Famiglia: istruzioni per l’uso

Anna Maria Occasione

Semplice, simbolico, iconoclastico, tre aggettivi per tratteggiare Philippe Delerm (Sommelier del tempo, Frassinelli, 2003) e la sua grande intuizione della bolla che si stacca, un giorno d’estate, dal quadro che la contiene per seguire le sorti di un erratico e non meglio identificato impiegato di chissà quale ufficio.
La bolla definisce un territorio e come tale costituisce insieme limite alle invasioni dall’esterno (funzione di protezione) e limite alla comunicazione con l’esterno (funzione di conservazione). Ha un suo regolamento, un suo idioma, un suo linguaggio emotivo.
L’intuizione della bolla si attaglia non solo alla vita di ciascuno di noi (nasciamo da una bolla ed in una bolla, per scelta o per forza, trascorriamo la nostra esistenza) ma anche al concetto di famiglia che per anni è stato ritenuto, anche dal punto di vista strettamente giuridico che mi compete, feudo di dominio personale di uno (o talvolta più di uno) dei suoi componenti a protezione degli altri (almeno nelle finalità) ed a conservazione dei suoi privilegi (essenzialmente patrimoniali e di stirpe).
I rapporti familiari nel tempo sono profondamente mutati (il diritto del singolo componente la famiglia ha assunto via via valenza autonoma rispetto ai c.d. interessi della famiglia) ma nella dimensione del quotidiano, le resistenze al fenomeno feudo (inespugnabilità delle c.d mura domestiche) sono tuttora estremamente forti.
Dal punto di vista interno (del componente della famiglia oggetto di attenzione giuridica, intendo) il solo domandarsi se certe condotte materne o paterne siano ad esempio adeguate per lo sviluppo psicofisico di un bambino o indagare del perché di certe patologie precoci, di taluni comportamenti borderline, di certe autistiche solitudini, viene intuitivamente sentita come un’illegittima e sgradita invasione dei rapporti interpersonali.
Dal punto di vista esterno (giudice, servizi sociali, consulenti tecnici d’ufficio) le difficoltà sono spesso insormontabili, dovendo impattare con atteggiamenti omertosi, con la difficoltà di provare comportamenti sovente scivolosi e sguscianti (maltrattamenti psichici) e nel contempo dalle potenzialità devastanti specie se perpetrati su bambini e soggetti deboli (si pensi al fenomeno della violenza assistita o al grooming).
L’argomento è stato oggetto di un mio recente intervento a La Spezia (insieme ad un giudice penale ed un componente onorario del Tribunale per i Minorenni) in sede di formazione permanente per avvocati da alcuni anni resi obbligatori per garantire il loro continuo aggiornamento. Al termine della discussione è emerso un quadro sociale altamente preoccupante delineato da un lato dalla presenza di una normativa in sé sufficientemente adeguata a provvedere alla tutela del soggetto debole in famiglia e segnatamente del minore, ma dall’altro di una realtà quotidiana familiare scarsamente consapevole di diritti, obblighi, doveri e soprattutto ancora refrattaria a comprendere che i figli crescono e ricordano e non crescono e dimenticano.
La domanda che si è posta e che da più fonti viene sollecitata è quindi che cosa fare in questo contesto. Istruzioni per l’uso, qualcuno propone e non a torto. La conoscenza e l’informazione sono tasselli imprescindibili per favorire un miglioramento delle qualità di vita in via generale ed i particolare per i rapporti di famiglia, in forte e recente evoluzione sociale, culturale e normativa.
Istruzioni per l’uso, di cui costituisce esempio più che meritevole di nota la Regione Veneto con le iniziative a tutela del minore contenute nel sito http://tutoreminori.regione.veneto.it/home/home.asp ivi dedicando all’argomento articoli a tema (garanzia dei diritti, minori stranieri, adolescenti e così via) di taglio tecnico, di piacevolissima veste e di facile divulgazione.
Istruzioni per l’uso, affinché si sappia che esistono i Tribunali per i Minorenni che forniscono informazioni e tutela per dipanare situazioni di conflittualità familiari anche di non gravissima entità, ma potenzialmente nocive per il minore; affinché si sappia che anche personalmente si può adire il giudice civile e chiedere che una certa persona convivente in un nucleo familiare ne sia allontanata a cagione dei suoi comportamenti vessatori fisici e/o psichici a danno di altri componenti il nucleo stesso e dei minori (i c.d. ordini di protezione disciplinati dagli artt. 342 bis e ter del codice civile) o che, ad esempio, se i genitori ostacolino il normale svolgimento delle modalità di affidamento dei figli, possono essere condannati al risarcimento dei danni (ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c. introdotto dalla legge 54/2006). È anche, peraltro, questione di politica di welfare e di assistenza familiare, in quanto è intuitivo che vi sono casi in cui occorra assolutamente provvedere alla protezione preventiva e temporanea del/della denunciante prima e durante l’attesa del procedimento.
Anche (e forse soprattutto) su questo terreno occorre compiere dei passi avanti, per evitare che istituti giuridici assolutamente meritevoli, siano destinati a rimanere inefficaci strumenti teorici, in difetto di una protezione anche pubblica dei diritti della componente debole della famiglia.

Nulla Dies Sine Linea

↑ Grab this Headline Animator

Se non sei ancora abbonato a Nulla dies sine linea, fallo ora: è gratuito.

Bookmark and Share

Annunci

One thought on “Famiglia: istruzioni per l’uso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...