Raccogliere ghiande

Luciana Della Bruna

Città di Torino, Servizio Formazione Educazione Permanente, Relatrice Dott.ssa Alessandra Francescato, A.S. 2007/2008.

Strategie integrative
Il panorama delle arti-terapie comprende una rosa di strumenti appartenenti alla storia della cultura umana, che va dall’espressione corporea, alla musicoterapia, il teatro, la danza-movimento terapia, alle terapie artistiche che utilizzano le tecniche figurative, scultoree, di manipolazione di materiali plastici, e di costruzione con i materiali di recupero.
Avere a disposizione luoghi dove l’approccio all’espressione corporea e alla manualità è possibile e facilitato rappresenta un’opportunità per i ragazzi disabili, con scarse competenze teoriche, conoscitive, con una manualità precaria, e un utilizzo del corpo altrettanto precario, o una difficoltà di tipo relazionale; in questo contesto applicativo il laboratorio tecnico non risponde solo al bisogno di fornire un supporto alla carenza di manualità: non è importante l’oggetto in sé quanto il tipo di approccio alla manualità, la relazione occhio-mano, gli aspetti funzionali e terapeutici nell’approccio col materiale. Nei casi di adolescenti o di ragazzi con problemi legati a disabilità intellettiva, possono essere utili attività di espressione corporea, come la danza-movimento terapia, o le attività di drammatizzazione e di teatro. Le attività di rappresentazione teatrale offrono l’opportunità di coniugare una pluralità di tecniche nell’attuazione di un progetto di gruppo: l’obiettivo comune è facilitante rispetto al coinvolgimento dei ragazzi, nell’ideazione e realizzazione della trama, l’attribuzione dei ruoli, la sceneggiatura, la coreografia, le musiche, i costumi, la scenografia e l’eventuale organizzazione della messa in scena del loro lavoro. Ciò che caratterizza il teatro è l’offerta di un luogo dove ci si può travestire, interpretare un altro da sé, dove si può giocare, liberare la fantasia e la creatività, con la possibilità di dar voce all’esuberanza espressiva anche dei giovani più diffidenti, che vi trovano un contesto a loro congeniale.
Esiste anche un’area di attività non propriamente espressive, ma di coinvolgimento in mansioni di cura e di osservazione del mondo animale: la più diffusa ippoterapia, e la meno conosciuta pet-therapy, che rappresenta una vera e propria attività strutturata, secondo metodologie ancora fraintese o sotto-utilizzate nel nostro Paese. Si stanno anche diffondendo, ancora all’interno dei centri diurni e delle comunità, i laboratori di orticultura, e vivaio, che si mantengono più strettamente legati all’ambito occupazionale, ma che in alcuni progetti si animano di nuovi contenuti volti all’espressione di sé.
Si può operare una distinzione relativa alla funzione peculiare delle attività: all’interno del termine “laboratori” che vengono proposti in integrazione agli interventi educativi, sono incluse infatti tipologie di attività diverse che è bene differenziare: da un lato esistono i laboratori tecnico-artigianali (legno, serigrafia, ceramica, aquiloni, maschere…) dove si apprende in modo laboratoriale, cioè con la pratica, una tecnica; questi sono più finalizzati ad acquisire una manualità idonea all’inserimento lavorativo; esistono poi laboratori espressivo-artistici e motori (teatro, movimento, pittura, psicomotricità…) dove è coinvolto maggiormente il corpo e che sono più finalizzati a migliorare le abilità motorie, a creare spazi comunicativi ed esplorare possibilità espressivo-creative. Dunque è possibile orientare la scelta tra il laboratorio tecnico e quello più propriamente espressivo, privilegiando quello più funzionale alla tipologia di intervento. In un “laboratorio”, proprio in quanto spazio di sperimentazione e spazio protetto, è facilitata la creazione e l’elaborazione di diversi mediatori adatti a creare un contesto come spazio di relazione. Gli oggetti, le situazioni, gli strumenti, i materiali, i ruoli, i compiti, le consegne, appaiono come elementi da mettere in gioco per attivare vari tipi di situazioni relazionali; compongono gli elementi del mestiere per chi deve programmare strategie di intervento capaci di aiutare l’altro a intraprendere un percorso di crescita.
Altro aspetto importante delle attività laboratoriali è quello legato alla comunicazione: un messaggio si trasmette in molti modi: con le parole, con i gesti, con l’espressione, con il tono della voce, con l’atteggiamento posturale, con l’ambiente e il momento scelto per lanciarlo; questi vari modi possono essere omogenei e concorrere allo stesso scopo, oppure contrastanti di modo che il messaggio risulterà contraddittorio. Saper osservare, valutare e riconoscere i diversi linguaggi offre la capacità di orientarsi nel confronto in equipe come nella relazione con l’utenza, arricchendo la “cassetta degli attrezzi” dell’educatore.
La panoramica sulle tecniche integrative al lavoro educativo può proseguire a lungo, includendo le nuove proposte che provengono dagli ambienti formativi pubblici e privati. In questo elaborato vengono prese in considerazione più in dettaglio le attività relative all’arteterapia, tralasciando gli aspetti già ampiamente trattati in altri contesti, relativi alla storia della disciplina ed allo specifico del contesto psicoterapeutico, per esplorare quelli che si pongono maggiormente nella prospettiva di facilitatore della relazione educativa, e dell’approccio al nucleo famigliare che offre resistenza all’intervento.

Cenni sui principali fondamenti dell’arteterapia
Le attività di un laboratorio espressivo sono incentrate sull’impiego terapeutico del processo creativo, inteso come momento di sperimentazione ludica ed espressiva delle tecniche artistiche. Un Laboratorio Espressivo è uno spazio in cui viene costruita e offerta un’atmosfera rassicurante; sulla base del contenimento e dell’accoglienza, si crea una dimensione affettiva e facilitante, all’interno della quale il gruppo o il singolo può esprimere la propria specificità, i propri bisogni ed i conflitti interiori attraverso l’uso dell’immagine rappresentata con la tecnica artistica.
Nel laboratorio di Arte terapia si compie un’esperienza primariamente percettiva: il contatto con i materiali è sensoriale, i gesti dell’arte coinvolgono e presentificano il corpo. Ci si trova all’interno di uno spazio di relazione tra il sé e il mondo reale che rimanda alle prime esperienze, uno spazio né completamente fuori né completamente dentro. In questo spazio l’esperienza del conoscere avviene attraverso modalità della percezione e della relazione, come per il bambino, che apprende entrando in contatto diretto con il mondo attraverso un contatto corporeo, quindi percettivo e relazionale. Questa matrice sensoriale oltrepassa difficoltà di rappresentazione e di mentalizzazione: l’esperienza dei sensi attiva la memoria e connette con le emozioni, in cui si radicano e da cui provengono le immagini.
I prodotti dell’attività artistica sono oggetti creati – li chiamiamo appunto prodotti – situati in un’area intermedia nel senso espresso da Winnicott: una terra di confine che partecipa del mondo interno e della realtà esterna, del sé e dell’altro sé.
All’interno di questo contesto il soggetto trova spazio e ascolto per confrontarsi e riconoscersi, per definire la propria persona e individuare le proprie potenzialità. Strumento specifico e peculiare dell’Arte terapia è l’esternalizzazione di un’immagine interna, che, nel momento in cui può essere vista e condivisa all’interno della relazione, ne modifica l’assetto, creando una modificazione spazio-temporale all’interno della comunicazione: l’immagine prodotta rimane nel tempo, e può essere fonte di nuovi stimoli anche a distanza dal momento in cui è stata prodotta; quale oggetto concreto, crea una dimensione in più rispetto a quella verbale, su cui è possibile appoggiare un dialogo di natura simbolica. Lo spazio dell’Arte terapia si costituisce come uno spazio di relazione interpersonale, con e attraverso il prodotto artistico; in tale spazio avvengono fenomeni di trasformazione e di simbolizzazione attinenti al qui-ed-ora della relazione, che trovano forma e visibilità attraverso il processo creativo ed artistico, attivando un processo di attenzione a contenuti dell’inconscio.
Il setting del Laboratorio Espressivo individuale o di gruppo si pone come spazio fisico e dimensione di accoglienza al cui interno, sperimentando liberamente le tecniche del disegno, della manipolazione e della costruzione, si attiva una serie di relazioni, di scambi interpersonali e di vissuti, che trovano espressione nelle immagini rappresentate e condivise. Si crea un dialogo tra immagini e gesti, che fa uso di un linguaggio analogico che prescinde da quello verbale, ed è pertanto immediato e alla portata di tutti. L’uso del linguaggio analogico e metaforico è funzionale all’intervento su problematiche legate alla comunicazione, in quanto facilita l’individuazione, l’espressione e la condivisione delle emozioni, dei conflitti e dei nodi legati al processo di crescita ed evoluzione; consente di operare una modificazione tendente al raggiungimento di un equilibrio dinamico di benessere psicofisico, di crescita e di autonomia.
L’appropriazione dello strumento artistico viene offerta al bambino e all’adulto, individualmente o nel lavoro in gruppo, come strumento di espressione, in alternativa all’insegnamento di abilità conformi a stereotipi di difficile emulazione, e per questo fonti di frustrazione; in un contesto espressivo la sperimentazione artistica non è la richiesta di una prestazione, quindi fonte di ansia, ma diventa un’esperienza in cui il fallimento è assente, e la gratificazione si concretizza nel poter sfogare emozioni, ridurre la tensione e provare piacere, in quanto fare arte attiene all’esperienza del gioco.
Le tecniche espressive offrono un’applicazione utile anche per i momenti di valutazione e analisi delle attività svolte e delle emozioni vissute dagli educatori in relazione al proprio intervento. È questo un lavoro necessario al fine di sdrammatizzare le rappresentazioni che si sono costruite in funzione della teoria, dove solitamente sono ampliate paure e difficoltà; questa stessa attività rafforza inoltre le capacità e le competenze degli educatori. L’equipe abituata alla condivisione di metodologie e di prassi operative, e a un confronto sui contenuti e sulle realizzazioni dei progetti può utilizzare proficuamente una supervisione con l’Arte terapia, avvalendosi della collaborazione di un tecnico specializzato.

____________________________________________________________________________________

Se non sei ancora abbonato a Nulla dies sine linea, fallo ora: è gratuito.

Bookmark and Share

Annunci

Un pensiero su “Raccogliere ghiande

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...