Tutta la terra sotto i piedi

Valeria Ferrero

Fruttivendolo parigino. Fotografia di Davide Restivo, CC 2.0

Torino – lunedì 22 marzo.

In piazza Santa Giulia il fruttivendolo di fiducia dice “dopo anni di sacrifici si riprendono tutto”.
Ogni dieci anni la licenza dei commercianti ambulanti non sarà più concessa di diritto, ma assegnata attraverso bandi pubblici. Chi aveva acquistato la licenza e pensava così di aver garantito il “territorio”, si scontra con la direttiva approvata il 12 dicembre 2006 dal Parlamento Europeo e dal consiglio dell’Unione Europea. Frits Bolkestein, commissario europeo per il mercato interno della commissione Prodi, intraprese per primo i lavori relativi ai servizi nel mercato interno, le cui derivate legislative vengono ora indicate con il suo nome. L’obiettivo che svela la norma, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (12 dicembre 2006), è eliminare in via prioritaria gli ostacoli che impediscono la libertà di stabilimento e la circolazione dei prestatori di servizi all’interno della comunità.
Il venditore non ha più certezze garantite da una somma depositata ed è deluso: le sue sicurezze crollano. “Togliere la terra da sotto i piedi” per garantire prosperità economica è paradossale e non basta a spiegare questa normativa, tuttavia ci può essere a partire da questo ribaltamento del luogo comune qualche elemento interessante per farci vedere con luce nuova il marketing.
Sono proprie dell’impresa l’apertura, il movimento, il rischio e il rilancio. Un’impresa per rilanciarsi necessita di dispositivi che sostengano gli azzardi derivati direttamente dalla sua prestazione, indipendenti da un centro permanente, garantito a prescindere. Un’impresa può definirsi libera quando diventa indipendente da debiti e accrediti nei confronti di politica e corporazioni, non solo se si può muovere all’interno di uno spazio più grande dove delle regole sembrano abolire rivendicazioni territoriali.
L’economia è un approccio alla vita: è attenzione per ciò che si fa e per come lo si amministra. Vive di dettagli, si sostiene sul riconoscimento delle originalità e delle differenze. Non è necessario, quindi, essere come il simile (solidarietà) o in rapporto ad esso (competitività) per armonizzare le imprese e i mercati. Se ciascuna impresa fosse tutelata e spinta a seguire la sua particolarità irriducibile fluirebbe tra le occorrenze e i relativi luoghi del mercato. Il fatto che le autorizzazioni commerciali possano essere periodicamente passate al vaglio, può essere un’opportunità per il venditore e può consentirgli di mantenersi in relazione costante con ciò di cui si occupa. A questo punto, è legittimo indagare e sostenere una campagna di studi accurati per capire se le condizioni che regolano le autorizzazioni rendano possibili e tengano conto del buon lavoro. Potrebbero essere queste maniere le nuove questioni su cui interrogarsi.
Domani ci sarà una manifestazione di piazza. Mi chiedo quanto le commissioni parlamentari abbiano cura della disposizione intellettuale di chi usufruirà dei pacchetti normativi. Le novità provocano ma non possono violentare. Quando la politica è avvertita come qualcosa che sommerge, i politici hanno da interrogarsi su tutte le volte in cui hanno proceduto senza ascoltare la voce di chi faceva da ostacolo. A questo proposito c’è da auspicarsi che le nuove leggi, avvertite come rivoluzionarie, non manchino di grazia e non pregiudichino i rischi d’investimento e di ricerca.
Di solito il signore dalla frutta buonissima mi fa assaggiare molto e così io compro anche più di quanto preventivato. È difficile capire chi dei due si stia arricchendo. Oggi propone senza far assaggiare e io mi limito agli agrumi. Né io e né lui debordiamo, in questa maniera consumiamo senza arricchirci. Questo dimostra che non è il risparmio la soluzione, ma l’intelligenza, l’invenzione e l’investimento. Quando nessuna sostanza sembra essere garantita, la terra che nutre si trova altrove -nella creatività, nell’umiltà e nella generosità- risorse che possono far maturare nuovi frutti.

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3 thoughts on “Tutta la terra sotto i piedi

  1. Anna Maria Occasione ha detto:

    Ritengo far cosa gradita, far seguire al’articolo in oggetto redatto dalla dot.ssa Ferrero, i testi integrali reperibili in rete in merito alla direttiva 2006/123/CE ed alla sua attuazione in Italia, in attesa delle ulteriori norme di adattamento interno.

    http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/06/st03/st03667-re01.it06.pdf

    http://ec.europa.eu/internal_market/services/docs/services-dir/guides/handbook_it.pdf

    http://www.ascom-nuoro.org/components/com_jooget/file/d._lgs._26-3-2010,_n._59.pdf

    Tali documenti meritano attenta lettura al fine di pervenire ad una loro corretta interpretazione ed informativa.

  2. Anonimo ha detto:

    Grazie,
    Per scrivere l’articolo che in realtà non voleva entrare nel merito delle questione, ma partire da questa per condurre una riflessione più ampia avevo letto LA DIRETTIVA 2006/123/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO.
    Il mio intento era quello di riportare un “sentire” che va al di là delle legislazioni e che, probabilmente non le prende neanche attentamente in analisi.
    Tuttavia, leggerò i suoi documenti, dato che in effetti a partire da una situazione quotidiana mi sono riferita più volte al provvedimento.
    Valeria

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