Exxon Valdez

Davide Picatto

La Exxon Valdez fotografata tre giorni dopo l'incidente. National Oceanic and Atmospheric Administration, immagine di dominio pubblico.

Il 23 marzo del 1989, alle ore 21.13, la superpetroliera Exxon Valdez salpò dal terminal dell’oleodotto del consorzio Alyeska a Valdez, in Alaska, diretta a Long Beach, California, con un carico di 55 milioni di galloni di petrolio (200 milioni di litri) lungo la normale rotta a cui era stata assegnata dalla Exxon Mobil fin dal suo varo nel 1986. Il comandante Joseph J. Hazelwood ottenne il permesso dalla Guardia Costiera di mutare rotta per la presenza di icebergs. Lasciato il comando ad un altro ufficiale, verso le 23 si ritirò a dormire. Poco più di un’ora dopo la nave si incagliò nella scogliera di Blight Reef rilasciando nel Prince William Sound, uno stretto del golfo di Alaska, circa 41 milioni di litri di petrolio che andarono ad inquinare 1900 km di coste distruggendo l’ecosistema del luogo e provocando la morte di migliaia di animali fra uccelli marini, foche, orche e pesci.
Le cause dell’incidente furono molteplici, e gran parte della responsabilità venne attribuita alla Exxon Shipping Company che da oltre un anno non si sarebbe occupata della riparazione del sonar di bordo, il quale avrebbe rilevato l’imminente collisione, e che non avrebbe fornito personale riposato e in numero sufficiente per equipaggiare la nave. Criticata per la lentezza del suo intervento, la Exxon fu condannata ad un risarcimento di oltre un miliardo di dollari e al pagamento delle operazioni di pulizia delle coste, durata tre anni, per una ulteriore somma di 2 miliardi di dollari. Una causa per un risarcimento ancora maggiore (circa 4,5 miliardi di dollari) è ancora in corso. Il Congresso degli Stati Uniti emise nel 1990 la Oil Pollution Act, legge in base alla quale le compagnie petrolifere devono fornire dei piani per prevenire le dispersioni di greggio e occuparsi del contenimento e della pulizia nel caso queste avvengano. Da allora viene anche imposta la presenza del doppio scafo alle petroliere di nuova costruzione destinate a operare sul territorio statunitense, ma nel caso della Exxon tale accorgimento non avrebbe comunque impedito la tragedia, limitandosi solamente a ridurre la fuoriuscita del greggio. Sulla base degli ultimi studi, l’ecosistema della zona risente ancora della fuoriuscita del petrolio e le conseguenze potrebbero protrarsi per un’altra decina di anni ancora, cosa del tutto negata dalla Exxon Mobile che, in base ad altri studi, si oppone all’eventualità di un impatto ecologico a lungo termine causato dall’incidente.
La nave, dopo l’impatto, fu rimorchiata a San Diego e riparata per una cifra di 30 milioni di dollari. Ribattezzata SeaRiver Mediterranean, per legge le fu vietato di tornare al Prince William Sound. Servì in Europa, Medio Oriente e Asia. Dal 2005, col divieto di accesso ai propri porti imposto dalla Comunità Europea alle petroliere a singolo scafo, operò per lo più nell’oriente asiatico. Venduta dalla SeaRiver Maritime, una società sussidiaria della Exxon Mobil, alla Hong Kong Shipping Ltd., venne ribatezzata Dong Fang Ocean e riadattata nel 2008 al trasporto di minerali. Oggi è ancora usata a tale scopo e batte bandiera panamense.

____________________________________________________________________________________

Se non sei ancora abbonato a Nulla dies sine linea, fallo ora: è gratuito.

Bookmark and Share

One thought on “Exxon Valdez

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...