Che bella estate

Davide Picatto

Copertina del diciannovesimo numero di Linea, luglio-agosto 2010. Alberto Valente (rielaborazione grafica di Chiara Costardi).

“Che bella estate amore mio, ci sei tu, ci sono io” dice una canzone demenziale di Marco Carena di un paio e più decadi or sono. Demenziale come quella politica italiana, erede di anni e anni di insulti allo Stato, al bene pubblico e al senso civile, tutto in nome di interessi privati, di capitali aziendali, di culto della persona e di individualismo sfrenato. Parlano i politici, si lanciano accuse, sfidano la memoria collettiva avvelenando gli avversari con lo stesso siero da cui si sono difesi gridando al comunista. A leggere i giornali, pure quelli chiesastri, il paese non ce la fa più, è nauseato. Ma dimenticherà il tutto alle prossime elezioni, distratto dalla lotta per il potere e dalla chiamata alle armi di partiti poco convincenti e sopravvalutato dai media dell’opposizione e da capi popolo troppo impegnati a guardare dritti in camera, negli occhi dei telespettatori e nelle loro menti.
“Che ce ne importa dell’altra gente, ci siamo noi, non c’è più niente” continua la canzone, e il niente sarà il futuro figlio dei nostri giorni, del disimpegno totale, della de-responsabilizzazione, della svendita delle risorse primarie, dei beni culturali e dell’ambiente. Ciò che conta è ora, adesso: il poi sarà oggetto di altri, perché aiutarli? È la logica del tutto e subito, è l’antitesi dello stato sociale, è il libero mercato e la morte dello statalismo. Oggi vince il liberismo, nonostante i suoi giorni contati di un’altra canzone, più seria e più recente, e alla faccia dei Baustelle si va avanti. Sa di vittoria di Pirro, e sa di lunga morte agonizzante. Ma non siamo come un cavallo giunto alla fine a cui si deve sparare in testa. Scalciamo ancora, promettiamo lunghe corse e il ritorno del galoppo. Almeno fino a quando il cuore reggerà.
Che bella estate. Qui piove, da altre parti è un inferno di fuoco, in altri lidi si è sepolti dal fango e poco distanti si fugge in gommone dal naufragio. Però la partenza intelligente ha funzionato, Belen e Corona non si sono del tutto lasciati (oppure sì) e in diversi zoo del mondo sono nati orsi, elefanti e tigri. Linea se ne frega, e va in vacanza. Chiude i battenti fino alla metà di settembre e vi lascia il pdf del diciannovesimo numero in cui si parla di Eraclio e di una battaglia che ha inguaiato l’occidente e lanciato l’islam, di American Pie, di zona a traffico limitato, del pancrazio e di un libro di Auslander, A Dio spiacendo. Fra illustrazioni, la settima parte di Urzone e una riflessione sulla disinformazione e sul paragone, termina il racconto Le pergamene, che ci accompagna da tre numeri, chiude la rubrica di “versi filosofici” Pensieri raccolti e se ne inaugura una nuova, Alice nella regione delle meraviglie, curata da Valeria Ferrero. Potrete anche leggere un rap, Io pagherò, l’ultima parte dell’intervista a Maria Genovese in cui l’autrice svela alcuni segreti sul suo primo romanzo e il puntuale estratto di una tesi che dorme.
Se non siete abbonati, fatelo: è gratuito naturalmente, proprio come il parcheggio in centro città con le ferie degli stabilimenti. E se lo siete, fateci conoscere in giro: abbiamo uno stramaledetto bisogno di voi.

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