Comparando si impara

Anna Maria Occasione

Costituisce noto paradigma di varie discipline ritenere che la crescita di un individuo sia strettamente correlata alla sua capacità di saper confrontare. In senso lato, uno dei primi metodi di confronto consiste nell’imitazione, la cui valenza è stata di recente portata in evidenza a fini terapici per curare l’autismo (c.d. imitazione guidata).
L’imitazione costruisce modalità di apprendimento sin dai primi mesi di vita e prosegue in età adulta; l’antropologo Renè Girard formò così le sue teorie sul desiderio mimetico e le ultime teorie, sempre a proposito di autismo, portano ad ipotizzarne le cause in una carenza di cellule specchio (lo studio della cinestetica e della c.d intelligenza comportamentale, convogliano a risultati analoghi in termini di apprendimento mediante un fare/disfare).
Sotto diverso profilo, il conflitto generazionale tra genitori e prole, specie adolescente, nascono assai sovente proprio dalla difficoltà di sapersi confrontare e quindi di non essere in grado di consapevolizzare l’altro come essere da cui reciprocamente imparare.
Genitori e figli permangono su due piani diversi e come tra gli alambicchi di un laboratorio di chimica i due elementi rimangono isolati, scissi, reagiscono uno contro l’altro, si sovrappongono di schiuma e bollicine, rimanendo alla fine uguali a se stessi, nella migliore delle ipotesi, o distruggendosi a vicenda, nella deteriore.
Succede perché entrambi, l’uno nei confronti dell’altro, percepiscono nell’altro elementi di estraneità e si sa che lo straniero (il barbaro) suscita diffidenza, antagonismo, difesa della posizione.
Gli esempi di cui sopra, mutandone i termini di paragone, presentano significative assonanze alla relazione tra stato-membro e unione europea, che presenta all’evidenza, ancor oggi, forti stridori e opposizioni, sia a livello individuale che nazionale.
Non c’è dubbio che una delle ragioni sia connaturale alla tipicità della relazione stessa e consista nell’obiettivo e ontologico attrito che si crea tra due entità politiche poste su piani differenziati in cui una struttura incide sull’altra (potere di direttiva) compromettendo la sovranità della sotto-ordinata (soggetta al dovere di attuare la direttiva stessa, ovverosia di emettere disposizioni di dettaglio in ottemperanza ai principi e alle prescrizioni della direttiva stessa).
Non vi è dubbio inoltre, sotto un profilo più strettamente economico, che la frizione sorge dal conflitto di interessi generali e particolari, di cui sono portatori lobbies locali e lobbies di logica più ampia.
Ma ciò che, almeno dall’osservatorio dei media nazionali, merita riflessione è l’acritico rifiuto di un confronto, qualunque esso sia.
Si provi su un qualunque motore di ricerca a digitare le parole “europa nutella”. È un esempio di banalità assoluta, ma l’osservazione del contenuto del linguaggio usato (“la nutella sacrificata da un’Europa senz’anima”; “al bando la nutella”, solo per citare i primi apparsi) è segno inequivocabile dell’educazione all’acriticismo, al rifiuto del confronto di cui si argomentava innanzi.
Nessuno dei primi articoli che appaiono in rete, in coerenza con il principio dis-educativo, riporta la fonte della norma o della direttiva che condurrebbe a bandire il consumo di Nutella. Eppure da poco le tariffe roaming e per navigare su internet sono state fortemente perequate, grazie all’iniziativa della U.E..
La tutela dei diritti fondamentali dei diritti dei soggetti più deboli sono state patrocinate dall’unione europea (rassegna) ed hanno avuto ed hanno ad oggetto la pari opportunità tra cittadini, la libera circolazione di merci e titoli di studio, la tutela giurisdizionale dei minori in caso di sottrazione, la libertà di scegliere il foro comune per divorziare e così via.
Ci sono Paesi dove il minore è rappresentato da un’autorità pubblica, laddove il suo diritto possa essere in conflitto di interessi con uno od entrambi i genitori od il tutore (Germania), cosa che nel nostro Paese non avviene ancora. Sempre in Germania, istituti come il testamento biologico o l’amministrazione di sostegno sono argomenti trattati in modo diverso dal nostro e vale la pena di capire come e perché ciò accada.
Certamente ogni scelta implica un “lasciare” sul campo qualcosa e ciò rappresenta il costo della scelta stessa. Costo morale, perché le scelte hanno anche un costo economico e implicano pertanto che il denaro pubblico sia impiegato per fini appunto pubblici e non distratto ad personam. Ma non è questo il punto: il punto è che da qualche parte occorre pur cominciare per risalire la china della dilaniante crisi che stiamo vivendo e che tutti così bene mostrano saper descrivere.
Occorre sapersi confrontare, guardare con occhio critico e informato la realtà che ci circonda, imparare ad abbattere l’attuale educazione alla non informazione (moderna forma di censura), sottoporre a domande chi ci propina notizie senza fonte, commenti senza norma, opinioni, forum, insistere per acquisire notizie, dati, statistiche, specie su welfare e politiche sociali.
Comparare è crescere ed è la grande opportunità che questi tempi così angusti e conservatori ci offrono, paradossalmente nel nostro Paese, solo che ne assumiamo consapevolezza.
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