A Dio spiacendo

Salvatore Smedile

A Dio spiacendo, Shalom Auslander, copertina.

Nella traduzione di Elettra Caporello, Guanda Editore 2010, è uscito A Dio spiacendo (Beware of God) di Shalom Auslander, americano quarantenne di New York, cresciuto nel quartiere ebraico ortodosso di Monsey dove per sua stessa ammissione è stato “educato come un manzo”.
Copertina gialla azzeccatissima con un segnale stradale che indica pericolo. Pericolo di cosa, di chi? Di Dio naturalmente, il discorso generale intorno a cui lo scrittore si dibatte. 182 pagine per 14 racconti dai titoli bizzarri (ad esempio: “Bobo, lo scimpanzé che si odiava”, “Punisci i pagani, Charlie Brown”, “Dio è un grosso pollo felice” ) che stabiliscono in tutta fretta l’ordine di idee della sua scrittura: la forte verve umoristica e sarcastica sulla sua cultura di provenienza.
Ci sono autori che viaggiano per cercare esperienze che diventano storie e autori che, stando fermi, trovano tutto quello che serve dentro di loro. Auslander, con il suo nome che in tedesco significa “straniero” (sicuramente ci avrà pensato a sufficienza e chissà che un giorno non ci scriva su qualcosa) non va lontano se non va vicino. Viene naturale utilizzare gli apparenti paradossi ispirati dalle sue invenzioni che tanto inventate non sono. Non riesco ad uscire dalle trappole di Beware of God (confesso che preferisco il titolo originale). È stato fatto il nome di Groucho Marx come esempio parallelo di un’ironia estremamente esilarante tale da spezzare i meccanismi benpensanti della società. Al posto di Auslander andrei orgoglioso di questo raffronto non letterario. Scrivere è guardarsi intorno o dentro. Difficile trovare tracce di altri autori nel laboratorio di Auslander. Qui e lì termini yiddish fanno intendere un retroterra che parte dall’Europa. I personaggi fisici e quelli ispirati da letture di classici comics (Charlie Brown, Linus e Snoopy, ormai leggende viventi) se la devono vedere con un Dio bizzoso che impone regole che non stanno né in cielo né in terra. A tratti si respira un surrealismo autentico, sostenuto da argomenti passati sotto per la dottrina. Tutto sembra irreale ma tutto è profondamente reale. Fa ridere e fa ragionare. Spinge a chiedersi cosa pretende Dio da chi ha già la grande preoccupazione di tirare a fine giornata. Ma Auslander incoraggia la strada del confronto con Lui mettendo da parte paure sommerse da secoli e col sorriso sulle labbra.

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