The Day The Music Died – Don McLean

Riccardo Magagna

I can’t remember if I cried
When I read about his widowed bride,
But something touched me deep inside
The day the music died.
So bye-bye, miss american pie.
Drove my chevy to the levee,
But the levee was dry.
And them good old boys were drinkin’ whiskey and rye
Singin’, “this’ll be the day that I die”.
“this’ll be the day that I die”.

American Pie, Don McLean

Non tutte le cose attorno a noi hanno la stessa temporalità. Deve essere così anche dentro il mio cervello, dove ricordi-elefante coesistono con ricordi-farfalla, ma la loro durata è inesorabilmente diversa. O come direbbe Joe Lansdale alcuni sono hamburger senza salsa, altri tripli cheeseburger con peperoncino, contorno di cipolle e patatine fritte. Don McLean abita da sempre nella parte senza salsa della mia memoria. E il suo ricordo, nonostante ciò, mi provoca tuttora sonnolenza e flatulenze spirituali.
Ma se, e sottolineo se, accidentalmente una sera, mentre rientro in auto, mi ritorna in mente lo può fare solo ed esclusivamente per 3 (attenzione per una persona sana di testa e di interessi sono comunque troppe) valide ragioni. E quando scrivo solo e esclusivamente non mi riferisco al fatto che è nato a New Rochelle, aveva un buon dentista e non litigava mai col suo commercialista:
– perché una sera la giovane folksinger Lori Lieberman va a sentire un suo concerto al Troubadour di Los Angeles e sconvolta dalla performance ci scrive su una canzone. “And there was a young boy / A stranger to my eye… Strumming my pain with his fingers / Singing my life with his words / Killing me softly with his song / Killing me softly with his song / Telling my life whole life with his words / Killing me softly… with his song”. Eppoi Lori conosce due vecchie faine del brillbuilding americano Norman Gimbel e Charles Fox che mettono mano alla canzone e la lanciano. Talmente in alto che una cantante soul, Roberta Flack, prende un volo dell’American Airlines, l’ascolta a bordo e il resto poi, Aretha Franklin, Fugees, è noto;
– perché ha scritto un brano dedicato a Van Gogh. Vincent, appunto. Che nessuno rammenta se non gli sussurri l’inizio… “Starry starry night”;
– perché ha scritto un altro brano sul quale credo campi tuttora che è American Pie. Ciccone docet.
E allora c’è una strofa di American Pie che recita così “I can’t remember if I cried / When I read about his widowed bride. But something touched me deep inside / The day the music died”.
Quel giorno nel quale la musica morì.
E in American Pie quel giorno è Buddy Holly che si schianta con un aereo tra l’Iowa e il Nord Dakota.
E qui il passaggio mentale diventa enfatico.
E io comincio ad immaginare la lista dei miei daysthemusicdied…

Elvis Presley parte per il Servizio Militare
Mark Chapman spara a John Lennon
Kurt Cobain spara a Kurt Cobain
Mtv trasmette il primo video
Il Cd soppianta il Vinile
Bob Dylan va a Sbattere con la motocicletta
Woodstock
Johnny Rotten abbandona i Sex Pistols
I Pink Floyd iniziano le registrazioni di Dark Side Of The Moon
Gli Husker Dü si sciolgono
Il 1991: muoiono Johnny Thunders, Stiv Bators e Gene Clark
Lou Reed suona con il maestro tai-chi a Torino 2006



____________________________________________________________________________________

Se non sei ancora abbonato a Nulla dies sine linea, fallo ora: è gratuito.

Bookmark and Share

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...