voto. Quelle fatte fin qui possono essere solo ipotesi, illazioni.
E allora non resta che aspettare, contare gli elettori che arrivano con lentezza, fare percentuali e, a quanto pare… rigirarsi i pollici.
Per ingannare il tempo comincio a fare un sondaggio tra gli amici facendomi aiutare da Facebook.
“Non so perché la gente abbia deciso di non votare” mi dice Fabio “Per quanto riguarda me, sono andato a votare, ma ho annullato la scheda scrivendo la frase “avete rovinato il Pd, mi spiace questa volta non voterò”. Il motivo? non ho più nessuno che mi rappresenti davvero. Lo era il Pd veltroniano, poi ne ho visto le fasi finali con Franceschini, e la morte nel passaggio di mano a Bersani. Ho il nome e cognome di chi ha fatto tutto questo: Massimo D’Alema. Il quale non solo mi ha tolto un partito, ma un sogno e una speranza di cambiamento.”
Mario mi rincuora: ha votato. Ma…“Io ho votato, però non credo che ci siano dubbi sul fatto che ormai la gente è stanca di essere rappresentata da una classe politica che non riesce più ad essere credibile. Chi partecipa attivamente riesce ad avere un obiettivo (quale?????…ci si domanda) ma per chi è solo chiamato ad esprimere un voto, non avendo amici o parenti, riesce difficile affidarsi alla cieca a qualsiasi colore politico! E di questo passo andrà sempre peggio!! Come il degrado a cui quotidianamente assistiamo!”
E Claudia, reduce da un intervento chirurgico: “Io ci sono andata, ho fatto il mio dovere: ho messo la panciera e sono andata ma ho sudato freddo e mi girava la testa. Ora non so se per il voto o perché mi devo ancora del tutto riprendere dall’operazione… credo forse più per la prima”.
Come Fabio, Luigi non ha mezze misure. “No assolutamente no: la minestra riscaldata non fa per me. Si parla sempre male di Berlusconi e mi chiedo: come mai sta al potere? e non mi basta sentirmi dire “stava con Craxi… perché ha un sacco di soldi”. Quando c’è lui si parla sempre di toghe di qua e toghe di là, come se fosse una priorità assoluta e tutto mi fa pensare al solito specchietto per le allodole: sia da una parte che dall’altra. Si urla che ci sta rovinando, si parla delle escort e di altro, ma la colpa è sua o di chi lo ha consentito, di chi prima di lui ha peccato e ha reso possibile tutto ciò. Si parla di leggi e poteri violentati: avete dimenticato Scalfaro? della sua pressione sulla Lega?
È mai politica questa, o una lotta di classe a chi mangia la brioche o la crema?
Chi votare: le stesse persone che dall’anno scorso ci hanno deluso? e sottolineo tutti…indistintamente.”

Mi tira un po’ su il morale Mimma: “Ho votato con una mano sul cuore e la matita sul simbolo che credo rappresenti i miei ideali, sono contenta di averlo fatto, aspetto i risultati, e ci credo.” Preferisco non chiederle per chi ha votato per non rovinare l’incanto.
E arriva lo spoglio.
Ore 15.00, 72% di affluenza, nella mia sezione. Il 70,9% in tutto il seggio. Contro l’80% delle precedenti elezioni regionali del 2005.
Il 68,6% in Emilia Romagna, contro il 76,53 del 2005.
Errani vince, ma solo con il 54,82% contro il 62 del 2005. Berlusconi regge…
Eccolo qua, nascosto dietro l’angolo. Berlusconi. Non è lui il candidato della coalizione di centrodestra ma salta fuori il suo nome: in realtà quasi neanche ricordo chi fosse il candidato di centrodestra.
Ad uno sguardo più attento, guardando bene dentro i risultati, a cadere nel gioco del vivere queste elezioni regionali come se fossero politiche, salta evidente all’occhio che sia PD che PDL hanno fatto passi indietro, erosi da una parte dall’Italia dei Valori, dall’altra dalla Lega.
Ma soprattutto ha vinto il Movimento 5 Stelle, guadagnando in Emilia il 7,6 %. Il Movimento del politico Beppe Grillo che mai sarebbe sceso in politica: anche se suo è il volto e il nome sui manifesti che pubblicizzano per le vie di Bologna e provincia il comizio elettorale che doveva essere del candidato governatore Giovanni Favia. Il Movimento del politico Beppe Grillo che urlava contro i partiti delle tessere: e ha vinto tesserando.
Il Movimento del politico Beppe Grillo che urlando più forte anche se snobbato da tutti i mezzi di comunicazione (eccetto quello di cui è il re indiscusso, la rete), è riuscito a sottrarre voti a tutti. Anche se i media ce lo nascondono, come se a nascondere la polvere sotto il tappeto potessimo dire che è tutto pulito.
Forse, più di chiunque altro, ha vinto la “pancia”: l’umore, l’emozione, che da troppo tempo a questa parte sono l’unico vero motore dell’elettore Italiano. Che spinge al voto di protesta, o al non voto.
Poco importa che entrambi ci abbiano portato dove siamo.
E a questo punto è importante interrogarsi, se non vogliamo perdere di vista la dimensione essenziale di quel fondamentale esercizio di democrazia che è il voto.
E già che ci interroghiamo, perché non chiederci: e tutti quelli che si alzano il mattino, arrivano al seggio, entrano nella cabina e ne escono con una scheda bianca o annullata?

Nulla Dies Sine Linea

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3 thoughts on “Cronache dal seggio

  1. Livio ha detto:

    beh per tutti quelli che fan così…
    consiglierei di prendere le cose con un po’ più di filosofia…e piantare una X da qualche parte, a discrezione.

  2. dario tozzoli ha detto:

    “La merda scaricata dai mezzi di comunicazione di massa asserviti al potere economico-politico – frutto del pensiero digestivo del cervello intestino di questo megaorganismo sociale che sembra andare in pappa, anzi in cacca – nell’immaginario collettivo genera, sostiene e impone un’ideologia dominante mascherata sotto il nome demagogico di democrazia dove le cosiddette elezioni democratiche non sono che una gigantesca truffa a danno della Moltitudine”.
    Questo è il finale di un manoscritto che un amico, Lotario D’Oziz, mi ha consegnato prima di partire verso altri lidi (visto che qui l’aria si fa ogni giorno più irrespirabile) dicendomi di farne ciò che volevo. Chi fosse interessato a quanto precede quella conclusione, se me lo fa sapere, può essere accontentato.

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